Umanesimo e crescita personale


In che senso ci diciamo Humanisti? Già nel 300 si parla di studia humanitatis e di studia humaniora.

Humanitas per gli autori Latini significava all'incirca ciò che gli elleni avevano espresso con il termine Paideia ossia educazione e formazione dell'uomo.  Ora in questa opera di formazione spirituale si riteneva che svolgessero un ruolo essenziale le lettere, la poesia, La retorica, la storia e la filosofia. Infatti sono queste le discipline che studiano l'uomo in ciò che ha di peculiare a prescindere da ogni utilità pragmatica e per questo risultano particolarmente idonee non solo a farci conoscere quale sia la natura specifica alle origini, ritorno ai Principi essenziali, ritorno all'autenticità e per questo stimolo efficace per ritrovare, ricreare e rigenerare se stessi. Come dice Pico della Mirandola l’uomo è un “grande miracolo” perché a differenza di tutte le altre creature (che sono ontologicamente determinate ad essere ciò che sono e non altro) l'uomo è l’unica, fra le creature, a cui non è stata assegnata una natura predeterminata, nell'essere artefice di sè medesima, auto-costruttore.

 

Vogliamo dire che questa modalità di intendere l’umanesimo fa da sfondo all’attività di Simbiosofia ed in particolare è alla base del movimento umanistico da noi inteso come un movimento verso la peculiarità dell’umano che fonda qualsiasi tipo di processo intenzionato alla crescita personale.

Ma cosa intendiamo esattamente quando diciamo “crescita personale”?

  • Un termine?
  • Un’idea?
  • Un’esperienza?
  • Un processo?

Sembra ormai, che quando parliamo di “crescita personale” stiamo parlando con la stessa nonchalance con cui parliamo di un burger di McDonald: un’espressione e una realtà ben presente alla nostra coscienza e ben integrata nei nostri schemi di riferimento, nei nostri modi di vivere e di essere, nel nostro quotidiano. Ma in realtà…sappiamo bene di cosa stiamo parlando? Oppure, grazie alla “forza gentile” dell’abitudine, stiamo dando per scontato un significato che in fondo ci sfugge?

Cosa significa “crescita personale”? Ci stiamo riferendo ad un meccanismo di crescita analogo a quello dei vegetali? Pensiamo ad una crescita come quella che osserviamo negli animali? Abbiamo in mente l’aumento quantitativo dei nostri corpi e/o il cambiamento qualitativo delle nostre anime? Diamo per implicito l’accostamento tra crescita personale, apprendimento, formazione? Pensiamo a processi di evoluzione psicologica e/o a processi di maturazione delle funzioni organiche, neurali, cerebrali?

Cosa vuol dire che una persona vive un processo di “crescita personale”? Esiste una teoria della crescita personale cosi come esiste una psicologia dello sviluppo o una teoria, per quanto complessa e sfuggente, della formazione degli adulti? E’ possibile pensare ed elaborare una teoria della crescita personale che sostenga l’esperienza e dia ragione del processo ?

Sono appunto questi gli interrogativi che vogliamo porre alla base della possibilità e dell’intenzione di proporre una teoria della crescita personale o almeno un orizzonte semantico definito che possa aiutare a chiarirci le idee e di conseguenza ad orientare meglio le pratiche e l’efficacia dei metodi.

 

 

 

 

 


 

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