Cos'è il counselling? - Parte 2 - Il background storico

counseling_storia“La storia del counselling s'inserisce all'interno della storia delle professioni d'aiuto: il sostegno, la cura e l'aiuto reciproco appartengono alla storia stessa dell'essere umano e risale, in quanto tale, alla notte dei tempi. Le pratiche e le differenze che si possono riscontrare nell'esercizio attuale del counselling, tra modelli di riferimento e tecniche utilizzate, possono essere fatte risalire alle modalità con cui tale pratica si è gradualmente sviluppata negli ultimi secoli; tale molteplicità di forme d'intervento ha la sua origine nelle forze sociali e culturali da cui si è sviluppata, nel suo complesso, tutta la nostra cultura” (McLeod, 1998; Toneguzzi, 2007).

Nelle società e culture antiche salute e malattia seguivano credenze religiose e soprannaturali, anche se abbiamo testimonianza che già per gli Aztechi alcune malattie si spiegavano con scarse condizioni igieniche. Le forme d'aiuto erano pertanto fondate su pratiche magiche e ritualistiche, aiutate da amuleti, erbe e primordiali pratiche chirurgiche. Le figure di riferimento erano dunque guaritori, sacerdoti, e poi medici ed altre figure ausiliarie. L'assistenza agli ammalati invece era un compito diffuso, dapprima probabilmente all'intera comunità di appartenenza, per poi gradualmente passare la mano a figure sempre più specializzate. Con l'avvento dell'età cristiana l'assistenza ai bisognosi ebbe una grande espansione, seguendo i principi di fratellanza, solidarietà, benevolenza del prossimo. Nel Medioevo questo portò anche alla fondazione di veri e propri ordini monastici che si occuparono della cura e dell'assistenza, soprattutto durante le grandi epidemie del tempo. Dal quindicesimo secolo la malattia divenne sempre più un evento di natura, e la professione medica, con la nascita e la diffusione delle università, trasmissibile a livello scolastico.

 

Con l'avvento del positivismo e la rivoluzione scientifica ed industriale le istituzioni si differenziarono e le professioni d'aiuto delinearono i loro confini con sempre maggior precisione, con medici, infermieri, ostetriche da una parte e le figure assistenziali dall'altra. “Le forme meno estreme di problemi emotivi o interpersonali venivano gestite dal sacerdote, attraverso, ad esempio, la confessione” (Toneguzzi, 2007). “Lo stile di vita della comunità, improntato di religiosità, che tutto sommato riusciva a contenere la sofferenza dell'animo, iniziò a prendere una piega diversa da quando la Rivoluzione Industriale mostrò i suoi primi effetti” (Foucault, 1967; Toneguzzi, 2007). Infatti da una vita prettamente comunitaria, dove gli individui si autogestivano tramite il senso di appartenenza ed il sentimento della vergogna in caso di devianza, si è passati ad una vita sempre più individualista, anonima rispetto alla comunità di appartenenza, e “dove il controllo sociale avviene attraverso norme e leggi” (Riesman et al. 1950; Toneguzzi, 2007). Ben presto si dovette ricorrere a strutture dedicate per quei soggetti che non rientravano nella 'norma' sociale, con la costruzione dei manicomi e di strutture di contenimento adeguate; inoltre la medicina vide il fiorire della psichiatria, a favore della “scientificità” dei problemi mentali. Nascono anche altre figure assistenziali come assistenti sociali e sanitari.

A cavallo tra Ottocento e Novecento, infine, inizia a svilupparsi una nuova ulteriore specializzazione, riguardante la prima definita 'pazzia' e poi 'malattia mentale': la psicoterapia. “I primi medici che si fecero chiamare psicoterapeuti furono Van Renterghem e Van Eeden, i quali aprirono una Clinica di Psicoterapia Suggestiva ad Amsterdam nel 1887. Van Eeden definì, a tutti gli effetti, la psicoterapia come 'la cura del corpo attraverso la mente, aiutato dall'impulso di una mente ad un'altra'”(Ellemberg, 1970; Toneguzzi, 2007). Successivamente venne enfatizzata la relazione tra medico e paziente, e grazie all'uso dell'ipnosi in sinergia con la scienza medica e psicologica. Figura emblematica del passaggio dall'ipnosi alla psicoterapia in Europa fu Sigmund Freud, che sviluppò la sua metodologia psicoanalisi. Elemento di spicco e di novità rispetto ai suoi contemporanei fu l'introduzione del concetto di 'nevrosi allargata', ovvero che una qualche forma di nevrosi è presente in tutti noi. Da ciò cura e assistenza, che prima erano riservate ai 'malati mentali', potevano essere estese a chiunque.

Psicoterapia e counselling ebbero però una più estesa diffusione nel momento in cui ci fu l'incontro tra Europa ed America, dove già la psicologia veniva applicata in svariati ambiti, favorita dalla grande mobilità della popolazione tra gli stati americani, soprattutto per motivi lavorativi e con l'intenzione di migliorare le proprie condizioni sociali, le proprie relazioni, il proprio ambiente. All'interno di questo movimento di espansione e consolidamento della pratica psicoterapeutica nasce ed inizia a crescere il counselling: spinto da Rollo May, Carl Rogers ed altri professionisti della relazione d'aiuto, che iniziano a sistematizzare le conoscenze del campo in risposta alla richiesta di intervento nella gestione di problematiche derivanti dal mondo sociale e culturale che caratterizzavano la società di allora, nel mondo della scuola e del lavoro, nonché del volontariato. Anche in Europa, in Inghilterra ad esempio, a partire dal dopoguerra inizia a diffondersi questa tendenza all'interno dell'aiuto sociale, come in Austria e in Svizzera, dove nascono consultori per la sfera del matrimonio e della famglia. “Sono stati, pertanto, i particolari bisogni sociali a rendere necessaria la differenziazione del counselling come forma d'aiuto distinta dalla psicoterapia: il coinvolgimento all'interno del sistema educativo, le esigenze del mondo professionale e il ruolo del settore del volontariato, per citare i più importanti” (Toneguzzi, 2007). Dagli anni '60 del secolo scorso si è vista una fioritura di associazioni di counselling, che si occupano della definizione, dello studio, della formazione di questa professione; dagli anni Settanta il numero dei counsellor è notevolmente cresciuto, sia per la tendenza più generalizzata dell'individuo alla riflessione su di sé e sul proprio progetto di vita, sia per la difficoltà incontrata dalle storiche figure di “aiuto/assistenza” che, a causa di forti limitazioni dal punto di vista organizzativo e finanziario, hanno via via minimizzato il tempo per l'ascolto dei loro utenti. Molti di essi infatti hanno organizzato percorsi di counselling al fine di proteggere e valorizzare la qualità del contatto con i loro clienti o utenti.

Il counselling nasce infatti come disciplina che utilizza conoscenze e strumenti operativi derivati dalle professioni della salute, ma utilizza questi strumenti in ambiti diversi dalla cura e dalla terapia clinica. Guarda alla “normalità” della vita e a quelle problematiche, impasse, difficoltà che ognuno può riscontrare nel proprio cammino, e si pone come sostegno allo sviluppo in un'ottica di promozione dell'autonomia e della maturità personale.

 

Riassunto da “Introduzione al counselling”, Danilo Toneguzzi, ed. Edigestalt, 2007;

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