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L’energia interiore


L’energia interiore

Afbeelding van 愚木混株Cdd20 via Pixabay

C’era una volta…

una gara di ranocchi.  In  italiano,  in  inglese,  con parole  appena  appena  un  po’  diverse  nelle  varie  edizioni, è  ben nota storiella rigorosamente anonima;  è presentata nel testo di Dulce Rodrigues The frogs’  race, come  fiaba  per  i  più  piccoli opportunamente illustrata, più frequentemente come racconto Zen o parabola, certamente è metafora che può nutrire la nostra vita interiore. 

Rileggiamola oggi e riflettiamo su che cosa può indurci a comprendere di noi e dell’attuale realtà.   

L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.

Molta gente si radunò per vedere e fare il tifo per loro.

E cominciò la gara.

In  realtà,  la  gente  non  credeva  possibile  che  i  ranocchi

raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi

di questo tipo:

"Che pena !!! Non ce la faranno mai!"

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a

salire verso la cima mentre la gente continuava :

"... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."

I  ranocchi, a  uno a uno,  si  stavano dando per  vinti,  tutti  tranne

quell’unico ranocchio testardo che continuava ad insistere.

Alla fine, tutti abbandonarono la sfida e 

solo quel ranocchio 

con  uno sforzo grandissimo, 

raggiunse la cima. 

Gli altri vollero sapere come avesse fatto e uno di loro si avvicinò

per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.   

 E si scoprì che... era sordo!!!

Il messaggio è chiaro e inequivocabile, per riuscire nel proprio obiettivo occorre essere sordi.

Tuttavia, ci comunica una percezione di amara sconfitta urtando bruscamente quella parte di noi che ancora, nonostante tutto, crede nella condivisione ed è orientata a dare/ricevere aiuto. Pur volendo mettere da parte il nostro idealismo, nel presente, in che cosa consiste questa sordità? Certamente indica una duplice esclusione: mi escludo dal mondo esterno e tutto-tutti escludo da me, ma in nome di che cosa? Per concentrarmi soltanto su ogni mio obiettivo? Quante volte è vincente una simile strategia?

È difficile accettare che qualsiasi obiettivo meriti di essere perseguito con tale strategia in pieno isolamento e, riflettendo, ci rendiamo meglio conto che se restare centrati su di sé è elemento irrinunciabile, non comporta ottenere soddisfazione di qualsiasi desiderio abbiamo concepito, bensì implica continuo lavorio per avvicinarci ogni giorno di più al modello di vita che vogliamo vivere.

Siamo dunque in grado di scegliere quando e in quale circostanza, per quali ambiti è necessario mantenersi sordo, fino al punto di ignorare chi, pur mosso da affetto o premura nei nostri confronti, si accalora e insiste perché noi desistiamo dallo sforzo che stiamo compiendo?

La metafora non è ricetta/strategia per tutte le occasioni, non è applicabile alla realtà contemporanea che in questi due ultimi anni ha sovvertito convinzioni, valori, equilibri faticosamente raggiunti, ha negato ad ognuno tempi e spazi di libertà, ha permesso continuativamente un uso sconsiderato dell’informazione mediatica per condizionarci, ha ottenuto che fosse in modo persistente eliminato ogni contraddittorio che potesse limitare il potere di megagestori degli eventi.

È di queste contraddizioni (da anni già palesi ai più attenti osservatori) che si alimenta il sistema di vita a cui docilmente ci siamo lasciati piegare, contraddizioni implicite/previste della incensata globalizzazione e per anni volutamente ignorate in nome del profitto di pochi; è in queste contraddizioni che sta a ciascuno di noi scegliere obiettivi rispettosi di sé e della nostra natura umana e comprendere quando e quali ignorare. Ci accompagni la granitica fiducia nella dignità, come  nell’energia della ognora rinnovabile tendenza attualizzante dell’essere umano,  di cui si sostanzia il counseling nei suoi diversi approcci.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi  

   

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Percorsi di valore


Percorsi di valore

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

Los Justos

 

Un hombre que cultiva su

jardín, como quería Voltaire.

l que agradece que en la

tierra haya música.

El que descubre con placer

una etimología.

Dos empleados que en un

café del Sur juegan un

silencioso ajedrez.

El ceramista que premedita

un color y una forma.

El tipógrafo que compone

bien esta página, que tal vez

no le agrada. 

Una mujer y un hombre que

leen los tercetos finales de

cierto canto.

El que acaricia a un animal

dormido.

El que justifica o quiere

justificar un mal que le han

hecho. 

El que agradece que en la

tierra haya Stevenson.

El que prefiere que los otros

tengan razón.

Esas personas, que se

ignoran, están salvando el

mundo.

 

I giusti

 

Un uomo che coltiva il suo

giardino, come voleva Voltaire.

Chi è contento che sulla terra

esista la musica.

Chi scopre con piacere 

una etimologia.

Due impiegati che in un 

caffè del Sud giocano in

silenzio a scacchi.

Il ceramista che intuisce un

colore e una forma.

Il tipografo che compone 

bene questa pagina che forse

non gli piace.

Una donna e un uomo che

leggono le terzine finali di un

certo canto.

Chi accarezza un animale

addormentato.

Chi giustifica o vuole

giustificare un male che gli

hanno fatto.

Chi è contento che sulla 

terra ci sia Stevenson.

Chi preferisce che abbiano

ragione gli altri.

Tali persone, che si 

ignorano, stanno salvando il

mondo.

 

 Jorge Luis Borges, trad. it. D. Porzio, in La cifra, 1981

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi