Orientarsi nella complessità


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L’orientamento formativo, oggi, deve essere inteso:

  • come un processo aperto e continuativo che, coinvolgendo l’intero arco dell’esistenza, mira all’autonomia del soggetto e si costituisce come una relazione che aiuta la persona a mettere a fuoco i valori, a far emergere gli scopi che orientano e danno senso alla sua vita, a far scoprire nuove possibilità di senso, nuovi elementi positivi del mondo esterno
  • Una relazione capace di chiarire, approfondire, rafforzare il valore della vita della persona attraverso il tentativo di affinare la coscienza dell’individuo e di stimolare la riscoperta di un’interiorità ricca di risorse sommerse, affinché egli possa elaborare un soddisfacente e appagante progetto di vita.

Questa prospettiva è in linea con gli studi delle neuroscienze cognitive: con tale espressione si indica in genere un quadro teorico complesso multidisciplinare e interdisciplinare (psicologia, biologia, genetica, neuropsicologia, neurofisiologica, etologia …) che emerge negli anni 90.
Esso tende a spiegare come lo sviluppo celebrale condiziona lo sviluppo mentale e come l’articolazione neurale consenta l’emergere di funzioni complesse come la comprensione ed elaborazione delle informazioni, la relazionalità, la gestione delle emozioni.
L’approccio di base dello studio è interazionista nel senso che da una parte l’accrescimento neuronale e anatomico  causa cambiamenti funzionali che, dall’altra parte, sono motivo di ulteriore evoluzione e ristrutturazione cognitiva e relazionale. Il cervello matura, dunque, sia in seguito allo sviluppo fisiologico sia in seguito alle sollecitazioni dell’ambiente (flessibilità e plasticità)

Vale a dire, inoltre, che esso è sensibile a se stesso, al corpo di cui fa parte, all’ambiente circostante ed in tal modo è aperto alla possibilità di una ristrutturazione creativa che avviene per interruzione o per creazione di connessioni che ne modificano il funzionamento.

Cosi Edgar Morin sostiene che <<il concetto di uomo ha una doppia entrata: una biofisoca ed una psico-socio-culturale>> in modo tale che:
<<l'uomo si realizza come essere pienamente umano solo attraverso la cultura e nella cultura. Non c'è cultura senza cervello (apparato biologico dotato di competenza per agire, percepire, sapere, apprendere) ma non c'è mente (mind, esprit), ossia capacità di coscienza e pensiero senza cultura. La mente umana è un'emergenza che nasce e si afferma nella relazione cervello-cultura. Una volta emersa, la mente, interveine nel funzionamento celebrale e retroagisce su di esso. La mente è un'emergenza del cerello suscitata dalla cultura la quale non esisterebbe senza cervello>>.

Quindi all'interno del paradigma della globalità relazionale elaborato dalla nostra scuola l’orientamento formativo diventa un processo di tipo relazionale all'interno del quale diventa possibile cambiare, acquisire nuove conoscenze e nuove competenze, ristrutturare l'immagine di sé e degli altri, integrare esperienze, comprendere vissuti, costruire nuove abitudini relazionali-cognitive e nuovi mondi possibili
 

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