La gestalt a scuola [parte 5/10]


 

La gestione dei gruppi secondo il metodo della gestalt psicosociale

Il gruppo è un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono a vicenda come interdipendenti per qualche aspetto. Caratteristica essenziale, quindi, perché un insieme di persone possa considerarsi gruppo è che esse abbiano un qualche aspetto in comune e che quell’aspetto comune sia percepito come tale da ogni membro del gruppo.

 

Le persone si  riuniscono in gruppo per soddisfare un esigenza o un interesse comune (lo scopo del gruppo) stabilendo una rete di relazioni (accettazione/rifiuto) ed impegnandosi in una determinata attività. Nel far ciò emergono ruoli, valori e norme di comportamento che costituiscono la vita del gruppo.

 

Quel che porta un certo numero di persone a formare un gruppo è la loro convinzione e la speranza che il gruppo possa offrire loro i mezzi per soddisfare i loro particolari bisogni (questa convinzione/speranza è lo scopo del gruppo)

 

Il Gruppo può essere definito come un'esperienza naturale e volontaria, che coinvolge le persone in una interazione e reciproca finalizzata al raggiungimento di un obiettivo comune per un certo periodo di tempo

 

I criteri distintivi di un gruppo più utilizzati in psicologia sociale sono:

 

  1. L’AMPIEZZA: è un fatto appurato che due soggetti non costituiscono un gruppo, perché nel gruppo la scomparsa di un individuo non determina la scomparsa del gruppo stesso, cosa che invece accade in una diade. In psicologia sociale quindi i gruppi sono costituiti da un minimo di tre ad un massimo di quaranta persone, che abbiano relazioni, rapporti stabili e prolungati nel tempo. Tale criterio comunque non è sufficiente per definire un gruppo come tale.
  2. L’INTERAZIONE PROLUNGATA: i membri di un gruppo reagiscono gli uni agli altri in modo tale che i comportamenti reciproci tendono ad essere influenzati in maniera interdipendente. L’influenza reciproca fra i vari membri del gruppo è tanto più potente quanto il gruppo è ristretto e diminuisce con l’aumentare dell’ampiezza del gruppo stesso: sono proprio l’interazione e l’interdipendenza che distinguono il gruppo da atre forme di aggregazione sociale come le folle e le organizzazioni in cui non si può rilevare alcuna forma di interazione diretta.
  3. L’AUTOCATEGORIZZAZIONE: il gruppo esiste quando due o più individui definiscono se stessi come membri e, Turner aggiunge, quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona che non si definisce membro di quel gruppo.Tale concetto implica una concezione fortemente soggettivistica che trascura il dato oggettivo dei gruppi, ossia il fatto che essi esistono anche quando la loro esistenza è nota ad altre persone.
  4. SCOPI CONDIVISI: i membri devono coordinare sugli obiettivi che il gruppo nella sua totalità si è prefisso; gli scopi sono ovviamente determinati dai bisogni dei singoli elementi e da come il gruppo stesso riesce o meno a soddisfarli.
  5. NORME: una volta creatosi il gruppo incominceranno, quasi automaticamente a formarsi delle norme interne, alle quali i membri si adattano agendo in base al rispetto di esse. La trasgressione o la violazione di queste espone i membri alla disapprovazione o alle sanzioni da parte degli altri elementi del gruppo.
  6. RUOLO/STATUS: una volta formate le norme, queste si strutturano intorno alle specifiche posizioni ricoperte da ciascun membro; ciò permette ai membri di organizzare il proprio ruolo all’interno del sistema di relazioni che si stabiliscono fra i vari individui che lo compongono.
  7. RELAZIONI AFFETTIVE: è molto improbabile che i membri di un gruppo stabile reagiscano in maniera indifferente sul piano emotivo gli uni rispetto agli altri.

