Caducità

Inviato da Luciano Berti

caducitaIl concetto di malattia è cambiato nel corso della storia. L’acuzie ha ceduto il passo alla cronicità e questo ha generato nuovi modelli assistenziali e di cura. Il prolungamento della sopravvivenza per numerose patologie croniche ha incrementato il numero di pazienti o di familiari degli stessi che richiedono un sostegno psicologico per poter affrontare i cambiamenti imposti dalla malattia. Cambiamenti nello stile di vita, nell’accettare delle limitazioni della funzionalità corporea, nell’affrontare problemi relazionali e spesso anche economici. Non sempre la risposta individuale alla cronicità è autodeterminata: spesso è indotta dall’organizzazione del sistema socio-sanitario, dalla disponibilità di strutture assistenziali di supporto e non ultimo dal sistema di welfare vigente. Spesso il malato si trova ad affrontare tutte queste problematiche in solitudine, privo di un supporto morale. Alcuni si rivolgono allo psicologo, altri ad un counselor, altri ancora, se credenti, al sacerdote. La relazione d’aiuto non deve però  connotarsi come un atto di pietà che incentiva l’autocommiserazione ma come un mezzo per indurre il paziente a ricostruire se stesso, a ricollocarsi in una realtà nuova e diversa, ad essere il caregiver di se stessi.

C’è chi ha pensato, a torto, che essendo tutto scritto nel DNA, agendo sulla genetica avremmo sconfitto le varie patologie. In realtà tale operazione di caccia ai geni “anomali” è stata fallimentare. Modificare la genetica, prescindendo da questioni etiche, può essere pure pericoloso. Non ne sappiamo abbastanza. L’epigenetica ci aiuta  a comprendere quanto l’ambiente possa modificare, non i geni, ma la loro espressione. Gioco forza possedere una visione sistemica della malattia. Non esistono solo farmaci, ma anche l’atteggiamento del paziente, di chi lo assiste, dell’organizzazione di “sostegno”. Il counselor può far molto sempre che non sia un dispensatore di illusioni. Speranza e fiducia devono albergare nei pensieri delle Persone malate. Non la speranza di guarigione non sempre possibile ma di poter continuare ad essere con ed essere per. I miracoli esistono ma sono di competenza Altrui e forse stanno a dimostrare l’imperfezione della scienza. In fondo, a pensarci bene, l’ultimo obiettivo del malato è quello di accettare la caducità dell’essere umano. Ma questa non è un’imperfezione: è un destino al quale si deve una risposta. 

Potrebbero interessarti ...