"ricette" di buonumore facili per tutti e per ciascuno...


"ricette" di buonumore facili per tutti e per ciascuno...

           

            Nel mondo mediatico, nel web che esploriamo avidamente, ovunque intorno a noi, per ogni soluzione, persino per riappropriarsi del  buonumore.  Pare che siano dieci facili gradini, o, per chi vuole essere più analitico 23 mosse, o semplicemente sette passi...per ottenere il buonumore, tutto facile come Schiacciare il pulsante di emergenza (http://www.caffeinamagazine.it/dal-web/8598-hai-l-umore-nero-ecco-10-mosse-per-superare-i-momenti-piu-scuri). La conosciamo bene, è la forma più evidente di pubblicità, di atavica memoria: già negli anni cinquanta, quando la lavatrice ancora era una chimera e il fustino mitico di Dash ancora non era arrivato, persino impensabile era l'idea del fustino di detersivo, per la casalinga "Omo lava più bianco" o "Olà lava più bianco che non si può" e lo spot mostrava il grembiulino che il bimbo indossava a scuola così candido che risaltava come magnetico tra gli altri grigi; ora usiamo macchine lavatrici "intelligenti" ed ecco un'altra meraviglia: il detersivo che toglie le macchie più difficili senza dover pretrattarle...Abbiamo ben imparato che non è affatto vero e tuttavia continuiamo ad acquistare volentieri i prodotti reclamizzati: fa parte del gioco, sì insomma in fondo non ci dispiace che di raccontino una bella favola e anziché colpevolizzare la pubblicità mendace, puntiamo l'attenzione alla gradevolezza dello spot per i colori, per i personaggi, persino per quanto è insulso talvolta. È la regola non scritta ma puntualmente rispettata che norma molte, forse troppe, nostre scelte negli acquisti e non.

            Ecco quello che mi e ci preoccupa è proprio quel e non. Se acquisto per bisogni che non mi appartengono e dunque indotti è già un problema, ma lo è ancor di più se con atteggiamento acritico adeguo il mio comportamento alla voce delle ...sirene, se insomma mi basta una citazione (magari non ben verificata) di un grande maestro, o una ricetta presentata come semplicissima e facile per convincermi che posso ritrovare lì il mio buonumore.

Vuoi riacquistare il buonumore? fai così: concediti momenti di ozio, vivi un ricordo felice, scrivi, chatta con un amico, organizza una festa, vai al parco giochi, perditi in un libro, rilassati, sii grato per quello che hai (http://it.wikihow.com/Ritrovare-il-Buon-Umore), cerca di avere sempre delle conversazioni profonde, significative, sentiti parte attiva di una bella storia indossando una spilla della nonna... (http://it.wikihow.com/Essere-Felici).  Sarebbe naturale chiedersi, ma se sono triste, mortificato, di malumore, come potrò godere di un momento di ozio? Piuttosto è quasi certo che quel momento enfatizzi il mio problema, che riflettendo sui motivi che mi rendono triste entri sempre più nel problema, anziché trovare una soluzione per uscirne e lo stesso pericolo è insito persino nella conversazione profonda, ammesso che io abbia qualcuno a cui poter aprire il mio animo. Insomma, le ricette che vengono proposte possono avere efficacia solo se ...sono già fuori dal mio momento buio, mi sto ri-motivando e sono disponibile ad organizzarmi in qualche modo, da solo o in compagnia. Mi sarebbe possibile godere di una passeggiata nel parco o perdermi nella lettura, a patto che io sia già uscita da quella condizione di malumore che mi inchioda e che in ogni cosa, persona o situazione vede e annota ogni minuscolo aspetto negativo e solo quello. Vivere un momento buio significa proprio assenza di luce, cioè di motivazione, di obiettivi che ci appaiono credibili, di senso... E se è vero che i cambiamenti repentini di umore non dipendono solo da noi, ma anche da cause esterne o dalle persone con le quali ci relazioniamo, ci rendiamo conto che uscire dal nostro momento buio è tutt'altro che seguire il procedimento di una ricetta.

            Carl Rogers, con il garbo specialissimo che lo distingue, ce lo ha insegnato e ci ha dato una grande rassicurazione: in ognuno di noi è presente la tendenza attualizzante che lo induce a cercare il bene per sé. Scelgo qualche sua affermazione in proposito:

“La vita è un processo attivo, non passivo. L’organismo è teso ad assumere comportamenti tali da mantenere, migliorare e riprodurre se stesso. Questa tendenza, diretta verso qualcosa di fondamentale, deve essere tenuta presente quando si parla di ciò che ‘motiva’, nel senso più profondo, il comportamento degli organismi. La tendenza è operante in tutti gli organismi e in ogni momento.

            Considerazioni di questo tipo mi hanno spinto ad indicare la tendenza attualizzante come il costrutto motivazionale essenziale della mia teoria sulla personalità e sulla terapia. Fui influenzato dal pensiero di Goldstein, Maslow, Angyal ed altri. Scrissi (1959) che la tendenza attualizzante implica “uno sviluppo verso la differenziazione di organi e funzioni, verso l’espansione e l’arricchimento per mezzo della riproduzione. Si tratta di uno sviluppo in direzione dell’autonomia che rifugge cioè dalla eteronomia risultante dalla sottomissione a forze esterne”.

            Sembra ci siano sempre più elementi che appoggiano una concezione dell’organismo come iniziatore attivo di comportamenti orientati. Esistono delle ricerche in biologia che appoggiano il concetto di Tendenza attualizzante, una è quella di Driesch sui ricci di mare, citata da Bertalanffy (1960).

Anche nell’essere umano il fatto che più impressiona è questa tendenza diretta verso il completamento e l’attualizzazione delle proprie potenzialità. Noti sono gli studi che trattano del comportamento esplorativo, della curiosità, del gioco e della tendenza spontanea dell’organismo a cercare degli stimoli, a differenziare l’uno dall’altro gli stimoli presenti nel campo.(Carl Rogers , '78).

            Le rapide e facili ricette sovvertono la realtà quando ci fanno credere che la nostra personalissima e intima capacità di ri-acquistare la gioia di vivere, di discernere ciò che è meglio per noi, la nostra crescita e il nostro equilibrio,  è una forma di apprendimento dall'esterno. Il buonumore è soprattutto e prima di tutto questione di equilibrio, un equilibrio specialissimo, tutto nostro e diverso da quello altrettanto speciale dell'altro, equilibrio di profumi, colori, luce e luminosità nell'ambiente, abiti, cibi, musica, attività fisica, meditazione, una "buone" azioni, nuovo obiettivo, gioco, autoironia, un dire finalmente un no!, creatività, una risata, farsi un regalo, accettarsi, perdonare all'altro e/o a noi stessi..., ogni giorno insomma riuscire a zittire il nostro giudice interiore. Come potrà una ricetta, che per essere  seguita da tutti necessariamente prescinde da situazioni  specifiche, essere efficace per ciascuno di noi?

            Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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