Attraverso la vertigine, l’alba dopo la pandemia

Inviato da Sabrina Gatti

Parte II

 

‘’Kρίσις’’ separazione, scioglimento, da ‘’Kρίνω’’, separare, dividere, distinguere, ordinare, ma anche preferire, dichiararsi a favore di, approvare, investigare, esaminare, domandare, decidere, sentenziare, giudicare, proferire sentenze, citare in giudizio, accusare, aggiudicare, e giudicare, stimare, interpretare, dichiarare, questionare, scegliere per sé, fare, decidere, contendere, e litigare.Quindi ,non solo un significato, non una voce sola nell’anima, ma le mille sfaccettature dell’esistenza, unite insieme nel vortice del pensiero, in un’analisi dettata dalla logica del concetto, non una sola parola, un solo sentimento identificato unicamente con lo sgomento, originato dall’orrore della realizzazione di un incubo. Separazione da qualcuno o da qualcosa ma anche, se vogliamo da uno stato di cose, da una posizione mentale. Quindi separazione come metafora di cambiamento, non necessariamente verso uno stato di negatività assoluta, almeno spesso non nella lunga distanza. Tutta la nostra esperienza umana, nel nostro viaggio su questa terra, è fondata su questo concetto :’’Crisis’’, come fonte di cambiamento. Non come indizio di sorte avversa, o di semplice incapacità di gestire le opportunità, offerte dalla fortuna, ma come esperienza naturale, fisiologica, legata proprio al nostro essere, alla nostra natura umana, di creature imperfette, frutto comunque di un evoluzione che non è solo quella della specie, quindi della collettività sociale, che riflette il suo cammino millenario, in ogni singolo soggetto ad essa appartenente. Crisi, come forma di evoluzione quindi, ma anche come occasione positiva di cambiamento, di passaggio. Lo status all’interno del proprio gruppo d’appartenenza, il posto di lavoro, l’inizio di un nuovo ciclo di studi. Sono passaggi naturali, alle volte anche traumatici (il cambio di un posto di lavoro può avvenire dopo un licenziamento, un nuovo ciclo di studi dopo una bocciatura o per un nuovo percorso che si è costretti ad intraprendere, magari la non ammissione alla facoltà universitaria desiderata). Ovviamente tutto questo non vuole considerare tale concetto come positivo, sarebbeassurdo. Il termine ‘’crisi’’ indica in concreto un concetto neutro, né positivo né negativo, ma di grande forza ed intensità : un momento cruciale, che potrà avere un qualsiasi esito, ma dato che comunque la positività del risultato non è comunque garantita, né l’esito favorevole scontato, invita comunque ad utilizzare in tale fase culminante, cautela ed attenzione per cercare, per quanto possibile e per quella parte degli eventi, dove la nostra volontà e le nostre azioni possano essere d’ausilio, di adoperarci per direzionare a nostro favore lo svolgersi degli eventi. In occidente quanto in oriente. 危 機 wēijī, il termine cinese per indicare il concetto di crisi, racchiude in sé lo stesso significato neutro quanto deciso. Due sono gli ideogrammi che compongono questa parola : wēi (危) che esprime il pericolo mentre jī ( 机 ) dal significato più profondo, è l’incipienza di un evento, che descrive, la crucialità di una scelta, di un momento. Quindi certamente un significato non soltanto positivo, ma che incoraggia alla prudenza ed all’attenzione, non all’abbandono ad uno stato d’incauto ottimismo, che ben si accompagnerebbe ad una sconsiderata sottostima, dei rischi in corso e delle difficoltà, di una situazione in mutamento, invitando al contrario alla calma, alla riflessione ed a posizioni caute per poter valutare al meglio, il reale e concreto andamento degli eventi. Valutazione cauta ed attenta, accettazione dei rischi e di ciò che potrebbe essere inevitabile ed irreparabile, ma anche analisi delle possibilità che un simile momento potrebbe offrire o che si potrebbe creare. Un viaggio al limite, in bilico tra bene e male, un incerta certezza di qualcosa che dovrà comunque accadere , qualunque sia il suo esito. In oriente comein occidente. Paura, si…ma anche speranza, magari non espressa così apertamente dal concetto, ma intrinseca in esso, come la certezza che oltre l’oscurità della notte, sempre e comunque, per l’eterno ,arriverà il sorgere del sole. Qualunque cosa accada, しょうがないShoganai, poiché il mondo e l’esistenza stessa non sono totalmente nelle nostre mani, e qualcosa di inaspettato e di incontrollabile può sempre accadere, quindi non una sottomessa resilienza, ma un guadare avanti , senza legarsi a ciò che si lascia dietro le spalle e senza rimpianti, ma proseguire sulla strada di quella vita, che ovviamente non è perfetta, ma simile ad un vaso di ceramica, che difficilmente resta intatto e senza mai subire danni per tutto il tempo del suo esistere, ma che presto inizia ad incrinarsi, creparsi o addirittura ad andare in pezzi, ma questo non deve essere la fine, poiché quei cocci, non sono e non devono essere la fine del suo percorso, semplicemente solo capitoli della sua storia, parti della sua essenza e ciò che del passato si porta con sé e che, non dovranno essere gettati, ma raccolti, e come secondo il 金繕いkintsukuroi, riparati, saldandone i pezzi, e facendo colare nelle ferite, non semplice colla ma oro, sicché di qualcosa di rotto ed inutile, come si crede possa essere un’esistenza segnata dalle sventure e dal dolore delle difficoltà, si venga a creare qualcosa di splendido e di così prezioso da destare meraviglia ed ammirazione. Crisi quindi come momento culmine, come passaggio, una risalita controcorrente. Attesa…terrore e fiducia al contempo, la forza necessaria ed il coraggio di affrontare un’ ostacolo, ma anche il ritorno alla vita sotto una nuova veste, con un nuovo viaggio da affrontare, e trasformando il dolore in positività e in un nuovo futuro.

Sabrina Gatti, sociologa, scrittrice, counselor

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