Generalità sul Counseling - 1

MATERIALE LIBERAMENTE TRATTO E RIASSEMBLATO DALLA RIVISTA “INTEGRAZIONE NELLE PSICOTERAPIE E NEL COUNSELING”, NUM. 5/6, ANNO 1999

 

Generalità sul counseling.

 

Il counselor si configura come un professionista qualificato, che lavora coadiuvando altri professionisti o in maniera indipendente, con un bagaglio di competenze ricco, versatile, ed utilizzabile in molteplici settori. Il counselor professionale è un operatore della salute, che promuove il benessere psicofisico dell’individuo e della comunità. Non si sovrappone alle altre figure professionali, il suo compito è riconoscere le risorse utili alla persona e usarle come punti di forza per un suo migliore divenire. Sa come sviluppare nell’altro l’autorealizzazione, capacità esplorativa, curiosità, creatività relazionale, perché tutto questo gli appartiene a livello personale. Permette una continua dinamica individuo/contesto, figura/sfondo, e viceversa, in un processo circolare di sviluppo individuo/comunità. Ha imparato a utilizzare con padronanza il modello dell’integrazione pluralistica, sapendo quando e come applicare  metodi, strategie e tecniche rogersiane, fenomenologico esistenziali, ed esperienziali. Dispone di un cospicuo pacchetto di tecniche e di interventi per produrre cambiamenti intenzionali su se stesso e sugli altri. Comprende la realtà del cliente, il modo in cui egli si sperimenta e rappresenta se stesso, gli altri, il mondo naturale, il significato che la vita ha per lui.  

Il counselor formato in un’ottica di integrazione pluralistica crede profondamente nel fatto che le persone possono e sanno:

· prendere decisioni e assumersene la responsabilità;

· dirigere la propria vita, contare sulla libertà di scelta, anche quando sono influenzate dalle variabili ambientali o dalle predisposizioni biologiche e dalla personalità;

· assumere comportamenti intenzionali e finalizzati, tentare continuamente di soddisfare i propri bisogni fisiologici, primari e auto attualizzanti superiori (psicologici, sociologici, estetici).

Questo stesso counselor riconosce, contiene e sostiene i bisogni più o meno manifesti che le persone hanno di:

· sentirsi bene con se stesse ed ottenere conferme del proprio valore da parte di persone per loro significative;

· essere congruenti e ridurre le dissonanze tra realtà esterna ed interna, tra l’esperienza attuale e la sua rappresentazione;

 

· apprendere alternative emotive, cognitive, comportamentali;

 

· effettuare scelte e cambiamenti sia all’interno sia all’esterno del sistema esistenziale di riferimento.

Il counselor così designato è un operatore che integra il suo sapere con il suo modo di essere e con il suo saper fare e creare.

La nascita della figura professionale del counselor risale agli anni ’50 negli Stati Uniti e negli anni ’70 in Europa, in particolare in Gran Bretagna, sia all’interno dei servizi di orientamento pedagogico, sia come supporto nei servizi sociali e nel volontariato. A livello internazionale il counseling viene definito come il “processo interattivo tra un counselor e un cliente che approccia, con ottica olistica, temi sociali, culturali, economici, emotivi”. Il counseling può essere utilizzato al fine di affrontare e risolvere problemi specifici, prendere decisioni, superare crisi, migliorare i rapporti con gli altri, agevolare lo sviluppo, accrescere la conoscenza, la consapevolezza del sé ed elaborare emozioni e conflitti interiori. In altre parole il counselor può essere considerato la persona che in un contesto professionale è capace di sostenere in modo adeguato una relazione con un interlocutore che manifesta temi personali, privati ed emotivamente significativi. Si pone come catalizzatore nei processi di crescita. Il processo di aiuto deve essere inteso come un allenamento all’autonomia che la persona andrà ad acquistare, un togliere ostacoli rendendo così possibile il dispiegarsi delle energie e potenzialità che la persona possiede. La figura professionale del counselor come operatore dell’intervento per i problemi personali e sociali, prende l'avvio in America nella prima parte del ventesimo secolo, rispondendo a tutte quelle persone che pur non "desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana", grazie ad una forte promozione dell’educazione da parte del Commissario della Pubblica Istruzione. Ai counselor che lavoravano nelle scuole elementari, medie, superiori, fu chiesto un maggior impegno rispetto all’orientamento, rispetto al fare scelte consapevoli dietro le quali ci fosse una buona informazione. Come professione il counseling prese slancio in America dalla legge del 1963 che sanciva il principio della riorganizzazione territoriale dei servizi psichiatrici, al fine di offrire la possibilità di trattamento e prevenzione di problemi psicologici non solo negli ospedali ma anche nei centri di igiene mentale di comunità (accessibilità e prevenzione). Alla base di questa legge c’erano diversi assunti:

 

· i fattori ambientali influenzano il comportamento umano;

· prevenire è meglio che curare;

 

· i problemi di salute mentale richiedono qualcosa di più di un trattamento psicoterapeutico individuale;

· i problemi di salute mentale diventarono evidenti in relazione a stress sociali come la povertà, il razzismo e l’alienazione sociale;

· il trattamento di questi problemi dovrebbe prevedere un approccio interdisciplinare che coinvolge figure professionali diverse.

Era in atto un cambiamento fondamentale: si stava passando da un modello centrato sulla malattia ad un modello orientato sulla salute della persona, iniziava a diffondersi la psicologia della salute alla cui base c’è una concezione positiva dell’essere umano, di tipo evolutivo. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita individuale e collettiva. Il counseling approda in Europa negli anni ‘70, attraverso la Gran Bretagna, sia come servizio di orientamento pedagogico, sia come strumento di supporto nei servizi sociali e nel volontariato; in breve tempo si afferma con ruoli e funzioni specifiche (i fondatori dei vari approcci al counseling sono di origine anglosassone). In Gran Bretagna, la British Association for Counseling (BAC) è nata nel 1976, benché prima esistesse già lo Standing Council for the Advancement of Counseling (SCAC). I membri della BAC sono diventati sempre più numerosi, e nel 1994 è nata la European Association for Counseling (EAC) per rispondere ai bisogni delle diverse nazionalità in Europa e per "assistere l'ulteriore sviluppo del counseling come professione in Europa" (EAC, 1995).

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