IL COUNSELING IN UNA PROSPETTIVA sociale MULTInODALE


In strada, a Roma, intorno a me, come in una palestra della vita quotidiana, tra la gente, mi divertivo ad osservare e ad esercitare le competenze apprese durante un corso di counseling mettendole in relazione con il percorso di studi in Pedagogia Sociale che stavo portando al termine. Non riuscivo ad afferrare sino a che livello il Counseling fosse collegato all’educazione sociale; sentivo però che il collegamento potesse essere interessate e generativo di nuove possibilità.  Ero guidata da una sensazione di piacevole eccitazione, mi attivavo nei pensieri, incontravo persone, osservavo i contesti e riflettevo.

Mi divertiva il pensiero che il Counseling potesse diventare “street” oppure “on the road”, vale a dire flessibile ed applicabile ovunque, a portata di mano, a portata della gente! 

Immaginavo di lavorare nei bus, sulla metro, ovunque vi fossero persone e ovunque si percepissero bisogni, disagi, tensioni, conflitti, specie in determinati contesti sociali, dove i cittadini, spesso contro la propria volontà, vivono insieme in situazioni che possono esasperare i rapporti e accentuare le diverse appartenenze etniche e di status.

Ogni giorno la mia convinzione cresceva dato che trovavo indicatori sociali che confermavano le mie sensazioni: chi più chi meno siamo tutti alla ricerca di una relazione di aiuto, di un sostegno per superare i momenti complessi della vita. L’intervento di  professionisti con adeguate competenze, aiuta a trovare gli strumenti necessari per affrontare le difficoltà della vita quotidiana (personale, sociale, relazionale, professionale).

In generale la questione che viene immediatamente sollevata è: qual è il problema che viene portato al counsellor? Ebbene, il problema è dato da qualsiasi forma di disagio non legato alla psicopatologia, qualsiasi ostacolo che renda difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza personale o che si confronti con le varie sfaccettature sociali. Vi è però una particolarità da considerare: si tratta di problemi che in altre condizioni o in un altro contesto o in un altro momento, la persona sarebbe in grado di risolvere da sola ma che, attualmente, non riesce a fronteggiare perché è impedita da un’errata, limitata o confusa valutazione e/o organizzazione delle informazioni e delle energie di cui dispone.

Secondo Ricoeur, quando le persone narrano i fatti della propria vita (accaduti o previsti) è proprio la trama di quel racconto che conferisce significato agli avvenimenti incorniciandoli in una narrazione che orienta e sostiene le persone stesse; tenendo conto del fatto che tali avvenimenti possono essere collegati tra loro da infinite trame diverse, saranno poi la persona e il counsellor a concordare e co-costruire nel corso del loro incontro, quale sarà la trama privilegiata attraverso un processo che è allo stesso tempo ermeneutico, fenomenologico ed esistenziale.

Ecco così che “i segni della mondanità, i segni dell’amore, i segni sensibili, i segni dell’arte, la densità della materia, la complessa ambiguità delle relazioni sociali, lo splendore della bellezza, l’orrore dei sentimenti, la macchina infernale di un amore corroso dall’illusione, dal sospetto, dalla delusione; un amore condannato a passare attraverso l’angoscia dell’attesa, il morso della gelosia, la tristezza del declino e l’indifferenza per la propria morte, costituiscono il palinsesto da decifrare poichè diventano materia di ascolto e richiesta di aiuto” (M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto). Nel Counseling si utilizzano le parole attente, quelle che hanno un potere creativo e trasformativo, che guidano la mente in precise direzioni di pensiero, definiscono convinzioni ed esperienze di vita, ed evocano scenari che orientano nel concreto le nostreazioni e le nostre esistenze.

Con le parole ed un attento ascolto abbiamo la possibilità  di cambiare radicalmente la qualitàdi vita delle persone che si rivolgono al Counseling in cerca di sostegno e supporto; ogni volta al termine delle sedute, mi stupisco di come competenti conversazioni abbiano la capacità di sovrascrivere anni di sofferenze trasformando intere trame di vita:“Come un navigante per arrivare alla meta senza sbagliare rotta ed infrangersi sugli scogli, egli ha bisogno di impiegare una bussola in grado di indicare chiaramente i quattro punti cardinali e con le mappe al seguito, il professionista delle relazioni di aiuto deve orientarsi nel processo di aiuto attraverso l’interiorizzazione di una bussola, egli può così affrontare il viaggio dell’accompagnare  la persona alla scoperta di se stesso e a facilitarlo efficacemente nella ristrutturazione del rapporto con sé stesso, gli altri ed il mondo”. (Zucconi, 1982).

