Attraverso la vertigine, l’alba dopo la pandemia

Inviato da Sabrina Gatti

parte I

E’ inutile crederlo, inutile ed ingenuo anche solo sperarlo o immaginarlo, la sabbia della clessidra della storia non smette mai di cadere, mentre il tempo, non invertirà mai la sua corsa, né si fermerà nemmeno per un solo istante a guardarsi indietro, per contemplare con rimpianto quel passato, così vicino, eppure ormai così drammaticamente lontano da noi, ed ora ancor più caro, per riportarlo in vita, dicendo a tutti ‘’è stato solo un brutto sogno potete risvegliarvi daquest’incubo.’

’Facendo così un dono gradito alla razza umana, sempre, come in ogni epoca, troppo superba per comprendere di non essere , l’invincibile, indomabile, incontrastata dominatrice di questa terra e di molte altre cose.Come l’acqua di un fiume tutto scorre, tutto muta, e sta solo a noi, far si che questi cambiamenti, siano, tenendo conto delle circostanze, in meglio e non in peggio.Ovviamente il nostro è un pianeta grande, popolato da miliardi di persone, tutte speciali uniche ed insostituibili, e questo che rende l’operazione ancora più complessa, poiché il male che ora l’affligge, non come in altre epoche è rimasto confinato, seppur in vaste aree, risparmiando tuttavia qualche angolo di mondo, in questo caso non c’è luogo dove il rischio non sia presente, e quindi per la prima volta, senza barriere di lingua o di confini, siamo tutti egualmente nella stessa trincea, impegnati a combattere dalla stessa parte della barricata, un nemico tanto invisibile quanto feroce e violento come e più di uno tsunami. Quindi non si può non parlare di ‘’globalità’’ o di ‘’pianeta’’, né pensare che possa esserci qualcuno che si occupi di affrontare e sconfiggere in perfetta solitudine, oltre che questo morbo, che miete vittime ai quattro angoli dell’orbe terracqueo, anche il dolore, la sofferenza e la desolazione che ha lasciato, lascia e lascerà al suo passaggio, sarebbe presuntuoso oltre che terribilmente ingenuo.E’ quindi necessario, anche se certamente sarà difficile, tentare di riorganizzare, ciascuno il proprio piccolo pezzetto di mondo, ma non in maniera separata, alzando muri e barriere ( a quelle ci pensa già il virus),ma come in un orologio, un insieme di ingranaggi che collaborano, facendo ciascuno la propria parte ovvero ricostituire quello che al proprio cuore è più caro, più familiare, con il coraggio e la volontà di progresso, che da sempre sono insite nell’umana coscienza, di affrontare quella che potrebbe essere definita, degli ultimi secoli, la più grande ‘’crisi’’.‘’Crisi’’ Una parola che spaventa, che mette ansia e terrore in chiunque, anche a chi possiede o cerca di mostrare fermezza e coraggio, poiché il buon senso, ma ancor prima l’istinto di conservazione, che innato dimora in ciascun essere vivente, invita a tenere lontano, il più possibile, qualsiasi minaccia, anche la più piccola ed insignificante, dal proprio cammino su questa terra. E’ innegabile quindi che questa parola indichi, un momento tutt’altro che facile, nella vita umana, un evento che spesso e volentieri si avvicina, se non addirittura s’ identifica totalmente con un fatto tanto improvviso, inaspettato, ed allo stesso modo tragico, angosciante, e al quale sembra, oppure si rivela davvero impossibile porre rimedio, raccogliere anche solo pochi cocci di quanto perduto e pertanto, l’avvenimento in questione si rivela essere per questo drammatico, un nemico crudele ed inumano, invincibile con cui uno scontro sarebbe non solo impari, ma già una battaglia persa ancor prima di iniziare a combattere. Nessuno, probabilmente, neppure chi è afflitto da‘’masochismo conclamato’’, si augura nemmanco nei suoi incubi più oscuri di trovarsi in un intricato labirinto di rovi e di spine, orbata della luce e di qualsiasi apparente via di scampo. Una vita serena, una strada coperta di petali di rosa e priva di qualunque dolore, qualunque sofferenza, non certo una costellata di angosce e problemi, con solo un lungo tunnel oscuro davanti agli occhi, un orizzonte nero, come una notte senza tempo e nessuna speranza di trovare anche solo il più vago chiarore. No, nessuno se posto davanti ad una scelta, opterebbe mai per la seconda opzione, la quale al contrario, sotto qualunque cielo, e in qualsiasi augurio, venga rivolto a qualcuno, per un lieto evento, di buona sorte, o semplicemente nei rapporti dettati dalla pura formalità, prove e sofferenze è ben chiaro debbano restare il più lontane possibili dalla vita di chi tali benevole parole riceve, voglia essere una persona cara , un estranea , ed ovviamente, è più che scontato , dalla nostra. Eppure questo termine così carico di significati negativi, possiede anche un’ inaspettato indice di positività. Che sia la prima ed ultima dell’alfabeto dell’esistenza è cosa chiara, l’origine d’ogni vita è generata da una crisi, come la dipartita da questo mondo di ogni individuo è anch’essa da una crisi originata.

 

Sabrina Gatti, sociologa, scrittrice, counselor

 

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