Personal branding e story telling. La Leadership come narrazione di sé (PARTE 1)


A) Premessa

Mi ha sempre colpito il fatto che la parola “ergastolo” venga dal greco antico “ergazomai”, ovvero “lavorare”. Già nell’antichità, infatti il lavoro a vita era una delle pene peggiori che potessero essere inflitte all’uomo. E, in un certo senso, avevano ragione. Fare qualcosa che non ami, qualcosa che ti rende infelice, frustrato e brutto per il resto dei tuoi giorni, è molto simile a passare tutta la vita in prigione. Dall’altra parte, invece, fare un lavoro che ti fa stare bene con te stesso e con gli altri e che valorizza il tuo talento è una delle cose più significative che possano accaderti.

La maggior parte delle persone si sente frustrata, scontenta, stanca perchè non ha mai creato l'opportunitá per esplodere il proprio talento o non ha mai avuto il coraggio di seguire i propri sogni o di realizzare progetti e azioni gratificanti dal punto di vista professionale, relazionale, esistenziale.

C'è una parola nella lingua tedesca - Beruf - che significa sia Vocazione sia Professione e racchiude il Senso più ampio di fare ciò che ti rende Bello, che ti Gratifica, che ti Soddisfa, che valorizza il tuo Talento guidandoti alla Realizzazione della Tua Missione nella Vita, nelle relazioni, nel Lavoro permettendoti di diventare la migliore versione di te stesso (tratto da Jacopo Perfetti, Inventati il lavoro, Feltrinelli)

Tuttavia non possiamo dire di essere tutti dei perfetti “Diego Armando Maradona” ed essere consapevoli dei propri talenti, delle proprie risorse, delle proprie competenze non è affatto un processo che possiamo dare per scontato: anzi, in realtà è un percorso che richiede impegno, fatica, coraggio, analisi, esplorazione, motivazione e convinzione.

Cosi come non è facile conoscersi e individuare i propri talenti, allo stesso modo non è facile saperli effettivamente esprimere e concretizzare in un dato contesto (cronologico e relazionale): quante volte abbiamo sentito dire “si è buttato e si è bruciato”?.

Bene, probabilmente si è buttato prima di essere completamente consapevole e prima di aver identificato con chiarezza la direzione verso cui si stava buttando (non era dunque il momento giusto) oppure può capitare che sia il momento giusto ma che ci si rivolga alle persone sbagliate (cosi come accadde a Lucio Battisti quando prima di avere successo si sentì dire “hai la voce che sembra una tazza di caffè al mattino appena sveglio”.

In sostanza, voglio dire, che non esiste un talento senza tempo, senza relazioni, senza contesto…. un talento che faccia a meno dell’Esser-ci (essere pienamente se stessi, essere in relazione, essere radicati in uno spazio-tempo)

Cosi come non è facile conoscersi e individuare i propri talenti, allo stesso modo non è assolutamente facile e scontato il fatto che si sappia comunicare anche il proprio talento in modo che sia percepito dal pubblico, chiaro nei suoi valori, sentito come valore dagli altri, riconosciuto da sè e dall’altro (ricordate Will Smith ne “La ricerca della felicità”? Vendeva una macchina per le scansioni alle ossa che produceva immagini molto più dettagliate degli strumenti in uso nelle cliniche e negli ospedali. Eppure quel macchinario, seppur innovativo, era ritenuto troppo costoso e un lusso superfluo dalla maggior parte dei medici)

Jacopo Perfetti dice che è necessario “lavorare alla propria idea finché questa non sia così semplice che riusciresti a spiegarla a un bambino di 6 anni”. Infatti più un’idea è difficile da pensare più sarà difficile da realizzare: per questo è indispensabile “pensarla semplice” per poterla realizzare alla grande

Questo workshop vuole aiutare persone e professionisti ad

1.       identificare il cuore del proprio talento,

2.     per poter elaborare un’idea fondata e sostenibile nello spazio-tempo (cronologico e relazionale)

3.     e per poter organizzare una comunicazione ed una narrazione credibile per se stessi, per gli altri, per il mercato

 

B) Destinatari: il workshop che propongo è dedicato

 

ü  a tutti coloro che sono in cerca di lavoro (o che vogliono cambiarlo) e desiderano potenziare l’efficacia personale e professionale

ü  a tutti i professionisti che desiderano mettersi sul mercato o migliorare il proprio posizionamento strategico

ü  ad insegnanti, educatori, orientatori, care givers che vogliono acquisire tecniche per orientare le persone fornendo un supporto specifico e mirato a potenziare l’immagine di Sé, il curriculum, l’occupabilità, la spendibilità e la credibilità nei vari percorsi inerenti il mondo delle scelte personali, scolastiche e professionali

 

C) Obiettivi: esso è finalizzato a:

ü  orientarti ed orientare,

ü  migliorare l’efficacia e l’appeal nella ricerca del lavoro (o per avere più successo nel mercato)

ü  aiutare le persone ad essere incisive ed efficaci nel mondo del lavoro

ü  sostenere le persone nelle scelte quotidiane di vita, scuola, lavoro

 

D) Il workshop nel contesto della leadership debole

 

Precari per scelta: come fare di necessità…. Virtù: potrebbe essere questo, in realtà, il titolo di un workshop che ha a che fare con la precarietà (non esiste più il posto fisso, non esistono più aziende che ci possono garantire la possibilità di una carriera verticale, forse abbiamo una laurea in economia ma ci troviamo a fare gli Operatori Socio Assistenziali o forse non siamo laureati e ci troviamo invece a gestire un’azienda intera.

