quando non mi piaccio... divento intrattabile

quando non mi piaccio... divento intrattabile

            Le ragioni che possono renderci intrattabili sono numerosissime, quasi sempre annidate negli... altri e così intrecciate l'una all'altra da costituire una specie di domino: accade che ne allertiamo una e questa, senza che noi ne abbiamo esatta consapevolezza, allerta a cascata tante altre, generando un progressivo, potente circuito di allarme che ci sovrasta. È come se le ragioni per cui viviamo le difficoltà delle relazionali interpersonali fossero tessere di un domino e quando una si appoggia alla vicina, induce una spinta che, pur se piccola, è tale da far precipitare completamente e in tempi brevissimi una fortificazione che avevamo costruito come baluardo protettivo da assalti emotivi, o almeno così credevamo e il domino dispiega su di noi il suo dominio. Notiamo, allora, nell'altro tutto ciò che non ci è gradito e, solo di quello tenendo conto, crediamo di doverci difendere, spesso attaccando. La relazione con l'altro langue, spesso è compromessa e chissà se e quando sarà possibile riattivarla.

 

            Ancor più che le ragioni di in-comprensione con l'altro, a renderci intrattabili concorrono le modalità della relazione che viviamo con noi stessi. La relazione intrapersonale, il grado di soddisfazione e accettazione di ciò che facciamo, abbiamo fatto o siamo è elemento che addirittura può pregiudizialmente condizionare la relazione con l'altro. Se siamo insoddisfatti di noi stessi, è forse inevitabile che nella relazione con l'altro vediamo affiorare solo disaccordo, divergenze di idee, malanimo o mancata disponibilità e ci sentiamo autorizzati a rispondere con altrettanta e forse maggiore resistenza, fino all'ostilità. Non è facile né frequente poterci dichiarare soddisfatti della nostra vita, di come abbiamo vissuto e di come viviamo e, in fondo, è un bene mantenere desto il dubbio per poter accedere al cambiamento e crescere, ma osserviamo le situazioni quotidiane, apparentemente di minore rilievo, stati d'animo e valutazioni, nel qui e ora, di noi su noi stessi. Gli esempi possibili sono infiniti e scegliamone uno tra quelli che a parole siamo abituati a considerare meno importanti o, addirittura superficiali: non piacersi . Non mi piaccio fisicamente o non mi piaccio mentre mi rapporto con gli altri, mentre organizzo la mia giornata, mentre rimprovero qualcuno, mentre uso diplomazia per nascondere il mio totale disappunto, mentre ecc, ecc... Il disagio che provo nei miei confronti innesca un'immediata serrata/chiusura nei confronti del mondo esterno e mi sento pronto ad attaccare chiunque e per qualsiasi motivo. Che cosa è accaduto? Che razza di strano fenomeno condiziona la mia emotività, la mia mente, il mio agire? Difficile condensare in poche righe una risposta e ancor più difficile comprendere a pieno la complessità di ciò che pure viviamo (e non di rado). Ciò che può aiutarci è una considerazione che sarà bene rammentare ogni volta che stiamo per attaccare l'altro: quando non ci piacciamo, qualunque sia il motivo per cui vorremmo essere diversi o, peggio, essere stati diversi, stiamo addossando ogni responsabilità a cause esterne, all'altro, agli altri, al contesto, al mondo che da sempre ha lavorato contro di noi e ci ha impedito in mille modi di realizzarci come avremmo desiderato e potuto. Ciò che trovo molto interessante è che questo sentire è comune anche a coloro che per temperamento e convinzione sono usi trovare le radici del proprio comportamento in se stessi e non in cause esterne. Se non ci è dato evitare errori, possiamo almeno avere e mantenere consapevolezza di come si determinano.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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