Anche noi possiamo essere Gandhi nel cercare la verità...


Rimango sempre affascinato dagli scritti che ci hanno lasciato i personaggi della storia perché tra le righe si può cogliere un non so che di ricerca dell'universale, di qualcosa che in fondo ci accomuna tutti e a cui tutti tendiamo. Uno di quelli che più mi colpisce è Gandhi, che ho già citato più volte nel blog.

Gandhi si chiede: che c'è la verità? Gandhi non si è di certo risparmiato su questo, dichiarando che già fin da piccolo ha avuto la tendenza a questa ricerca di essenza che lui chiamava Verità e Amore. La foto che segue è tratta da "La mia vita per la libertà", un insieme di pensieri del suo diario dal 1921 al 1947. Vi invito a leggere bene questo passo perché alla domanda "Che cos'è per te la Verità?" Gandhi risponde... 

Quindi la risposta che da' Gandhi è: "anche se è difficile dirlo, la verità è quello che suggerisce la voce interiore".

Potete giudicare questa risposta come banale, oppure potete partire da questa per riflettere: a voi la scelta.

Ecco le mie riflessioni...
Personalmente, sono rimasto folgorato dalla lettura di queste semplici parole, che mi ricordano che le cose semplici in fondo sono sempre le più difficili da mettere in pratica. 

Ci vuole consapevolezza su quegli elementi della nostra vita che non ci permettono questo tipo di coerenza e ascolto verso noi stessi e il mondo.


Per dirla in termini di Counselling, è un "fattore percettivo": l'esperienza che faccio del mondo mi dice sempre qualcosa di me.
  Ciò che faceva Gandhi a mio avviso, era mantenere questa consapevolezza con un contatto profondo, con la sensazione della vita che vive, continuamente.
Ancora, Gandhi diceva:
  "per me la Verità è il principio sovrano, che include numerosi altri principi. Non intendo soltanto la verità di parola, ma anche di pensiero e non soltanto quella relativa alla nostra concezione, ma anche la verità assoluta, l'Eterno principio, che è Dio. Le definizioni di Dio sono innumerevoli perché innumerevoli sono le sue manifestazioni. Esse mi sopraffanno, lasciandomi stupito e sgomento e per un attimo mi stordiscono."   E'incredibile, leggo queste parole e mi sembra di sentirlo parlare mentre si emoziona e rimane meravigliato dal contatto con il tutto e con l'uno.   Il rischio dell' impraticabilità (come dire, Gandhi è Gandhi...)
Attenzione però, c'è un rischio: quello che si pensi a questo grande personaggio come un mito irraggiungibile.

Invece lui stesso continuava a ripetere al mondo: "io non sono un santo, sono solo un umile cercatore di Verità".   La domanda che mi faccio continuamente è: 


Come facciamo a portare nella nostra vita qualcosa di applicabile di questa grande ricerca?

Per me la direzione può essere rappresentata da piccoli passi, piccole "azionio non azioni quotidiane". 

Il motore per compiere queste azioni è porci al di sopra dei nostri problemi: se pensiamo per esempio ai nostri piccoli o grandi problemi della vita, una verità su cui poter mettere l'attenzione è che non possiamo risolvere conflitti, problemi, disagi, traumi stando allo stesso livello del problema stesso.

Anche noi possiamo essere Gandhi, nel nostro quotidiano Assunto questo come principio, la strada per evolvere si amplia in:

  • Ricerca di nuovi spazi di azione
  • Ricerca di una mappa per osservare nell'insieme la situazione problematica, come se ne fossi al di sopra, "super partes"
  • Esperienze percettive che permettano di esplorare punti di vista e nostre posizioni diverse.

Ecco allora come la nostra direzione diventa di tipo radiale, espansivo,  Mi spiego meglio: all'inizio partiamo da una direzione chiusa, perché eravamo immersi dentro le nostre gioie e i nostri dolori. Allenandoci però a porci al di sopra di essi acquisiamo maggiore consapevolezza e una capacità di lettura da un punto di vista più alto, ciò che ci permette di ricavare modalità di azione sempre nuove e diverse e a livelli sempre più elevati.


  Riassumo usando un esempio che più o meno ci tocca tutti: la vita nel sistema familiare

Un conto è vivere e ripetere sempre gli stessi conflitti con i membri della nostra famiglia (sarebbe meglio dire "lasciarci agire dalla situazione restando impotenti"), un conto è poter vedere i membri della famiglia con "occhi esterni", capendo il ruolo che occupano e dando a questo "sistema famiglia" una ragione e una collocazione in sistemi più grandi. 
 E' questa seconda modalità di osservazione che ci permette di le situazioni per ciò che possiamo. Allenarci ad essere "osservatori esterni ricercatori di verità" ci lascia un profondo senso di gratitudine per ciò che siamo e ci dà modo di rasserenarci rispetto al flusso delle cose.  

Ora vi lascio alla lettura di questo bel  passo di Gandhi: ne potete trovare altri  su Google Libri. Buona lettura e buona evoluzione!

Il Vostro Counselling Tutor Daniele

 

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