Linguaggio tecnologico

Inviato da Luciano Berti

cmqGli adolescenti di oggi hanno adottato un linguaggio, in precedenza sconosciuto, che ha un legame molto stretto con lo sviluppo tecnologico. E’ il linguaggio degli SMS. E’ una forma lessicale che non ha regole grammaticali, come le intendiamo generalmente. Ha però le sue regole: sintesi e simbolizzazione. I vocaboli si trasformano, spesso perdendo le vocali, e compaiono faccine (emoticons) o simboli a rappresentare gli stati emotivi. Alcuni esempi? C6=ci sei; cmq= comunque; nn=non; X=per; che=ke; XK’=perchè;TVTB=ti voglio tanto bene;grz=grazie; Xo’=però; qnd=quando; r8=rotto. La fantasia ovviamente si spreca. Perchè si utilizza un linguaggio simile? E’ sicuramente nato dall’esigenza di risparmiare e quindi dalla necessità di scrivere il maggior numero di contenuti riducendo nel contempo le parole. Poi è divenuto un linguaggio che per certi versi identifica una generazione, quella del cellulare. Al di la della creatività espressiva c’è il rischio di contaminare il linguaggio parlato e di perdere quelle capacità espressive che hanno fatto la storia della letteratura italiana. L’altro rischio è quello di nascondere le proprie emozioni lasciandone la “gestione” al telefonino e l’interpretazione a chi legge il messaggio.

 

E’ un universo da indagare e da studiare a fondo. Citando Italo Calvino: “Tutto può cambiare, ma non il linguaggio che ci portiamo dentro, come un mondo tutto esclusivo e alla fine paragonabile all’utero della propria madre”. Torniamo al linguaggio SMS; le abbreviazioni non sono un’invenzione recente: sin dall’antichità si utilizzavano per risparmiare i supporti dove si incidevano gli scritti. L’abbreviazione SPQR è forse l’esempio più conosciuto.Oggi non c’è necessità di risparmiare supporti se mai di ridurre la dimensione dei messaggi. Lo strumento tecnologico permette la comunicazione immediata e sintetica, il raggiungimento dell’altro in qualunque parte del mondo. Un tempo per scrivere a qualcuno si doveva prendere carta, penna e calamaio. L’atto di intingere il pennino nell’inchiostro era una forma d’arte. Quante volte i bambini delle scuole elementari degli anni 60 chiazzavano i quaderni di inchiostro. In questo atto c’era un insegnamento fondamentale: non potevi sbagliare, pena un foglio disastrato o il rifacimento del compito. Oggi c’è il correttore ortografico. L’ordine rientrava nella valutazione dell’allievo. Oggi nelle scuole sono entrati i tablet. All’ordine si è sostituito l’allineamento a sinistra, a destra o giustificato. Prima si copiava dagli appunti ogni si fa il copia ed incolla. La generazione attuale è tecnologica e veicola un proprio linguaggio:“chattare,surfare,ciccare,zippare,scannerizzare, ecc…”.Termini spesso introdotti nel gergo comune : “sei connesso?, resettati, account…”. Molti adolescenti di oggi non sanno scrivere, non sono in grado di produrre testi complessi e commettono parecchi errori grammaticali. Forse perché leggono poco, sono più orientati alla tecnologia che sarà pure interattiva ma che non lascia un “resto”. Immaginiamo di rovistare in soffitta e trovare un quaderno della nostra infanzia. Il riconoscere la nostra calligrafia infantile, leggere i nostri temi di alunno sicuramente ci produrrà un moto interiore. I nostri figli rovisteranno in soffitta, troveranno un Cd Rom e aprendolo troveranno tanti bei temi perfettamente ordinati in Times new roman. Non credo sarà così emozionante.

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