Universalità delle culture della condivisione e paradigmi della coscienza planetaria

Inviato da Cesko Tormen

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N.B: Il seguente articolo è espressione dell'orientamento espistemologico, deontologico e didattico della Scuola di Counseling a indirizzo Bioenergetico-Transpersonale dell'Istituto di Medicina Globale di Padova (www.counseling-img.it), ed è stato scritto, in accordo con con il corpo docente e la direzione didattica, da due dei suoi insegnanti: Bruno di Loreto Wurms e Francesco Tormen. 

Il focus di questo breve contributo al processo di autocoscienza del Counseling verte sulla relazione fra interiorità e ambiente. È nella polarità fra queste due sponde complementari dell’esperienza umana che il Counseling incontra i grandi temi mitologici della sua ricerca professionale ed esistenziale. Di più, ciò che andrà poi a porre in essere con i propri clienti sarà null’altro che l’effetto dell’impegno profuso nei suoi pellegrinaggi antipodali fra mondo fenomenico e le realtà della propria personale interiorità.

Possiamo utilmente impiegare solo gli esiti dei nostri superamenti (Nietzsche), dunque lo sviluppo d’una professionalità chiara, forte e pura, dipende integralmente da quanto il Counselor saprà votarsi ad un’intensa e durevole ricerca di senso e di risveglio.

Per comprendere realmente le situazioni di disagio e le difficoltà dei propri clienti il Counselor deve conoscere e saper riconoscere con precisione e discernimento quanto accade alla persona nelle sue molteplici declinazioni esistenziali.

Citiamone alcune a titolo di esempio:

Affettività, genitorialità, biografia, retaggio familiare, valori, lavoro, impiego del tempo, economia, salute fisica, spiritualità, alimentazione, espressività, conoscenza di sé, interessi, motricità, aspirazioni, ecc…

Ognuna di queste dimensioni assieme alle molte altre, qui non ricordate per motivi di brevità, è interconnessa in ognuno di noi ad ogni altra, ed è già molto impegnativo ed appagante essere dei professionisti esperti e competenti in una sola di esse.

La specializzazione è un passaggio inevitabile, ricordiamolo, di qualunque professione seria e ben fondata, ma è solo un passaggio.

Al fondo di ogni disciplina v’è l’atteso incontro, anzi, l’attesa reintegrazione della specializzazione stessa con lo spettro complessivo delle attività e dell’esperienza umana, come simboleggiato ad esempio nel Cerchio di Medicina dei Nativi Americani, nel simbolo del Tao e nelle dimensioni costitutive della croce cristica.

Il Counseling sembra essere, allo stato attuale, proprio un tentativo della Coscienza Planetaria di riunire gli sforzi di parti sempre più rilevanti delle società contemporanee per rifondare su basi nuove, più condivise e pacifiche, le strutture, i valori, ed i processi più generali del vivere quotidiano. Si può quasi dire che il termine Counseling stia diventando un suffisso che altro scopo non ha se non di validare il termine principale a cui si appoggia.

Così, ad esempio, i Counseling teologico, filosofico o aziendale sviluppano, con una globalità d’approccio di ordine superiore, il concetto di consulente in uso fino a poco tempo fa e ancora oggi utilizzata senza problemi nei settori più specialistici.

In altre parole la dimensione del Counseling dichiara esplicitamente che affrontare un qualsiasi problema, nei suoi ambiti di pertinenza, significa coniugare le dimensioni interiore ed esteriore dell’essere umano così da decretare la fine dell’illusione meccanicistica e separativa che, come sappiamo, ha prodotto cartesianamente culture specialistiche consacrate all’analisi, ma del tutto incapaci della visione sistemica ed olografica necessaria alla sintesi.

Counseling, in altre parole, in quanto suffisso unifica le aree culturali specificate dall’aggettivo all’interno di un approccio che contempla l’interezza dell’esperienza umana senza mai separare gli affetti dal lavoro, il piacere dal dovere, il personale dal sociale, il cuore dalla mente.

Un paradigma implicito nell’area culturale nativa del Counseling afferma che non esistono reali ed invalicabili soluzioni di continuità fra la fenomenologia del mondo materiale e quello dell’interiorità dell’uomo.

Dunque nemmeno tra la dimensione individuale e quella collettiva.

Sta al Counselor reimpararlo per primo, e forse con maggior impegno di altri, e trasferire tale consapevolezza ai propri clienti lungo un processo educativo articolato e di ampio respiro, e che sia pienamente orientato al fiorire delle potenzialità latenti del cliente.

Sono proprio i suoi segnali di disagio a svelare l’esistenza di qualità sopite che chiedono con urgenza di essere risvegliate ed integrate nel vissuto.

Il Counselor quindi, al di là della inevitabile specializzazione, si pone come figura di collegamento fra i campi più specifici delle attività, delle imprese collettive, dei saperi e le sfere più profonde ed inespresse dell’interiorità, dei valori morali, e della trascendenza. La missione del Counselor è incrociare consapevolezze ed esperienze armonizzando così le polarità.

Una parte rilevante di disagi sociali ed esistenziali contemporanei nasce da questa crescente difficoltà, talora insormontabile, nel far comunicare positivamente e creativamente le anime individuali, sempre più smarrite e sole, con l’anima del mondo, il mare oceano delle esperienze collettive sovra individuali. La realtà appare, ogni giorno meno, un buon posto nel quale vivere e fare crescere i propri figli e tutto ciò risulta essere, in qualche modo, opera nostra.

Dove stiamo sbagliando, dunque?

Potremmo rappresentare così la legittima e statutaria aspirazione del Counseling a cercare, ancora prima che a fornire, risposte ad una sofferenza diffusa ed indistinta dei singoli, delle comunità, dei popoli e delle nazioni.

È inutilmente limitativo l’approccio sociologico che tende a minimizzare, alla luce delle principali dinamiche globali, l’importanza dei singoli e dei fenomeni della coscienza, ma è altrettanto fuorviante, miope ed obsoleto il classico approccio terapeutico a singoli o gruppi, allorquando si ostina ad ignorare la dimensione sociale e politica principale responsabile e fabbrica del disagio.

Entrambe però, tanto la visione sociale quanto quella terapeutica, possono convergere all’interno di una visione terza, quella del Counseling, olistica ed unificante per definizione, che autorizza a confidare nel superamento dell’inutile e mistificante dualismo socio sanitario attuale.

Urge ricostruire, proprio in virtù della terzietà d’una visione maggiormente chiarificante ed inclusiva, quel tessuto ad un tempo intrapsichico e sociale che altro non è se non l’essenza stessa della nostra umanità in tutte le sue più diverse e universali accezioni.

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