La Timidezza, una strana condizione dell’anima


TimidezzaLa timidezza può essere definita come un ''disturbo'' che, in presenza di altre persone, paralizza le proprie intenzione.
Timore di agire, paura di osare, panico: queste le sue manifestazioni più frequenti.
Anche se può essere una caratteristica ereditaria, nella maggior parte dei casi è una conseguenza di una educazione ricevuta in ambienti oppressivi o eccessivamente protettivi.
Normalmente alla fine della fase adolescenziale questo ''disturbo'' tende a diminuire il proprio effetto: in caso contrario diviene stabilmente una caratteristica della personalità.
La persona timida è spesso in realtà più intelligente della media, purtroppo non riconosce i propri meriti, a volte si disprezza e si crede inferiore agli altri.
Ovviamente non é da confondere con la modestia: infatti il modesto riconosce le proprie qualità e le proprie capacità ma non ne trae motivo per vantarsi, invece il timido chiude gli occhi di fronte alla realtà e segue le chimere della sua immaginazione.
Oltre a vedere in se stesso difetti che non ha, tende a pensare di essere sempre bersaglio di severi giudizi altrui: chiaro sintomo di una recondita presunzione di credersi un pensiero fisso nelle menti degli altri.
Contrariamente alla sindrome da persecuzione, che attribuisce alla cattiveria degli altri le proprio disgrazie, chi soffre di timidezza pensa invece che gli altri abbiano ragione di criticarlo perché lo merita.


Questa mancanza di sicurezza nei rapporti sociali induce il timido ad assumere uno stato di imbarazzo e di impaccio sopratutto verso le persone dell'altro sesso: cerca di nascondersi, di non apparire, si defila nel timore di esporsi all'attenzione del prossimo.
Invece nella propria intimità si rivela sempre un'inesauribile fonte di pensieri e di sensazioni.
Per agire il timido ha spesso bisogni di essere rassicurato, ma corre il pericolo di rimanere in tal modo succube di qualche persona.
Guai ai timidi che hanno incarichi direttivi : la costante paura degli altri e il bisogno delle loro rassicurazioni possono scaturire un esasperato “Autoritarismo”
Ed ecco che approfittano della loro posizione per “Intimidire” gli altri, assumendo un atteggiamento teso e scontroso

La timidezza è da considerarsi un difetto lieve del carattere: bisogna però prenderne coscienza ed accettarla, comprendere che si tratta di un fenomeno comune e di per se banale.
Per vincere la timidezza occorre solo la forza di volontà: una persona timida ed introversa non può diventare completamente diversa, ma può ridurre notevolmente la propria timidezza, imparare a gestirla e perfino ad utilizzarla a proprio vantaggio.
Uomini e donne inoltre sono timidi in modo diverso. Il sesso maschile è colpito da questo disturbo più del doppio rispetto a quello femminile, ma le donne hanno in genere paure sociali più severe.
Le diversità si rilevano anche in riferimento al modo di vivere la vita di coppia: sia gli uomini che le donne sono piuttosto pessimisti e rinunciatari nella ricerca e nel mantenimento di una relazione ma, mentre i maschi sono più fatalisti e quando vedono che le cose non vanno tendono a lasciar perdere, le femmine invece sono più combattive e si danno da fare per conservare il legame.

Riflettiamo dunque sulla timidezza rileggendo una celebre frase di Pablo Neruda:

La timidezza è una condizione strana dell'anima, una categoria, una dimensione che si apre la solitudine. È anche una sofferenza inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s'irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa qualità o questo difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l'immortalità dell'essere.

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A presto Dr. Alloggio A. A.

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