COUNSELING FILOSOFICO. Le pratiche filosofiche nelle professioni di aiuto


 

 

Counseling Filosofico

Le pratiche filosofiche nelle professioni di aiuto: pensare bene per vivere meglio

 

Non sono i fatti in sé a turbare gli esseri umani
ma i loro giudizi sui fatti
Epitteto

Il Counseling Filosofico, (nelle varianti di Consulenza Filosofica, Pratica Filosofica o Ontologia Applicata), è una delle metodiche più all’avanguardia nell’ambito delle professioni di aiuto, sebbene vanti una tradizione millenaria che risale alla saggezza delle antiche scuole di vita e di pensiero. La competenza metodologica della filosofia applicata è volta alla disamina dei processi logici e delle idee nel contesto di un dialogo chiarificatore, che sollecita l’analisi ontologica degli equilibri, la valutazione dei bisogni e delle potenzialità, nella rinuncia a concepirsi vittima di eventi, recuperando risorse sconosciute e capacità creative inespresse.

In tal senso, va sottolineato che, proprio per le peculiarità che caratterizzano questa metodologia, essa si è rivelata efficace nell'affrontare le problematiche esistenziali nelle situazioni-limite del fine vita, della terminalità e delle malattie cronico-degenerative, laddove, i consueti trattamenti psicologici hanno esaurito il loro potere terapeutico. Per questa ragione, sono numerosi oggigiorno i reparti ospedalieri e gli hospice che hanno introdotto la figura del Counselor e del Consulente Filosofico. Il percorso di evoluzione personale, teso alla realizzazione del proprio progetto individuale e alla comprensione del senso stesso della vita, affina, nell'analisi esistenziale, gli strumenti della consapevolezza e trasforma il significato della “crisi” nel suo etimo di “scelta”, tracciando quel disegno del “vivere bene” definito dagli antichi Greci Euzen o “Arte della Vita”.

Per tali ragioni, il MIUR, Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, nel corso della Giornata Mondiale della Filosofia, "World Philosophy Day", indetta dall'UNESCO, ha sancito un importante Protocollo di Intesa in considerazione dell'importanza della pratica filosofica per la formazione della persona e del sistema valoriale collettivo. Vista la rilevanza dell'evento, il Ministero ha trasmesso le celebrazioni in diretta streaming per tutta l'intera giornata. Segno tangibile del cambiamento culturale e dell'impronta che la pratica filosofica è riuscita ad affermare, radicandosi nel contesto della politica di innovativa trasformazione etica e civile mondiale.

La Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Centro di Ricerca sull’Indagine Filosofica celebrano il World Philosophy Day, indetto annualmente dall’UNESCO, con la presentazione del Protocollo d’Intesa MIUR-CRIF "La pratica filosofica come opportunità di apprendimento" per tutti e delle azioni a esso connesse. La Giornata intende porre l’attenzione sul ruolo della filosofia nella scuola e nella società attraverso la proposta di attività di ricerca, sperimentazione e valutazione della pratica filosofica di comunità, realizzate in ambito nazionale e internazionale e volte allo sviluppo del pensiero complesso, nella sua articolazione critica, creativa e valoriale. Nell’ottica dell’Agenda 2030 dell’ONU Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare dell’obiettivo 4 Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”, gli interventi dei vari studiosi metteranno in luce le potenzialità educative e formative della filosofia nella pratica scolastica e in altri luoghi di apprendimento anche attraverso il ricorso a metodologie e strumenti innovativi. Le profonde trasformazioni della società contemporanea sollecitano a livello nazionale e internazionale i sistemi formativi ad affrontare nuove sfide che richiedono anche all’insegnamento/apprendimento della filosofia di coniugare, attraverso una più articolata e significativa dinamica educativa, l’acquisizione di conoscenze e contenuti filosofici con il conseguimento di competenze (life skills) di tipo cognitivo e socio-relazionale, sia nell’ambito scolastico sia in quello più in generale dell’educazione permanente (lifelong learning).

Non si associ, tuttavia, la professione del Counselor o Consulente Filosofico a quella dell’insegnante di filosofia. È cosa molto diversa essere un erudito che illustra la propria disciplina come materia di studio in un contesto didattico, dall’essere un professionista della relazione di aiuto, che, formato per anni ai principi della maieutica e della pragmatica filosofica, esercita la propria pratica, applicando l’antica saggezza per portare alla luce ciò che è rimasto nell’ombra - come illustra Platone nel Mito della Caverna - verso la nascita di una nuova consapevolezza, valorizzando ciò che nell’individuo è più eccellente o, nelle parole di Socrate, ciò che vi è in lui di più nobile e divino. Tanto meno si confonda il Counselor o Consulente Filosofico con il filosofo che, vivendo nel compiacimento del "bel pensare", aggrovigliato nei circuiti delle idee, fa esercizio di stile nella retorica degli "infiorettamenti" ideologici, perdendosi nei meandri delle elaborazioni astratte, prive di "praxis" nella realtà della sua vita, svilendo, depauperando e generando confusione sulla vera figura del filosofo e sulla missione originaria della filosofia.

