COMUNICARE IN AULA ATTRAVERSO I SUSSIDI VISIVI, AUDIOVISIVI ED INFORMATICI


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I sussidi e degli strumenti visivi audiovisivi ed informatici dovrebbero far parte del corredo di un’aula adeguatamente attrezzata ed organizzata. Dalla lavagna di ardesia al computer, l’uso degli strumenti diventa sempre più articolato. Per il formatore, l’insegnante e l’oratore, oltre alla disponibilità degli strumenti, sono richieste nuove disponibilità ed abilità, compresa la capacità operativa del loro utilizzo professionale, che indubbiamente consente di moltiplicare le soluzioni e le pregnanze comunicative veicolabili.

 

La lavagna di ardesia è stata per tantissime generazioni un punto di riferimento indiscusso dell’aula scolastica (“…vieni alla lavagna”), un simbolo che si è impresso nella nostra mente mescolandosi con tutte quelle sensazioni che ci riportano con emozione al romantico e talvolta anacronistico mondo della scuola. “I suoi svantaggi sono molti: obbliga il docente a girare completamente le spalle all’aula, sporca rapidamente abiti e mani di chi la usa, contiene poche cose, con la cancellazione si perde il messaggio (…). Nelle aziende frequentemente si trova il sostituto moderno della vecchia lavagna scolastica: una grande lavagna  fissata alla parete e realizzata in materiale plastico bianco, su cui scrivere con gli appositi pennarelli “a secco”. Vantaggi: è particolarmente utile per chi ha bisogno di scrivere, durante la lezione, una grande quantità di numeri, formule, ecc., cancellando frequentemente; è uno strumento pulito rispetto alla lavagna tradizionale e vi si scrive sopra senza fatica e senza fastidiosi rumori; permette l’utilizzo di pennarelli colorati e quindi di sofisticare un po’ il messaggio visivo; spesso viene usata anche come schermo per eventuali proiezioni (la cui qualità è però modesta)”  (Castagna, 1988, 39). Sono strumenti semplici e lineari che inoltre agevolano il docente mancino, il quale grazie alle dinamiche della lateralità può offrire al pubblico una più immediata visibilità dei segni tracciati. A causa della loro rigidità questi sussidi possono tuttavia indurre a commettere degli errori nel loro utilizzo, come quello di scrivere e parlare contemporaneamente con le spalle rivolte al pubblico. Anche la lavagna a fogli mobili (flip-chart) è uno strumento di tipo tradizionale, è costituita da un grande blocco di carta fissato su un apposito cavalletto. E’ leggibile a distanza relativamente breve e viene usata prevalentemente per gruppi non molto numerosi. “I suoi vantaggi principali sono: accetta sia pennarelli (di tutti i tipi) sia pastelli di cera, in ogni caso colorati; non essendo fissa (come quella bianca di plastica) né molto pesante (come quella tradizionale), può essere collocata di volta in volta in modo tale da essere il più visibile possibile a tutti. E quando non serve la si può spostare facilmente; con un po’ di pratica è possibile preparare una parte dei messaggi già scritti; si può scrivere stando su di un lato della lavagna, senza quindi voltare le spalle al gruppo; i messaggi rimangono stabili” (ibidem, 40). Un utile suggerimento sul posizionamento della lavagna a fogli mobili ci viene dato nel testo di James & Shephard, Comunicare in pubblico magicamente, Npl Italy, 2004. “Durante i nostri corsi, posizioniamo questi utili strumenti a destra del palco, quindi alla sinistra del pubblico, in genere leggermente rialzati rispetto al gruppo. Il motivo è questo: guardare in alto a sinistra induce la maggior parte delle persone nella modalità di ricordare visivamente. (…) Si può utilizzare lo stesso metodo anche con un sistema informatico (…). Lo schermo deve essere posizionato in base al sistema di accesso alla memoria visiva della maggior parte delle persone del pubblico” (James-Shephard, 2004, 172-173). Questi aspetti sono tenuti in considerazione a partire dalla nascita della PNL, in riferimento agli studi  sulla correlazione neurologica fra il cervello e i movimenti oculari, ed in particolare fra il sistema rappresentazionale utilizzato da un individuo e la direzione del suo sguardo. La  vecchia lavagna luminosa, figlia della lavagna tradizionale, è stato uno strumento molto diffuso nelle aule dedicate alle attività formative, nelle sale attrezzate per i convegni o per le riunioni aziendali. La sua posizione ideale non era al centro dell’aula, ma preferibilmente alla sinistra del pubblico, se gestita da un relatore destroso,  e alla destra del pubblico nel caso di un relatore  mancino (circa nel dieci per cento dei casi). Fra i vantaggi di questo strumento vi era la possibilità di avere anche tutta la lezione preparata in anticipo, il che significava minimizzare i rischi di disperdersi e di trascurare aspetti rilevanti. Probabilmente larga parte del successo della lavagna luminosa era proprio dovuto alla rassicurazione derivante al docente del fatto di avere già pronto tutto il suo intervento (Castagna, 1988). Tuttora, questa sicurezza rischia di trasformarsi nell’errore più ricorrente del relatore timoroso o colto dall’ansia, ma anche di quello troppo sicuro si sé e forse un po’ autocentrato, che ubriaca il pubblico con inattaccabili slides zeppe di parole e di numeri. “Quante volte ci è capitato di partecipare a convegni e vedere interminabili sequenze di immagini trasmettere nient’altro che nomi astratti: strategie, obiettivi, pianificazione, produttività, meccanismi operativi, reporting, e così via in una serie senza fine. (…) Le parole possono essere utilizzate per identificare figure o descrivere le fasi di un processo, ma qualunque sia il loro compito non saranno efficaci se ce ne sono troppe. Il pubblico sarà scoraggiato a leggerle o non riuscirà ad ascoltare il relatore per seguire lo schermo. E’ in genere poi buona regola che le immagini non siano totalmente auto-esplicative. Esse infatti sono più efficaci se non possono essere comprese fino a quando non sono state spiegate” (Olivero, 1994, 153- 157). Infine per illustrare importanti e complessi “concetti in sequenza” era sempre consigliabile utilizzare più lucidi, evitando così il classico “striptease” della slide spesso fastidioso. Gli audiovisivi, possono dare un ottimo contributo ed essere utilizzati per impieghi didattici diversi, come all’inizio di una lezione per offrire stimoli di discussione e dibattito (Icebreaker, letteralemte: rompighiaccio). Esistono inoltre audiovisivi con contenuti didattici specifici prodotti e  commercializzati da ditte specializzate, i quali possono offrire un alto livello di qualità didattica erogata sotto forma di lezione, e consentono di poter essere successivamente gestiti e valorizzati attraverso “discussione strutturata”, “esercitazioni” o eventuali ulteriori metodologie applicabili. Infine l’audiovisivo è utilizzabile come elemento di discussione e di analisi anche attraverso l’erogazione di contenuti come i “casi” o i “documentari”.

