La carriera come adattamento creativo (cap.2)


Capacità di adattamento creativo, leadership, proattività, competenze comunicative e relazionali, attitudini al lavoro di gruppo, abilità nella lettura del contesto: sono queste ormai alcune conditio-sine-qua non sarebbe più possibile co-abitare nei mondi del lavoro (un’espressione che letteralmente si è fatta plurale!). Se da un lato, dunque, il saper essere ed il saper divenire sono diventati preponderanti rispetto al sapere ed al saper fare, dall’altro lato è necessario che la persona abbia la possibilità di identificare in prima istanza la propria Mission Personale (l’orizzonte valoriale della propria esistenza) ed in seconda istanza la propria Mission Professionale: in cosa credo? quali sono i valori che guidano la mia esistenza? Quale lavoro può far sì che io realizzi tali valori? Quali azioni compio quotidianamente (nel lavoro e nella vita) per rendere concreti i miei “credo”? Ecco allora che arriva la seconda risposta: la traiettoria trasversale della mia occupabilità si basa sulla motivazione profonda alla mia identità (personale e professionale) laddove anche l’identità diventa un costrutto dinamico le cui molteplici forme nascono per rispondere ai miei bisogni ed ai miei desideri.

 

E’ qui, nello specifico, che si situa l’importanza di un percorso di orientamento, come “la strada che porta a me”, un percorso che chiama la persona a scoprire se stessa innanzitutto, a sviluppare consapevolezza di sé, a recuperare il leit motiv e il filo conduttore delle proprie trame identitarie e professionali, a dissodare il terreno dell’interiorità per far emergere le risorse sommerse e canalizzare in maniera efficace il potenziale della propria creatività, a far germogliare semi dimenticati, eppur presenti, dentro di noi, a darci la possibilità di una rinascita e di una revisione della nostra storia per far sì che ne diventiamo di nuovo gli attori protagonisti

 

IL WORKSHOP “LA STRADA CHE PORTA A ME”

Il workshop che abbiamo proposto rappresenta un progetto, una scommessa: volevamo far sì che i partecipanti sperimentassero in 3-4 ore di tempo, i punti focali di un processo di orientamento con particolare riferimento alle dimensioni dei valori personali, dello spirito guida, della saggezza che illumina la strada, delle risorse e delle abilità necessarie al viaggio, degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Dall’altra parte ci rendiamo conto di come la trama identitaria sia di per sè una trama relazionale: i miei valori, i miei desideri, i miei obiettivi sono condizionati e contestualizzati, sono figure emergenti nei campi di relazione che vivo e che ho vissuto (famiglia, scuola, parrocchia, amicizie ecc.) e dunque l’orientamento come processo non può prescindere dalla relazione che anima il processo stesso: per questo abbiamo creato una “mappa” del percorso che include le relazioni con le persone importanti per noi (nel bene e nel male), con le persone che ci hanno sostenuto, che ci hanno dato fiducia, che ci hanno stimato ed anche, viceversa, con le persone che non hanno creduto in noi, con gli ostacoli che la strada stessa può presentare, con i blocchi che possono inibire la nostra tensione all’autorealizzazione ed il contatto con noi stessi!


 

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