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Io e l'Altro, tra Estraneità, Conoscenza e Incontro


 

 

Quando comunichiamo con l'altro, potremmo interrogarci con chi realmente stiamo comunicando.

Effettivamente siamo molto più spesso in contatto con l’idea dell’altro piuttosto che con la sua effettiva realtà.
Spesso quella con cui ci relazioniamo è la nostra personale fantasia dell’altro.

Questa fantasia nella migliore delle ipotesi non è fondata sul nulla, ed è basata su ciò che sappiamo dell’altro, sulla nostra conoscenza acquisita.

In questo modo anche se il nostro sapere sull’altro dovesse essere una accurata rappresentazione della realtà, diciamo una buona mappa, ci staremmo comunque rapportando all’ altra persona nel passato, attraverso il passato.
Ciò che sappiamo dell’altro, la nostra conoscenza pregressa, è il passato dell’altro e per giunta secondo noi.
Questa è la polarità della conoscenza o della familiarità dell’altro. L’altro è ridotto alla mia esperienza a ciò che presumo di lui.
Crediamo di sapere, ci riferiamo alle nostre categorie pre-elaborate, alle esperienze acquisite.

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classe o “gruppo classe”…


classe o “gruppo classe”…

 

Andare a scuola è una costrizione? È responsabilità degli educatori comprenderne le motivazioni e agire strategie efficaci perché a scuola ogni alunno si senta accolto, socializzi con i compagni di classe e percepisca l’apprendere come una scelta e una coinvolgente sfida.

Recentemente, su questa pagina, nel suo dettagliato articolo Leadership e personalità efficaci. Processi di costruzione del gruppo, Nuccio Salis concludeva con questa frase: Un gruppo efficace è continuamente in ricerca-azione, e quindi si muove e si autodetermina per mezzo di una prospettiva di verifica e monitoraggio continua, con il proposito di rilanciare la sua motivazione intrinseca ed accedere e realizzare pratiche efficaci.

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