Il computer è entrato definitivamente nel mondo della comunicazione e della formazione. Il suo utilizzo è oramai indispensabile nel corso di convegni ed è sempre più forte in aula durante la realizzazione di attività formative, dove rappresenta “l’audio-visivo che, più degli altri, è in grado di sostituire o integrare il docente nella trasmissione di conoscenze nozionistiche, di qualsiasi natura. (…) Un possibile metodo per gestire in aula programmi didattici supportati da computer vede le seguenti fasi: introduzione del docente, lavoro degli allievi su personal,  riepilogo del docente, applicazioni pratiche, possibilmente in sottogruppi; le reazioni raccolte sembrano indicare un’ottima accettazione di questo supporto didattico da parte non solo dei giovani, ma anche di quadri aziendali” (Castagna, 1988, 59-60). Inoltre l’uso del computer può risultare particolarmente utile in aula quale “supporto nelle simulazioni”. Le nuove tecnologie hanno dato una scossa importante al mondo della comunicazione e dell’educazione, ed offrono significative opportunità e prospettive di cambiamento.

 

Bibliografia

ARGYLE M., Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli Editore, Bologna, 1991.

CAMPBELL J., Come tenere un discorso, Franco Angeli, Milano, 1997.

CASTAGNA M., La lezione, Edizioni Unicopli, Milano, 1988.

FORGAS J.P., Comportamento interpersonale, Armando Editore, Roma, 1989.

JAMES T., SHEPHARD D., Comunicare in pubblico magicamente, NPL ITALY,Alessio Roberti Editore, Urgnano (Bg), 2004.

MORRIS D., L’uomo e i suoi gesti, Mondadori, Milano, 1977.

OLIVERO G., Le tecniche per comunicare, Il Solo 24ORE Libri, Milano, 1994.

WATZLAWICK P., BEAVIN H.J., JACKSON D.D., La pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.

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