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Meditazioni contemporanee a cura di Emmanuel Mounier

Inviato da Cristian Flaiani

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La mia persona non è la coscienza che io ne ho. Il più delle volte che io compio un atto di prelevamento dalla mia coscienza prelevo solo frammenti effimeri della mia individualità, labili come l’aria del giorno. In me tutto avviene come se la mia persona fosse un centro indivisibile a cui tutto si riporta; bene o male essa si manifesta come un ospite segreto nei minimi gesti della mia vita, ma non può cadere direttamente sotto lo sguardo della mia coscienza. Per questo la mia persona non coincide con la mia personalità.

Essa è al di là del tempo, come una “unità” data, non costruita, più vasta delle visioni che io ne ho, più intima delle ricostruzioni da me tentate. Essa è una presenza in me. Ciò che della persona si può dire è che essa è il volume totale dell’uomo ed è la costante tensione fra le tre dimensioni spirituali fondamentali: quella che sale dal basso e l’incarna in un corpo, quella che è diretta verso l’alto e la solleva ad un universale, quella che è diretta verso il largo e la porta verso una comunione: VOCAZIONE, INCARNAZIONE, COMUNIONE sono le tre dimensioni della persona.

La persona che non svolge questi esercizi è condannata all’insuccesso. La persona è dunque una presenza rivolta al mondo ed alle altre persone. Le altre persone non la limitano, ma anzi le permettono di essere e di svilupparsi; essa non esiste se non in quanto diretta verso gli altri, non si conosce che attraverso gli altri, si ritrova soltanto negli altri. Di modo che, potremmo dire: essere significa amare.

Il capitalismo è la metafisica del primato del profitto. Primato del profitto che vive di un duplice parassitismo: l’uno contro la natura che è basato sul denaro e l’altro contro l’uomo che è basato sul lavoro. Il capitalismo consacra il primato del denaro sulla persona, il dominio dell’avere sull’essere.

E voi che ne pensate?

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