Il mondo del lavoro (che ormai non è più IL mondo del lavoro al singolare ma sarebbe più corretto parlare de I Mondi dei Lavori al plurale) ha perso da tempo la macro-cornice-narrativa che sosteneva e rassicurava le persone delle generazioni precedenti: il “posto statale” dicevano i miei genitori riferendosi all’insegnamento nella scuola pubblica oppure “è entrato alle poste – diceva mio nonno – ora sta bene a vita”. Queste narrazioni culturali “cultural tales” definivano e strutturavano un mondo solido, una storia monolitica in cui non contava tanto la persona quanto l’obiettivo esterno per così dire (il posto fisso) che seguendo steps progressivi poteva essere raggiunto in tot anni.

Solidità, prevedibilità, progressione, avanzamento erano termini, artefatti culturali, percorsi oggettivi di vita, convinzioni apprese che determinavano anche il nostro modo di essere, influivano sulla natura e sulla qualità dei nostri desideri, davano vita alle nostre ambizioni e contribuivano in modo decisivo a formare la nostra personalità, i nostri stili di relazione, le modalità di appartenere ed anche le possibilità di sognare e sperare. 

Oggi, viceversa, prevedibilità e solidità sono evaporate sotto i nostri occhi e non ci sono più mondi prevedibili che si offrono al nostro sguardo come dati d’esperienza. Nel mondo del lavoro osserviamo da anni fenomeni come

ü  il “DEJOBBING” (ossia il lavoro che si s-lavorizza perdendo contenuti tecnici, mettendo in secondo piano la necessità di competenze forti per affidarsi invece a dimensioni personali/attitudinali di tipo “Light” più legati alla capacità delle persone di abitare i contesti e di attraversarli, inventandosi e re-inventandosi, adattandosi e apprendendo nei contesti stessi)

ü  AZIENDE SENZA BARRIERE: aziende in cui i tirocinanti, o lavoratori temporanei vengono affiancati a responsabili e quadri; aziende in cui un “progettista” esterno può avere più competenze dei responsabili di funzioni interni

ü  CARRIERE SENZA CONFINI = caratterizzate da instabilità, mobilità fisica, mobilità psicologica, trasversalità

 

Maria Menditto parlava a proposito di “ground sismico” ossia della perdita di stabilità dello sfondo esperienziale, di una nuova dimensione costitutiva dell’esistenza costretta irrimediabilmente ad un “tremore permanente” e gettata per sempre nella precarietà. Come correlati psicologici di questa precarietà entrano a far parte di noi (in modo altrettanto costitutivo) la fragilità, la paura, l’incertezza, lo spaesamento, la debolezza, il dubbio permanente di potercela fare, di essere in grado, di trovare la forza per navigare in mare aperto senza vedere il grande miraggio dell’approdo definitivo, su uno sfondo liquido ed instabile che ci chiama a inventare le nostre bussole a tempo determinato, le nostre provvisorie oasi di pace, le strategie e gli strumenti per Surfare in modo consapevole evitando il naufragio e la catastrofe.

E naufragar m’è dolce in questo mare….!

Facciamo il verso a Giacomo Leopardi per lanciare in modo paradossale la nuova sfida a cui le persone di oggi devono rispondere: consegnarsi alla recriminazione ed alla lamentela continua? Subire e soffrire la destabilizzazione in cerca di qualsiasi cosa possa momentaneamente lenire il dolore?

“Faccio quello capita, basta che si lavora, faccio anche le pulizie perché devo tirare avanti”: quanta afflizione, quanta demotivazione, demoralizzazione e de-personalizzazione vediamo tutti i giorni nei nostri uffici incontrando persone rassegnate, consegnate al Nulla Anonimo del “va bene qualsiasi cosa”.

Ok, rispondiamo noi: “va bene qualsiasi cosa….. purchè sia la Tua Cosa” perché come diceva Anton Ego “Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi”.

Abbiamo visto il capitano Ernest Shackleton, partire per la più grande spedizione in Antartide e fallire completamente! Abbiamo visto anche come uno dei più grandi naufragi della storia mondiale si sia trasformata poi nella più grande impresa di resilienza e in un modello di leadership quanto mai attuale che può fungere da esempio di motivazione, determinazione, coraggio, adattamento, resistenza, riformulazione continua di piccoli obiettivi e soffertissimi raggiungimenti che ci hanno consegnato una domanda fondamentale: “cosa significa successo? Camminare con passo pesante sulla terra ferma per raggiungere una meta prefissata e già data oppure riuscire a Surfare con passo leggero alla ricerca del proprio equilibrio-instabile per esplorare mondi possibili, mondi alternativi, per continuare ad apprendere e sviluppare possibilità d’essere che non ci sono già date?

E’ certo che, naufragati per sempre nella liquidità (Bauman) siamo anche di fronte a nuove possibilità di esserci che le generazioni precedenti non potevano nemmeno pensare. Abbandonato il porto sicuro, avvolti nella nebbia sul lungo termine, incerti sugli esiti del viaggio, privati di grandi traghettatori (come il Titanic) non possiamo far altro che guardare a noi stessi, affidarci nella debolezza, fidarci nonostante la paura, diventare Leader a modo nostro, Leader Deboli, Surfisti di Talento

Ok, rispondiamo noi: “va bene qualsiasi cosa….. purchè sia la Tua Cosa”: il workshop servirà alle persone a trovare la “propria cosa”, l’unica su cui sia possibile intraprendere un viaggio fatto di soddisfazione, vitalità, eccitazione.

 

 

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