‘’Riparare con l’oro’’ l’arte di curare le ferite del cuore (parte I) di Sabrina Gatti

Inviato da Sabrina Gatti

Kintsukuroi, (金繕い),
‘’Riparare con l’oro’’
l’arte di curare le ferite del cuore (parte I)
di
Sabrina Gatti
‘’Una vittima non si nasconde, non si vergogna del suo dolore, non cela le ferite del suo cuore ma
le esalta, avvolgendole d’oro e d’argento, poiché la fragilità ne mostrano, quanto la forza
indomabile, che lo anima, e gli dona l’energia di resistere alla furia di ogni tempesta.’’
Quanti momenti nel lungo viaggio della vita, ci sono, in cui l’atrocità del dolore è così grande, da
risultare impossibile da sopportare, e soprattutto ci sembra impossibile trovare una soluzione a
qualcosa, per la quale di fatto non esiste.
Una catena rovente allora s’impossessa dell’anima, e come se si fosse nella più oscura prigione ci
rendiamo conto, di quanto siamo impotenti, e della nostra impossibilità di fuggire da una situazione
insostenibile, insopportabile.
Un lutto, una difficile separazione, una delusione d’amore o un drammatico incidente, dal quale non
si esce indenni, ecc., tutti fulmini a ciel sereno, attimi di crisi dalla quale l’intera esistenza può
cambiare direzione, senza possibilità alcuna di ritornare sui propri passi, poiché impossibile in
quanto indipendente dalla propria volontà.
Trarre il meglio, da quanto rimane, dopo il passaggio di uno tsunami, è l’unica cosa che si possa
tentare di fare, ma non è il primo passo. Prima di parlare di doni che la crisi ci dispensi, o di pensare
ad una rinascita, o al nuovo fulcro che la vita dovrà avere, magari per forza, perché altra possibilità
non ce ne potrà mai più essere, di voltarsi e ritornare indietro, c’è qualcos’altro da fare, e
l’atemporalità ne è l’elemento fondamentale.
Tra la caduta e il tentativo di rialzarsi, esiste un periodo intermedio, una sorta di istante, la cui
imprecisa durata, fuori dallo spazio e dal tempo, è tutto ciò che serve, tutto ciò che conta. Non ha
uno scopo razionale, non serve a fare affranti bilanci o improbabili progetti che potrebbero risultare
illusioni ancora più dure della crisi stessa, perché cariche di aspettative spesso, create da una
mentalità collettiva, che ignora il singolo nella sua unicità , negandogli anche nel dolore, il diritto di
soffrire, e di ottenere quel conforto sia sociale , imponendogli, una resiliente accettazione creata ad
arte e preconfezionata in serie , presentandogli appunto prospettive quasi se non del tutto
inconsistenti, fumose come solo una nebbia cupa e gelida può essere, ma per questo ancor più tetre
ed irreali, e purtroppo anche quello intimo, che la mente stessa da sé offre, instillandogli l’assurdità
di un pensiero collettivo ancor più squallido.
Tutto questo, però in quell’istante non esiste, poiché, non è riservato a nulla di tutto questo, né
passato, né futuro, solo la necessità di ritrovare un presente, che non pare neppure più esistere,
perché per la mente non percepibile, poiché soffocato da uno strazio profondo, che non ha e non
deve avere l’obbligo di essere ignorato, come tutti vorrebbero, come si ritiene sia doveroso, per non
dare fastidio o peso a chi ci circonda… un istante che serve per prestare le prime cure e tentare
malamente di medicare, quello che dei sentimenti è la sede speciale, tra le gemme, il gioiello più
prezioso…
Tanto imperfetto eppur così splendente, come una stella nel cielo più oscuro, questo è il cuore
umano che la strada attraversa, della vita, privo d'ogni difesa, armato solo della sua purezza e del
suo coraggio, come un fragile e delicato vaso di ceramica tra mille vasi di ferro.
La vita, breve come un soffio di vento, o lunga come la scia di una cometa, è sempre un viaggio
periglioso e difficile, ed è impossibile che mai un danno gli venga arrecato, che una crepa non ne
abbia intaccato la bellezza, o una ferita che riduca quel vaso in cocci che chiunque getterebbe,
poiché non più bello non più utile, ma solo un ammasso di materia divenuto privo di qualunque
valore, giunto alla fine più tragica per il suo percorso...
Potrebbero interessarti ...