LE COMPETENZE PROFESSIONALI E TRASVERSALI NEL MONDO DEL COMMERCIO-TURISMO-SERVIZI"


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LE COMPETENZE PROFESSIONALI E TRASVERSALI NEL MONDO DEL COMMERCIO-TURISMO-SERVIZI

EXPOSCUOLA 2019 - Padova, 16.XI.2019

SEMINARIO ASCOM PADOVA – C.C.I.A.A PADOVA

RELATORE DR. STEFANO AGATI

PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE SOCIOLOGI DIPARTIMENTO VENETO DIRIGENTE NAZIONALE ANS

 

Nel Veneto il numero totale degli occupati è di duemilionicentotrentanovemila, dei quali il 62,8 per cento sono impegnati nel settore terziario (elaborazione Centro Studi Confcommercio su dati ISTAT 2018).  In particolare i settori merceologici riguardano il turismo, la moda, l’informatica e la telefonia, gli intermediari, i grossisti ed altri settori non alimentari.

“L’analisi delle organizzazioni non può prescindere dal considerare la comunicazione: un’organizzazione non può esistere senza comunicazione (Maeran et al., 2002, 227).

La comunicazione è diventata sempre più un argomento di fondamentale importanza ed attualità per lo studio delle organizzazioni. Tutto questo “nasce senza dubbio dalla pervasività ed essenzialità della comunicazione nella vita dell’uomo, ma anche dal fatto che essa consente di mettere in relazione aspetti precedentemente studiati in modo separato, quali l’informazione, la lingua, i comportamenti di interazione. Questo fenomeno ha interessato notevolmente anche la vita aziendale, dove è andata crescendo la consapevolezza del ruolo strategico della comunicazione” (ibidem, 179). E’ proprio “attraverso la comunicazione che le organizzazioni possono far interagire le proprie componenti costituite da risorse umane e strutture, un insieme di meccanismi operativi che stanno alla base dello sviluppo delle proprie funzioni istituzionali. Il processo che ne deriva è chiamato comunicazione interna, ed è destinato a chi opera dentro la realtà aziendale. L’aggettivo interna non significa che la comunicazione è destinata a rimanere imprigionata entro le mura della struttura. I messaggi circa l’identità e i valori trasmessi dall’impresa ai suoi dipendenti rimbalzano fuori dalle mura aziendali, circolano in modo autonomo, prescindendo da una eventuale comunicazione pubblicitaria. Diventano comunicazione esterna e di marketing. Perciò il lavoro di comunicazione interna all’impresa, pianificato a lungo periodo, deve rendere coerente l’immagine percepita dalla forza lavoro con quella che si aspira a costruire presso la comunità esterna” (ibidem, 180).

“Già nel 1938, Barned (in De Cock – De Witte – Nieuwkerke, 1998) affermava che per formulare una teoria esaustiva la comunicazione avrebbe dovuto occupare un posto centrale perché la struttura, la grandezza e lo scopo dell’organizzazione sono quasi interamente determinati dalle tecniche di comunicazione. L’obiettivo generale, per poter essere realizzato, deve essere chiaro a tutte le parti interdipendenti. Solo mediante la comunicazione ognuno può conoscere il proprio ruolo, posto e compito, e le diverse parti dell’organizzazione essere adeguatamente coordinate. Hicks (1972) sosteneva che, quando la comunicazione si blocca, le attività stesse dell’organizzazione cessano di esistere” (ibidem, 228). Premesso questo, sarà importante per noi definire dapprima il concetto di organizzazione per approfondire successivamente le variabili organizzative implicate e connetterle adeguatamente alle problematiche inerenti la comunicazione.

Secondo il Prof. Giovanni Costa dell’Università degli Studi di Padova l’organizzazione è un aggregato di persone di risorse materiali e immateriali, deliberatamente connesse e coordinate, con confini relativamente identificabili, che opera con relativa continuità per raggiungere un obiettivo comune o un insieme di obiettivi anche configgenti che trovano punti di convergenza.