Relativamente alle differenze con psicologia e psicoterapia, per  il Counseling Filosofico e la Consulenza Filosofica valgono gli stessi principi che le altre metodologie di  Counseling adottano nella loro pratica quotidiana, laddove non vi sono implicazioni di carattere medico, nessun criterio diagnostico, né interpretazioni secondo modelli che classificano e condizionano il comportamento degli individui in funzione di un rigido schema di riferimento in cui far convergere l’analisi e il trattamento, per ottenere obiettivi che dirigono verso una visione del mondo che appartiene al terapeuta piuttosto che al cliente. A questo proposito, non possiamo fare a meno di sottolineare che, al di là dei modelli applicati e delle loro opinabili validità, è la persona con le sue qualità interiori di integrità e coerenza, empatia e affidabilità, a fare la differenza e a portare il reale contributo nell'evoluzione del percorso di crescita personale all'interno della relazione di aiuto. La tecnica di per sé non serve a molto, anzi può rivelarsi assai pericolosa se maldestramente applicata. Il modello è e resta solo uno strumento: bisogna "saper essere" prima di "saper fare".

Per quanto riguarda il Counseling Filosofico e la Consulenza Filosofica vi sono ampie prospettive nel futuro della salute mentale. Non molti sanno, infatti, che in Finlandia attraverso la metodica del “Dialogo Aperto” équipe multidisciplinari hanno ridotto l’insorgenza della schizofrenia, che prevedono di debellare definitivamente nei prossimi pochi anni (da 33 nuovi pazienti l’anno su 100.000 abitanti nel 1985 a soli 2 nuovi pazienti l’anno su 100.000 abitanti nei primi anni del 2000). Dopo aver rallentato non solo l’insorgenza delle recidive e degli esordi psicotici, il ricorso a psicofarmaci e i ricoveri ospedalieri, si è ottenuto un notevole successo anche nei casi di totale guarigione, pari all’84%.

L’Open Dialogue, com’è facile evincere, si nutre dei principi della maieutica oltre che della dottrina del filosofo Buber, convinto assertore del dialogo nella relazione Io-Tu (In principio è la relazione). Seikkula, autore del metodo, afferma: Aprire le porte ai dialoghi aperti per me ha significato prestare maggiore attenzione e interesse alla qualità intersoggettiva della vita umana nel suo complesso. Come essere viventi siamo esseri relazionali, nasciamo nelle relazioni e abbiamo la necessità primaria di essere ascoltati e di essere presi sul serio. Quando, dopo una crisi, i pazienti ritornano a relazioni dialogiche il nostro lavoro è terminato. La Danimarca ha già adottato il Dialogo Aperto come approccio ufficiale alla malattia mentale e sperimentazioni sono partite in Germania, Regno Unito, Usa. In Italia sono ora più di dieci i Dipartimenti di Salute Mentale, da Torino a Caltagirone, che hanno avviato il progetto Open Dialogue dopo che il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute ha celermente redatto il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 “Il dialogo aperto un approccio innovativo nel trattamento delle crisi psichiatriche d'esordio: definizione e valutazione degli strumenti operativi ed organizzativi per la trasferibilità del ‘dialogo aperto’ nei DSM italiani”:

Ai dipartimenti di prevenzione si chiede di promuovere, attività di intervento precoce sui sintomi di esordio, identificando e trattando tempestivamente sia i soggetti a rischio, che le prime crisi. […] Nell’ambito degli interventi sugli esordi sintomatologici (di bambini, adolescenti e adulti), un approccio valutativo e terapeutico che coinvolga tutto il nucleo familiare e la rete di relazione, preferenzialmente a domicilio, aperto al dialogo, alla lettura di sistema e orientato ai bisogni, lasciando in secondo piano il trattamento farmacologico, è rappresentato dal modello finlandese del “Dialogo aperto” di Seikkula. Questo approccio è attualmente in corso di adozione in molti Paesi occidentali e il progetto intende testarne la trasferibilità nei Dipartimenti di Salute mentale selezionati per il trattamento dei sintomi di esordio in pazienti con crisi psichiatrica. Si rende dunque necessaria la condivisione di approcci innovativi nel trattamento e a tale riguardo si sottolinea che le più recenti evidenze scientifiche indicano come particolarmente efficaci quegli interventi che pongono il focus sul contesto familiare e dimostrano che l’approccio familiare è quello maggiormente utile per evitare il rischio di orientare precocemente alla carriera psichiatrica e al trattamento farmacologico, ad una lettura esclusivamente “sintomatologica” dei fenomeni iniziali di sofferenza del singolo e del gruppo.

In controtendenza, così, con l’indiscriminata avanzata della psicofarmacologia e di una “sintomatologia della sofferenza” che spinge l’ordine degli psicologi alla richiesta di istituire la figura dello “psicologo di base”, il Ministero della Salute pone il suo veto autorevole, accordando la ricerca scientifica alle Scienze Umane, secondo una visione che, prima che clinico-patologica (medicalizzazione e patologizzazione dell'Umano), è, e resta, prettamente antropologica e filosofica, dunque, esistenziale.

Filosofia e questioni di Senso, dunque, sposi per l’eternità. Comunicazione dialogica, relazione Io-Tu, ermeneutica dell’intersoggettività, alterità di significazione, sospensione del giudizio (epoché), assenza di pregiudizio e libertà decisionale consentono di comprendere e trasformare la realtà, seguendo l’insegnamento filosofico, dal “Conosci te stesso” socratico alla “Cura di Sé” degli stoici, ai principi di Epitteto, all’opera fondamentale di Epicuro, a Platone, ai principi della logica aristotelica, nella premessa fondamentale che “pensare bene aiuti a vivere meglio” e che “se le idee si ammalano”, come sostiene il filosofo Galimberti, “la filosofia è la medicina dell’anima” (Seneca).

Dott.ssa Divina Lappano

Antropologo Clinico Esistenziale
Counselor e Consulente Filosofico
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