Liquidità, complessità, progettualità: contributi pedagogici (Chapter 2)


I teorici della complessità dicono che non esiste una teoria della complessità dal momento che l’esperienza è complessa e concreta mentre la teoria è semplice ed astratta. Complessità è il modo stesso in cui noi stessi siamo, cambiamo, ci organizziamo, ci solidifichiamo in forme transitorie, evolviamo, ci “formiamo”, ci progettiamo come esseri costantemente aperti all’altro, come esseri dipendenti dal nutrimento che solo la relazione con l’altro può darci.

 

La complessità è il nostro stesso modo di essere in relazione con noi stessi, con gli altri, con il mondo, con l’ambiente, con i vari contesti di vita, con la cultura e con la natura, con la mente e con il corpo all’interno di un processo olistico in cui le parti non possono essere disgiunte, in cui ogni parte ha una relazione con le altre, in cui ogni parte ha una influenza sul tutto, in cui il tutto è maggiore della somma delle parti e dunque l’esito dell’organizzazione (gestaltung) è per definizione imprevedibile e sempre aperto a nuovi nutrimenti, a nuove possibilità, a nuove figure emergenti dallo sfondo.

Se da una parte, come esseri viventi, tendiamo alla auto-conservazione, alla “chiusura” in forme definite ed alla re-iterazione, dall’altra parte possiamo crescere e svilupparci solo attraverso l’apertura al Nuovo, attraverso la rottura degli schemi consolidati, attraverso la relazione con il diverso da Noi! Come sistemi adattivi complessi siamo sempre in bilico tra l’ordine ed il disordine e costantemente impegnati ai margini del caos in un processo di auto-realizzazione che non può prescindere dalla dimensione della relazionalità. E’ proprio questa dimensione che costituisce la nostra apertura originaria al mondo es-ponendoci al dinamismo necessario del cambiamento, dell’aggiornamento, della revisione e dell’adattamento: pena l’irrigidimento, il deterioramento, la sclerosi, la noia, la morte.

E’ proprio per questo che abbiamo bisogno di “strategie trasversali di apprendimento, crescita e sviluppo” che ci consentano di dia-logare costruttivamente con i vari contesti di vita andando oltre gli oggetti e le situazioni che generano specifiche abilità (cognitive, strumentali ecc.) e oltre le circostanze della loro stessa acquisizione. Violare le regole, liberarsi dalle abitudini, prevenire la formazione di abitudini, ricostruire esperienze frammentarie in combinazioni sempre nuove, adattarsi al cambiamento, prevedere la forma che sarà, mettersi in campo con responsabilità e pro attività: sono solo alcuni degli strumenti ormai divenuti strumenti necessari (che devono anche diventare comuni) per l’uomo e per l’educazione e per la formazione dell’uomo nel terzo millennio.

Abituarsi a dis-apprendere, apprendere a ri-abituarsi: l’adattamento creativo nella società liquida suona ormai come un imperativo categorico!

Da questi presupposti nasce la nostra ricerca e la mission di Simbiosofia che è quella di Educare alla relazionalità elaborando proposte e strumenti che consentano alle persone di comprendere, anticipare e gestire efficacemente il cambiamento nella società liquida.

  • come possiamo camminare consapevolmente sulle sabbie mobili?
  • come possiamo trovare il senso della nostra navigazione?
  • come possiamo trovare l’equilibrio del nostro movimento?
  • come possiamo costruire relazioni soddisfacenti?
  • come possiamo impegnarci in progetti professionali?
  • come possiamo aiutare gli altri a farlo per stare meglio con se stessi e con la comunità?

Sono questi gli interrogativi alla base del percorso che abbiamo elaborato e proposto nel libro “Come Acqua che scorre: Adattamento creativo ed esperienze di confine nella società Liquida”.

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