L'ETICA E IL VALORE DELLA FIDUCIA NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI


fiducia

Paul Ricoeur definisce con il termine di etica ciò che è “considerato buono” e con morale ciò che si impone come obbligatorio. Con il termine etica si intende quindi “l’aspirazione a una vita compiuta” e con quello di morale la definizione di questa aspirazione in “norme” caratterizzate da una dimensione di universalità e da un effetto di costrizione. Il termine deontologia o scienza della moralità secondo Jeremy Bentham,autore della Introduzione ai principi della morale e della legislazione, rinvia al concetto di “comportamento idoneo al fine”.

 

Secondo le Teorie umanistiche (Fromm, Rogers, Frankl) “l’aspirazione a una vita compiuta” si realizza attraverso l’incontro con l’altro. I sistemi di valore, nella società contemporanea, si caratterizzano per una forte frammentazione a seguito della crisi dell’ethos occidentale, ossia dei principi assunti come guida per l’azione (Gius, 1995). Ne deriva un aumento di individualismo e autoreferenzialità che sfavoriscono il processo di fiducia. La fiducia è un valore “etico” in quanto strettamente collegato all’essere-con e all’incontro con l’altro, così con l’emersione di nuove paure sociali, l’acuirsi delle tensioni e delle ansie, il disorientamento e la tendenza alla chiusura, sembra venir meno il senso autentico della fiducia.

I padri fondatori della sociologia, interessati a individuare l’elemento morale che permea l’ordine sociale, fanno un implicito riferimento alla fiducia. Le teorie contrattualistiche considerano la fiducia “prerequisito essenziale dell’ordine politico e della fondazione del contrattosociale”. George Simmel tratta la fiducia come categoria specifica d’analisi. Si tratta sempre di una presenza intrecciata con concetti di legittimità, consenso, cooperazione, solidarietà. Il concetto di fiducia intrinseca tutte queste dimensioni, ma non si confonde con esse (Mutti,1994).

L’infant-research ha dimostrato come le capacità relazionali e sociali del bambino si sviluppano appena egli nasce (Stern, 2004). Il bambino porta con sé il seme della curiosità verso ciò che è diverso da lui e che vuole conoscere. Le isole intersoggettive tra bambino e caregiver costituiscono il luogo primario dove si forma il Sé-in-contatto, il Modo di essere-con. Fritz Perls sostiene che i bambini nel settimo-nono mese di vita, imparano ad andare verso il mondo ancora sconosciuto in modo attivo, con l’intenzione di voler acquisire conoscenza sul cibo e sugli oggetti.

La capacità di masticare diventa per loro occasione di aggredire positivamente l’ambiente che li circonda. Questo è un passaggio significativo che rappresenta la spinta dei piccoli a voler “mordere” la realtà e proprio in questa fase si gettano le basi per lo sviluppo dell’assertività (Marini, 2010). Così il grado di autonomia potrà evolvere solo se la coppia genitoriale darà fiducia al bambino, fungendo da base sicura per il suo ad-gredere l’ambiente. La qualità della relazione tra la coppia genitoriale e il bambino, potrà determinare il senso di fiducia o di sfiducia che si estenderà alla sua capacità di contatto verso l’ambiente circostante (Erikson, 1952).

I figli di madri responsive sviluppano la fiducia di poter investire sul mondo, riducendo le inquietudini che conducono ad atteggiamenti di chiusura, rifiuto e scetticismo. La fiducia sistemica o impersonale si definisce quando il destinatario di tali aspettative è costituito dall’Organizzazione naturale e socialenel suo insieme o nelle sue singole espressioni istituzionali e collettive. Emile Durkheim definiva la fiducia elemento pre-contrattuale dellavita sociale, quella solidarietà di base, quell’accordo cooperativo implicito, morale e cognitivo, che tiene insieme la società.

La fiducia personale o interpersonale si definisce quando il destinatario è costituito da attori individuali. Già negli anni 80’, James Wright e Bernard Barber hanno sintetizzato risultati che evidenziavano la sfiducia di circa la metà della popolazione adulta degli Stati Uniti verso il governo e la leadership politica. La sfiducia degli Americani sembrava rivolta non tanto alle istituzioni politiche ed economiche, quanto piuttosto ai leader politici, imprenditoriali e sindacali.

Con il voto americano dell’8 novembre 2016 anche queste certezze sono ampiamente scadute. Si presentano nuovi scenari e nuove realtà destinate ad alimentare con urgenza l’attuale e futura ricerca sociologica. Il processo comunicativo (elemento soggettivo) è parte del contenuto dell’aspettativa fiduciaria, riguardo le modalità non opache, non ambigue, né distorte o manipolate, della comunicazione in generale e della trasmissione di informazioni che riguardano più in particolare gli attributi del destinatario (elementi oggettivi) della fiducia, nonché la natura e l’estensione degli attributi stessi (Mutti, 1994).

