Lo storicismo


DILTHEY vuole proprio costruire una “CRITICA DELLA RAGIONE STORICA” e fondare la validità delle scienze dello spirito. Le scienze della natura studiano oggetti esterni all’uomo mentre le scienze dello spirito studiano il mondo delle relazioni e dei fenomeni di cui l’uomo ha coscienza immediata àla differenza di oggetto comporta una differenza di gnoseologica poiché se i fenomeni esterni possono esser studiati tramite l’osservazione, i fenomeni interni possono essere approcciati tramite l’esperienza vissuta o “erlebnis”. Ovviamente saranno diverse anche le categorie di cui si servono le scienze dello spirito vale a dire categorie che non appartengono al mondo della natura come quelle di fine-senso-scopo-valore che hanno invece il loro centro nel mondo umano, degli individui e delle loro interazioni àindividui, relazioni, cultura, organizzazioni hanno una natura umana e storicamente data. La domanda fondamentale di Dilthey dunque è: esiste un sapere storico oggettivo? Possono essere delimitate le scienze della natura dalle scienze dello spirito? A suo avviso è proprio il nesso tra ERLEBEN-ESPRESSIONE-INTENDERE che non si ritrova nel mondo naturale ed è proprio ciò che fa si che la vita, nella sua espressione diventi oggettiva (diventa chiesa, stato, istituzioni, religione, mito, filosofia….) e l’intendere che guarda retrospettivamente è il “ritrovamento dell’io nel tu” con cui l’uomo può comprendere i fatti, le opere, le espressioni, la storia degli uomini ed è proprio tramite questo intendere che vengono fondate le scienze dello spirito a differenza di quanto avviene nelle scienze della natura (l’uomo comprende che ciò che si dà nella storia è proiezione ed espressione della propria esperienza vissuta). Ogni sistema, ogni cultura, ogni espressione, ogni comunità ha un “proprio sistema di valori” e noi possiamo comprenderli solo a patto di esplorare appunto le tipicità ed i valori peculiari che caratterizzano ogni singolarità storica (che di per sé resta chiusa nel proprio orizzonte).

Su questa stessa linea si muove WINDELBAND distingue le scienze nomotetiche dalle scienze idiografiche: le prime sono quelle che cercano di determinare le leggi generali che esprimono la regolarità dei fenomeni, le seconde sono invece quelle che pongono la loro attenzione al fenomeno singolo per comprendere la sua specificità e individualità.

Cosi pure GEORG SIMMELsostiene che la possibilità della storia non risiede in condizioni a priori indipendenti dall’esperienza in quanto le categorie della ricerca storica sono esse stesse prodotti di uomini storici e mutano esse stesse con la storia ànon ha senso quindi parlare di “fatti storici oggettivamente importanti” poiché vige il princpio per cui un fatto è importante solo perché interessa a chi lo considera àè la relazione al valore che agisce come criterio di scelta dei fatti storici solo che il valore non inerisce il fatto in sé ma sono i valori stessi dello storico e tutti i valori, se sono assoluti all’interno di una civiltà sono però relativi nel confronto con altre civiltà ed è per questo che ogni sistema di valori è destinato al tramonto (Spengler)

MAX WEBER in modo analogo sostiene che il riferimento al valore è un principio di scelta che serve a stabilire quali siano i problemi e il relativo campo di ricerca all’interno del quale poter dare una spiegazione dei fenomeni: la variazione dei valori condizione il variare dei punti di vista, suscita nuovi problemi ed è il FASCIO DEL MAGGIOR NUMERO DI PUNTI DI VISTA accertati e comprovati che ci consente di farci l’idea più esatta possibile di un problema àdi qui la teoria del TIPO-IDEALE come metodologia della ricerca e della fondazione dei fatti storici. Il tipo ideale è l’assunzione di un punto di vista, l’astrazione di una prospettiva, l’accentuazione unilaterale di una descrizione che poi va a cercare nella realtà i “casi simili” e costruisce un quadro che identifica per connessione e somiglianza la peculiarità di quel fatto, di quella comunità, di quella città, di quel modo di vivere àil tipo-ideale non è una sostanza reale ma uno strumento metodologico-euristico o come dice Weber una uniformità-limite.

 

 

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