L’organizzazione può assumere quindi forme diverse: l’organizzazione può essere la famiglia, un’ospedale, la Chiesa, un supermercato, la borsa valori, un circolo culturale. Ai fini della nostra tesi sarà importante definire invece due concetti fondamentali: il concetto di azienda e il concetto di impresa.

Per il codice civile (art. 2555) l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Il concetto di azienda è diverso da quello di impresa: l’azienda è un complesso di beni, l’impresa è un’attività. L’azienda è il mezzo per l’esercizio dell’impresa. Secondo il Prof. Virgilio Porta (The Yorker International University, New York) si definisce impresa, l’azienda di produzione che attiva i processi produttivi, con risorse monetarie conferite a titolo di capitale proprio organizzando autonomamente il lavoro e sopportando i rischi economici della domanda e dell’offerta, per conseguire un risultato economico denominato profitto.

L’organizzazione dell’impresa ha subito nel tempo l’influenza dell’evoluzione della gestione del business, attraverso l’identificazione di diversi modelli organizzativi. A partire dal Taylorismo, contraddistinto dall’ottimizzazione della funzione aziendale, facendo un salto di decenni si è approdati all’ottimizzazione dei flussi e dei processi aziendali attraverso l’organizzazione snella (lean production) della Qualità Totale. Infine con l’inizio dell’età post-moderna dopo il crollo del muro di Berlino (1989), ci sono stati ulteriori cambiamenti, la globalizzazione ha influito notevolmente sull’organizzazione delle imprese, perché si sono creati e aperti sempre di più nuovi mercati mondiali. Tutto questo ha comportato  l’ottimizzazione della catena totale del business, nell’ottica del modello organizzativo riferito all’azienda virtuale in un sistema olonico.

Per comprendere meglio il concetto di organizzazione diventa fondamentale definire che cosa sia è una  funzione aziendale e che cosa sia un  processo.

La funzione aziendale presidia l’accumulazione di professionalità e competenze specialistiche ed è presidio di una fase del processo operativo. Il  processo riguarda attività o gruppo di attività che, partendo da un input e aggiungendo valore a questo, produce un bene o un servizio per un cliente interno o esterno (Prof. G. Costa). Un altro elemento basilare che contraddistingue un’organizzazione è dato dai “livelli dimensionali” della stessa (Atto 2003/361/CE): Le microimprese hanno effettivi comprendenti meno di dieci persone.

Le piccole imprese hanno effettivi compresi tra dieci e quarantanove persone.

Le medie imprese hanno effettivi compresi tra le cinquanta e le duecentoquarantanove persone.

La realtà imprenditoriale italiana è contraddistinta dalla microimpresa e dal comparto artigiano, e in questo caso i livelli dimensionali massimi (numero dei dipendenti) dell’impresa artigiana sono stabiliti per legge:

Per l’impresa artigiana che esegue  il “lavoro non in serie” il numero massimo dipendenti è diciotto.  Per l’impresa artigiana che esegue il “lavoro in serie” il numero massimo dei dipendenti è nove. Per l’impresa artigiana che appartiene alle categorie dei”mestieri artistici e tradizionali” il numero massimo dei dipendenti è trentadue. Per l’impresa artigiana che appartiene alla categoria dei “trasporti” il numero massimo dei dipendenti è otto. Infine per l’impresa artigiana che appartiene alla categoria “edile” il numero massimo dei dipendenti è stabilito in dieci unità (Legge 443/85, art. 4).

Infine è importante ricordare l’importanza dell’ambiente nel quale l’organizzazione è inserita:L’ambiente di un’impresa è costituito dai protagonisti e dalle forze esterne all’impresa che ne influenzano la capacità di sviluppare e mantenere positivi rapporti con la clientela obiettivo (Kotler P.). Le forze del macroambiente sono composte  dall’ambiente economico, demografico, fisico, tecnologico, politico/istituzionale, sociale e culturale, mentre i protagonisti del microambiente sono i fornitori, i concorrenti, i pubblici, i canali di distribuzione, i clienti, i mercati.

 

 

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