Sport e Psiche. La psicodinamica dell'immersione profonda


sport e psicheStorie leggendarie di luoghi e di creature che si trovano nelle profondità del mare sono presenti in molte culture: il Palazzo di Nettuno e la dimora delle sirene, il mostro di Loch Ness che ogni tanto si risveglia, il Leviatano, feroce mostro marino della mitologia fenicia, enorme animale menzionato nel Vecchio Testamento quale nemico di Dio e la città di Atlantide, la cui misteriosa scomparsa si intreccia tra archeologia e leggenda.

L'uomo è stato sempre spinto dalla sua curiosità esplorativa ad avventurarsi negli abissi e ha scoperto così che il punto più profondo è situato in una lunga depressione sul fondo dell'Oceano Pacifico chiamata Fossa delle Mariann; questo punto (detto Challenger Deep) è a circa 200 miglia a sud di Guam.

Una domanda che ci possiamo porre è la seguente: "Perché un sub, superate le difficoltà iniziali prova il desiderio di andare sempre più in profondità?"

Forse questa domanda non avrà mai una risposta definitiva, si può tentare di capire però le origini di questo desiderio.

Occorre partire dalla Genesi, quando nella Creazione si fa riferimento al fatto che Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza che domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo ...". L'uomo, confinato sulla terra, ha un'indicazione resa ancor più onnipotente dalla prescrizione divina di dover dominare gli animali degli altri due mondi: il cielo e il mare.

 

Sono questi, infatti, i due mondi cui fanno riferimento i principali miti, ecco che la mitologia e le leggende possono offrirci alcune ipotesi per aiutarci a capire il segreto dell'istinto per il profondismo.

 

Psicodinamica dell’immersione profonda, il desiderio di immergersi in profondità.

La motivazione che spinge sempre più i subacquei ad immergersi per raggiungere profondità maggiori va ricercato nel crescente bisogno di trovare nuove cariche emotive che consentano di coniugare l'amore per le attività avventurose con un rapporto intimo con la natura. L'immersione profonda è una risposta alle esigenze dell'inconscio tanto individuale che collettivo di recuperare quel rapporto primordiale presente tanto nel ritorno alla condizione intrauterina, dove la vita si svolge nell'acqua, quanto nelle profondità del mare dove vivono i pesci, nostri lontanissimi antenati.

Il momento più significativo dell'attività subacquea corrisponde, però, al momento in cui viene attraversata quella linea che segna il confine tra l'aria atmosferica e l'acqua, che vuol dire di fatto varcare una linea reale, unica, diversa da qualsiasi altro confine di tipo metaforico tra dimensione reale e virtuale o tra somatico e psichico. Confine che segna la separazione tra due mondi: quello terrestre e quello sottomarino.

Le risposte più frequenti che danno i subacquei sulla loro motivazione a questa attività sono: "mi piace il mare, voglio fare un'attività piacevole a contatto con la natura e nello stesso tempo imparare a migliorare la mia capacità di autocontrollo", "mi affascina e mi incuriosisce", "sono incuriosito nell'esplorare un mondo diverso". Un subacqueo tecnico racconta in questo modo la motivazione all'immersione: "Era un momento della vita dove la sofferenza copriva ogni cosa di me, è successo per caso, nella speranza di fermare la mente. Ha funzionato, la prima volta che ho messo la testa sott'acqua la vita è cominciata."

 

Dinamiche inconsce e immersione

Alcuni subacquei descrivono se stessi diversi quando si trovano sott'acqua: "Mi sento più rilassato", "Divento più tranquillo", "Mi sembra che i miei problemi siano più piccoli", "Sono più consapevole del mio corpo". A volte queste affermazioni danno l'idea che ci sia una regressione o un ritorno a stadi più precoci dello sviluppo, relativamente agli aspetti che riguardano la sensazione di assenza di peso, l'essere isolato e la libertà dalle preoccupazioni.