“Comunque, antropologicamente ed esistenzialmente la fiducia è un prerequisito della comunicazione. La sincerità è comunicabile se esiste la fiducia perché allora non ha bisogno di essere detta” (Regni, 2008). “La fiducia interpersonale e sistemica interpretano dunque due atteggiamenti fondamentali nella relazione sociale. La fiducia non è solamente un’azione richiesta per realizzare scopi in un ambiente che non possiamo controllare rigorosamente, ma emerge come qualità della comunicazioneche arricchisce il legame sociale di una particolare libertà, la libertà di poter fare promesse” (Di Nicola, 2006).

La fiducia si colloca, dal punto di vista cognitivo, in una zona intermedia tra completa conoscenza e completa ignoranza (Mutti, 1994). “Chi sa completamente non ha bisogno di fidarsi, chi non sa affatto non può ragionevolmente fidarsi” (Simmel, 1908). La fiducia dal punto di vista percettivo riguarda la sfera dell’emotività e sta a fondamento della fiducia generalizzata (Di Nicola, 2006). “Questa fiducia interna mancanza di riserve di fronte a un uomo, non è mediata né da esperienze né da ipotesi, ma è un comportamento primario dell’anima in rapporto all’altro”(Simmel, 1908).

“La fiducia personale, una volta concessa e resa esplicita, attiva una relazione sociale di cui vanno analizzati i tratti specifici. La fiducia che riceviamo, sottolinea infatti Simmel con la sua consueta lucidità, deve essere “onorata” perché “contiene un pregiudizio quasi coercitivo, e deluderla richiede già una cattiveria positiva” (ibidem, 1908). L’atto fiduciario comporta, dunque, il coinvolgimento non solo di colui che dà fiducia, ma anche di colui che la riceve, il quale deve dimostrare di essere degno della fiducia ottenuta” (Mutti, 1994). “Entrambe le parti entrano in relazione sia nel momento dell’azione chenel momento dell’aspettativa.

Entrambe sviluppano meccanismi autoriflessivi e cioè, da un lato, aspettative di validità delle proprie aspettative fiduciarie (fiducia nella fiducia concessa), dall’altro, aspettative che la fiducia ricevuta non risulti fittizia (fiducia nella fiducia ricevuta). La fiducia, dopo che è stata concessa, cerca perciò una qualche conferma nella realtà e produce anche delle pressioni perché ciò avvenga” (Mutti, 1994). Esiste però una soglia di delusione che, una voltasuperata, trasforma bruscamente la fiducia in sfiducia. Colui che ha offerto fiducia può adottare delle strategie di assorbimento della delusione, minimizzando gli eventi deludenti, imputandoli a forze esterne al destinatario della fiducia o persino negandoli. Ma può accadere che la fiducia non venga onorata senza che ciò sia minimamente percepito da chi l’ha concessa (ibidem, 1994).

“La mutua fiducia che sopravvive sullabase del reciproco fraintendimento o del reciproco inganno non è che una suggestiva esemplificazione di tutti questi complicati meccanismi” (Mutti, 1994). Come canta Octavio Paz, “il mondo nasce quando due si baciano”. Quel momento è il simbolo della possibilità della comunicazione come fiducia ed abbandono, “l’abbandono che è essere umani, la gloria che è essere uomini / e dividere il pane, il sole, la morte, il dimenticato stupore diessere vivi; / amare è combattere, se due si baciano / il mondo cambia”(Regni, 2008). “Se la fiducia è un’apertura amorosa all’altro, un invito, è la risposta dell’altro che propriamente crea il legame e questa riposta rivela lacomponente etica della fiducia […]” (Rossi, Scabini, 2006).

BIBLIOGRAFIA

Barber B. The logic and limits of the trust, New Brunswick, N.J., 1983 Di Nicola P., Dalla società civile al capitale sociale. Reti associative e strategie di prossimità. FrancoAngeli, Milano, 2006 Gallino L., Dizionario di Sociologia, Utet, Torino, 2006 Marini D., (2010). V come vergogna, Assisi: Cittadella Editrice Mutti A., La fiducia. Un concetto fragile, una solida realtà, In “Rassegna italiana di sociologia”, 1987, XXVIII, pp.223-247. Antonio Mutti, Fiducia, in Enciclopedia delle scienze sociali, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1994, voI. 4, pp. 79-87 Perls F. (1995). L’io, la fame, l’aggressività, Milano: Franco Angeli Regni R., Viaggio verso l’altro, Armando Editore, Roma, 2008 Rossi G., Scabini E., Le parole della Famiglia, Vita e Pensiero, Milano, 2006 Simmel G., Soziologie. Untersuchungen ueber die Formen der Vergesellschaftung, Leipzig, 1908 (tr. It.: Sociologia, Milano 1989). Stern D., (2004), The presente moment in psychotherapy and everyday life, New York: Norton Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D. Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971 Wright J.D., The dissent of the governed. Alienation and democracy in America, New York, 1976.

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