Lavorare con i sogni. Contattare l’ovvio nella relazione figura/sfondo


lavorare con i sogni

Da un punto di vista operativo, nel ruolo di counselor, nel lavoro coi sogni, è rilevante mantenere il contatto con quello che c’è, con l’ovvio. Il sognatore racconta, il counselor guarda e, mentre osserva, avverte che il cliente, mentre sta narrando un contenuto, include qualcosa che l’operatore sente più o meno congruente con i suoi atteggiamenti inconsapevoli (il non verbale, la sua postura, ecc.), contemporanei al racconto. Il counselor opera con quegli aspetti che rinviano alla relazione dinamica di figura/sfondo che contraddistingue l’esistenza del cliente, proponendo ciò che la persona un po’ tralascia nella sua esperienza, che omette, in quanto li mostra al counselor e non a se stesso.

Il counselor presenta ciò al cliente e in questo lo segue; ascolta, inizia a prendere contatto, fa delle scelte, propone e non impone iniziative di lavoro, sentendo come il cliente replica e come e quanto è pronto a mettersi in gioco. Ciò che coglie lo scopre col cliente, lo pone nello sfondo, senza sapere che indirizzo potrà prendere; l’obiettivo è riportare le cose a posto, non nascondendole, ma ricollocarle nei “luoghi” che sono giusti per il cliente.

 

In questa fase, il counselor accompagna il cliente nel recuperare come suo quello che era in ombra e credeva non esserci, cominciando ad inserire parti che erano sullo sfondo e facendole arrivare in figura, attraverso la proposta di un’opera di recupero e di integrazione. L’esperienza potrà poi modificare la mappa delle relazioni cognitive, comportamentali ed affettive con se stesso e con l’ambiente. Queste sono le condizioni che possono condurre a comprendere interiormente l’esperienza drammatizzata e non solo una descrizione fredda e razionale dell’episodio onirico. Emerge il diritto del cliente di conquistare qualcosa per sé, l’opportunità di dirsi quello che non si poteva cogliere.

Infine, ci possiamo chiedere che funzione abbia il racconto del sogno all’interno della relazione d’aiuto tra chi narra e ascolta. Nella prospettiva di Rossi, si devono considerare tre livelli per cogliere come essi possono attivare una costruzione di senso funzionale, cioè che dia strumenti, risorse o punti di vista diversi per la persona che racconta il sogno.

Il primo livello tiene conto di come il sogno si colloca nella relazione counselor/cliente; in questo caso, il sogno è inteso come qualcosa che ha a che fare con la relazione d’aiuto. Il secondo livello considera cosa il sogno, in senso onirico, mette in gioco del cliente nella sua relazione col mondo, nel lì e allora e nel qui ed ora. Nel terzo, e non ultimo livello, si prende atto del modo in cui il sognatore accoglie il mondo dentro di sé, di come il sogno raffigura o è una metafora del modo di rapportarsi tra sé e sé del cliente.

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