Numerosi autori hanno rilevato che le motivazioni che spingono ad intraprendere l'attività subacquea hanno radici che traggono origine dalle dinamiche inconsce dell'individuo. Nel momento in cui si valica la linea di contatto tra l'aria e l'acqua e l'immersione è "agita" si svilupperebbe una divaricazioni tra pulsioni profonde e motivazioni consce. E' in questa condizione che possono affiorare conflitti interiori, come argomenta J. Hunt nei suoi lavori che fanno emergere le pulsioni libidiche e quelle aggressive del soggetto che pratica l'immersione. Merita di essere ricordata l'osservazione di Antonelli che definiva lo sport subacqueo "un'esperienza di vita parallela" più che una vera disciplina sportiva. In base a questa affermazione, il subacqueo sembra ritrovare nel mondo sommerso qualcosa che non riesce a vivere o a soddisfare nella vita quotidiana. E per questo motivo che durante l'immersione diventa più importante quello che si prova o quello che si immagina che si potrà osservare piuttosto di ciò che realmente si incontra.

L'immersione corrisponderebbe all'affiorare di un mondo interiore proiettato attraverso le dinamiche della fantasia inconscia nel mondo sottomarino. Questa esperienza, che svolge una funzione simile a quella del sogno, non è strettamente attinente al momento dell'immersione, anzi spesso viene a essere vissuta prima o dopo l'immersione stessa.

Pelaia dai colloqui clinici che ha svolto con sommozzatori di diverso ceto ed estrazione sociale ha evidenziato che non è il mondo subacqueo reale a stimolare e ad attrarre il subacqueo, ma l'idealizzazione di esso. E' la tendenza, comune a tutti i sub del suo studio, a soddisfare le esigenze di dinamiche inconsce a ricostruire, al di sotto del mare, il meraviglioso mondo delle esperienze primordiali. Questo aspetto è verificabile sul piano interpersonale quando, durante il "debriefing", ogni subacqueo racconta di aver visto pesci, coralli o di aver provato delle sensazioni che molto spesso differiscono dalle esperienze e dai racconti degli altri subacquei come se ognuno avesse fatto un'immersione diversa. Anche sul piano intrapersonale la ripetizione, da parte del subacqueo, di un'immersione già effettuata fa sì che affiorino nel campo percettivo elementi che la rendono diversa dall'esperienza vissuta in precedenza.

La ricerca del piacere anestetico del cullamento, il senso piacevole di perdita del controllo, il contatto con l'acqua, portano il subacqueo a sopportare fortissimi disagi e pericoli reali. Si possono notare così,alcuni significati dell'attività subacquea attraverso le forme della sovradeterminazione onirica.

Alcuni autori sono dell'opinione che la regressione, vissuta piacevolmente dal subacqueo nell'immersione, svolga il significato di un meccanismo di difesa contro l'angoscia o i vissuti conflittuali che si sviluppano nella vita relazionale quotidiana.

Il rapporto che si viene a creare tra il mondo dell'immersione subacquea e l'isolamento dalla vita e dalla realtà fa sì che l'attività subacquea diventi un tentativo di difesa contro le pulsioni aggressive, specialmente quando rischiano di diventare pericolose.

Le modificazioni che vengono a crearsi nel vissuto del subacqueo verso la competitività, il progressivo limitare la vita di relazione e l'intensificarsi dell'attività subacquea, hanno in comune il tentativo di costruire un luogo (la dimensione subacquea) dove non vi sia lo spazio per le manifestazioni aggressive, specialmente quando diventano pericolose.

Altri meccanismi di difesa, che possono essere presenti nell'immersione, sono lo spostamento e la negazione, che consentono al subacqueo di investire su oggetti meno conflittuali e di vivere così minori sensi di colpa. La funzione di questi meccanismi è di far sì che il subacqueo durante l'immersione possa incontrare "nemici" sottomarini temuti, ma meno pericolosi di quelli reali, presenti sulla superficie terrestre.

Le immersioni che espongono il subacqueo a rischi di incidenti o i tentativi di superare i propri limiti rappresentano quindi un venir meno di questi meccanismi di difesa. La ricerca dell'isolamento fallisce e l'aggressività (a causa dei sensi di colpa non più mascherati o spostati) viene rivolta verso se stessi. Le situazioni di pericolo possono essere create anche per il desiderio di appagare grosse spinte di tipo narcisistico; si tratta di momenti di grande onnipotenza, che hanno spesso una funzione compensatoria a vissuti di frustrazione o di inadeguatezza.

Una reazione di adattamento, che si manifesta in alcuni subacquei ed è riscontrabile nell'estasi da record del campione, è la "paura del ritorno in superficie", rappresentata da un sentimento "claustrofilico" con nostalgia della profondità e un vissuto ambivalente che consiste nel sentirsi più protetti sott'acqua piuttosto che in superficie.

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A presto Dr. Alloggio A. A.

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