Le ferite del cuore

Inviato da Sabrina Gatti

Sabrina Gatti Kintsukuroi 

Tanto imperfetto eppur così splendente, come una stella nel cielo più oscuro, questo il cuore umano che la strada attraversa, della vita, privo d'ogni difesa, armato solo della sua purezza e del suo coraggio, come un fragile e delicato vaso di ceramica tra mille vasi di ferro.

Un viaggio lungo e difficile, impossibile che mai un danno gli venga arrecato, una crepa non ne abbia intaccato la bellezza, una ferita che riduca quel vaso in cocci che chiunque getterebbe, poiché non più bello non più utile, solo un ammasso di materia divenuto privo di qualunque valore, giunto alla fine più tragica per il suo percorso...

Fine...

Una fine che anche quando tutto sembra impossibile, non può e non deve giungere, non un triste traguardo, ma solo la somma dei capitoli, della prima parte della sua storia, la sua essenza più intima, il bagaglio da condurre con sé, nella prossima tappa di quel viaggio, che continua, non briciole di un passato senza importanza, ma frammenti del tempo, le parti di quel vaso, raccolte con cura, e come secondo il Kintsukuroi, l'oro tra le crepe colato e non la colla, così l'empatia, la comprensione, il Counseling, nelle ferite del cuore umano, divengono il balsamo dorato, che quel vaso rotto, come un'esistenza segnata dal dolore e dalle difficoltà, che può apparire vuota al primo sguardo, e plasmata solo per la disperazione, ecco che il danno si avvolge del calore di un' abbraccio, mentre le ferite, non più una vergogna, uno stigma, qualcosa da nascondere, quasi fossero un'orribile colpa, per la quale pagare ingiustamente fino all'ultimo respiro, ma motivo di orgoglio, la testimonianza della forza con cui si ha affrontato gli ostacoli, e li si ha superati vittoriosamente e di quel coraggio, che costituisce la sola arma, che il cuore possiede per proteggersi, nel suo lungo e periglioso viaggio attraverso l'esistenza, cosicché come d'incanto la forma prenda, non più di un'oggetto di scarto ma al contrario di qualcosa di splendido. 

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