Counseling siriconduce al termine latino “consulo” ossia “avere cura di”, “venire in aiuto per comprendere”, “o aiutare a prendere una decisione”, “favorire o incrementare la consapevolezza”, “migliorare l’autonomia”; aggiungiamo che il processo di counseling non può prescindere da una matrice sociologia e relazionale dal momento qualsiasi tipo di problema affrontato nel “qui ed ora” prende sempre vita in un dato ambiente (sia esso l’ambito lavorativo, familiare, amicale).

Gli sviluppi della professione del Counselor sono una opportunità concreta e pertanto ci impegniamo a “partecipare e presidiare” l’evolversi dell’affermazione del Counseling in Italia con molta energia specie nel campo sociale dove il vuoto è pesantemente reale.

Il Counseling può certamente riempire questo vuoto proprio facendosi nodo di rete (laddove le istituzioni non possono arrivare) e facendosi portatore di un'esigenza etica che si traduce in azioni concrete e in servizi innovativi di prossimità.

In Pedagogia Sociale vi è un riferimento importante di Jacques Delors nel libro ”L’Educazione, un tesoro”.  In questo trattato vengono spiegati alcuni pilastri educativi che hanno molto in comune con l’applicazione del Counseling, la sua deontologia e il suo ruolo in quanto nodo di rete: si tratta di Imparare a sapere, Imparare a fareed Imparare ad essere in una prospettiva per cui l’educazione deve contribuire allo sviluppo totale di ciascun individuo e consentire a tutti di risolvere i propri problemi, prendere le proprie decisioni, assumersi le proprie responsabilità.

Il Counseling, nella sua valenza educativa, può diventare un operatore di rete che, intervenendo sulle reti sociali e applicando le sue tecniche, stimola una modificazione dei soggetti coinvolti, delle loro cognizioni, dei loro stili di vita, delle abitudini sociali, delle emozioni e delle relazioni conferendo all’esperienza delle persone un vero e proprio incipit ri-generativo. Come nodo sociale il counselor dona l'opportunitàdi contribuire al progresso e allo sviluppo della persona e della società pensati come “imprese collettive”.

Oggi, la società, si trova davanti a nuove sfide rispetto al passato, in un susseguirsi di nuovi tempi che richiedono una maggiore flessibilità a seguito dei continui cambiamenti che coinvolgono tutte le dimensioni della vita: politica, sociale ed economica.

Se ascoltiamo le parole di Bauman, scompare un’entità che garantiva ai singoli la possibilità di risolvere in modo omogeneo i vari problemi del nostro tempo, si verifica la crisi delle ideologie, dei partiti, e in generale di ogni appello a una comunità di valori che permetta al singolo di sentirsi parte di un ambiente in grado di interpretarne i bisogni.
Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo esasperato ed esasperante, dove nessuno è più compagno di strada, compagno di viaggio ed il prossimo viene percepito come pericolo e nemico da cui guardarsi.

Questo scenario sociale crea una varietà possibile degli ambiti di intervento del Counseling testimoniando la complessità con cui oggi si esprime il bisogno di relazione d’aiuto e la necessità di elaborare servizi e strumenti sempre più flessibili e articolati capaci di contenere il disagio in tempi “alla portata di ciascuno” che non comportino un costo eccessivo in termini di tempo, di denaro e di energia.

Ecco allora che il counseling può e deve scendere nelle strade con l’obiettivo di ri-connettere le persone a se stesse, ri-connettere le persone tra  di loro, agire come linfa relazionale per la creazione di reti di solidarietà, sostegno e prossimità.

Il Counseling, ha una funzione culturale di primo piano nella società moderna come strumento che possa mediare la distanza fra le persone e sopperire alla crisi delle ideologie, alla perdita dei valori, alle carenze/difficoltà dei servizi pubblici e delle reti primarie, inaugurando azioni di sviluppo comunitario centrate sul recupero della consapevolezza, della relazionalità, della responsabilità individuale e della partecipazione collettiva.

Di fronte alle nuove forme di malessere, all’aumento del disagio giovanile, ai comportamenti devianti, alle difficoltà delle famiglie, al precariato nel lavoro, aumentano a dismisura i bisogni e le richieste di aiuto da parte delle persone, non soltanto in ottica quantitativa ma soprattutto per complessità qualitativa delle richieste.

In tal senso il counseling è chiamato a permeare la rete sociale e attivarsi nella specifica funzione di rispondere ai bisogni individuali, relazionali e comunitari in una prospettiva relazionale della sociologia che pone la relazione stessa come fondamento delle costruzioni identitarie e sociali.

 

A cura di Di Annamaria Marchetti De Carolis

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L'ARTICOLO E' PRESENTE NEL TESTO "COME ACQUA CHE SCORRE. ADATTAMENTO CREATIVO ED ESPERIENZE DI CONFINE NELLA SOCIETA' LIQUIDA", DI CRISTIAN FLAIANI

 

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