 

ALCUNE IDEE SULLA FUNZIONE DEI GRUPPI

 

Benson:

  • I rapporti di gruppo sono vitali per la nascita, il nutrimento e la maturazione del senso individuale della personalità
  • Il gruppo è il contesto in cui si realizzano la socializzazione la formazione e lo sviluppo della personalità
  • L’interazione è un processo che libera le caratteristiche e le qualità centrali di una persona

 

D . H . Hargraves:

  • La personalità si sviluppa dall’esperienza sociale dell’interazione con gli altri

 

B. Davies:

  • L’individuo è effettivamente costruito in rapporto agli altri; l’interazione tra le persone è quel che definisce e crea l’esperienza individuale di sé

 

Come qualsiasi sistema, il gruppo è costituito da parti ma è di più della loro somma, le parti possono essere comprese solo all'interno del tutto ed il tutto può essere compreso solo a partire dalle parti, ogni parte riflette il tutto ed ogni comportamento dell'individuo è espressione del comportamento del gruppo che retroagisce sulla formazione dell'identità dei membri del gruppo, c'è un principio organizzativo che trova adattamento nelle differenze individuali dei partecipanti.

 

Anche in questo caso siamo di fronte ad un sistema i cui prodotti sono contemporaneamente cause: gli individui formano il gruppo che forma gli individui.

 

Questa caratteristica di base va assunta come imprevedibile ricorsività del comportamento di gruppo che non può essere previsto e determinato partendo dall'analisi delle parti: l'esperienza del gruppo è l'esperienza stessa della complessità ed il formatore si trova nello stesso paradosso del progettista della complessità.

 

La direzione in cui il gruppo evolverà non si può prevedere a priori ed allo stesso tempo il gruppo viene usato come contesto per l'apprendimento di nuove abilità e competenze e per lo svelamento di vecchi meccanismi e pregiudizi.

 

Di fatto, come sostiene Gadamer, non sono i nostri giudizi a costituire il nostro essere, quanto piuttosto i nostri pregiudizi. Essi non sono necesasriamente erronei, non sono tali da deformare inevitabilmente la verità. <<In realtà la storicità della nostra esistenza fa si che i pregiudizi costituiscano la direzione iniziale di tutta la nostra capacità di esperienza. I pregiudizi sono predisposizioni della nostra apertura verso il mondo. Sono semplicemente le le condizioni per mezzo delle quali sperimentiamo qualcosa, per mezzo delle quali ciò che incontriamo viene a dirci qualcosa. Questa formulazione non significa naturalmente che noi siamo racchiusi entro un muro di pregiudizi e che facciamo passare attraverso le strette entrate soltanto quelle cose in grado di mostrare un lasciapassare checi dica: “qui non verrà detto nulla di nuovo”. Al contrario diamo il benvenuto proprio a quell'ospite che promette qualcosa di nuovo alla nostra curiosità>>!!

 

La metodologia della Gestalt psicosociale, attraverso questo “benvenuto” intende guidare l'individuo verso la ristrutturazione dei propri campi semantici e verso una organizzazione più funzionale al benessere psicologico, emotivo ed esistenziale.

 

Le ZONE DI INFLUENZA DEI GRUPPI, infatti, ossia le variabili dimensionali che l'appartenenza ad un gruppo riesce ad influenzare sono: Apprendimento, Modi di pensare, Valori, Abitudini, Azioni e risultati, Benessere mentale ed emotivo

 

L'importanza del gruppo a livello formativo viene declinato dalla Gestalt psicosociale in alcune varianti metodologico-operative, come:

 

  • attenzione alle diverse fasi di formazione del gruppo (avvio, conduzione, conflitto, scioglimento)
  • attenzione ai comportamenti ed ai ruoli che si stabiliscono nel gruppo
  • attenzione al comportamento del Leader nelle diverse fasi del gruppo
  • coinvolgimento dei partecipanti negli esperimenti formativi di uno dei membri del gruppo (in realtà è il gruppo che lavora e diventa un nuovo sfondo integratore per le esperienze del singolo)
  • creazione di un clima rassicurante in cui l'individuo non teme la novità dell'esperienza e decide di mettersi in gioco
  • feedback
  • risonanza emotiva ed amplificazione

 

In questo modo il gruppo diventa uno spazio reale e metaforico per la produzione cooperativa di conoscenza e di esperienza ed il metodo formativo della complessità va a scommettere e puntare sulla dimensione gruppale dell'apprendimento e della genesi dei valori, delle abitudini, della cultura del gruppo e della vita intraindividuale.


 

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