la leggerezza si può vivere e ... insegnare

la  leggerezza si può vivere e ... insegnare

 

"Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà presente e del futuro".

            Così, nel 1988, Italo Calvino, in Lezioni americane, (Milano, pag. 9, leggerezza non come sinonimo di superficialità, bensì come valore da conoscere e custodire, per dare rinnovato slancio al profondo, umano desiderio di rimanere in contatto con i propri sogni, definirli ogni giorno di più, perché i sogni non diventino una comoda fuga e modellarli, per modellare su di essi la propria vita, sovrastando ogni interferenza della pesante realtà. Ciascuno di noi ha bisogno di nutrire certezza ostinata che possiamo dare ai sogni facoltà di realizzarsi; è questa forza la risorsa più efficace per abbracciare il dubbio, contrastare l'insuccesso, fugare  lo scoraggiamento e quanto più è ostinata tanto rende raggiungibile ciò che con gli occhi della sola ragione definiremmo impossibile.

            La leggerezza aerea dei sogni, dell'illusione costruita di se e forse, tenacemente tenuta stretta a noi nonostante tutto e nonostante tutti, è quel quid che solo permette di andare oltre l'ostacolo, quel quid che è negato a chi si affida soltanto al razionale, come sta accadendo alle nuove generazioni di trentenni, poco più poco meno, allenate a presagire e distinguere, con precisione chirurgica sulla base di ragionamenti consequenziali e realistici, ciò che è possibile da ciò che non può esserlo. Sono generazioni in grado di sopravanzare persino il malessere sfiduciato di molti anziani e per questo spesso riscuotono l'ammirazione di educatori e formatori che li considerano, pur nella loro giovane età, migliori conoscitori della vita.

Suggerirei a genitori, educatori, formatori, a noi adulti che abbiamo il compito di sostenere il presente e dare qualche indicazione per il futuro che una visione strettamente ancorata alla logica matematica, alle implicazione di una logica materiale e formale o sillogistica, alla codifica di concetti intuitivi attraverso dimostrazione e computazione, certamente permette di pre-determinare qualche verità e può far apparire il giovane più "esperto" della vita, ma ad un prezzo altissimo. Il prezzo di negarsi il dubbio, l'imprevedibile, l'inedito, in altre parole, negarsi il futuro non programmabile, per limitarsi alle solide e possibili conseguenze del presente che si sta vivendo. Questa autolimitazione è molto di più che voler essere concreti e "con i piedi ben piantati a terra" , è atteggiamento in netta e totale contraddizione con la peculiarità del nostro essere, in quanto presume di applicare codici, idonei per sistemi lineari, al sistema vivente, la persona umana, un sistema non lineare (dunque non del tutto prevedibile). In questa non facile né totale prevedibilità per ogni situazione che tocca l'essere umano, è lo spazio del dubbio e dell'illusione e la forza dei sogni, del nonostante tutto e a noi adulti spetta il compito di difendere questo spazio in noi per darne testimonianza ai giovani, per offrire loro, appesantiti dalla univocità della razionalità, la leggerezza del vivere e guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi.

Ha scritto Umberto Galimberti (2003): Oggi la si chiama "resilienza", una volta la si chiamava "forza d´animo", Platone la nominava "tymoidés" e indicava la sua sede nel cuore.”  "La forza d´animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende dall’ estraneità verso noi stessi, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no.

Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l´animo si indebolisce si ripiega su se stesso nell´inutile fatica di compiacere agli altri. [Umberto Galimberti, Seguite il vostro cuore la bussola è nei sentimenti, “la Repubblica”, 24 febbraio 2003]   

Ad ogni adulto nel momento in cui si avvicina al giovane è affidato il compito di destare queste emozioni affinché ogni parola che per l'adulto vuole essere di insegnamento non sia per il giovane richiesta di apprendimento di conoscenze non richieste,  ma sia strumento di dialogo, ricerca e definizione dei propri rispettivi bisogni.

Lasciamo ancora che sia Italo Calvino ad accostarci alla leggerezza, da Lezioni americane cap. 1 Leggerezza:

La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso [...]

La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio [...] perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto.[...]

Se la letteratura non basta ad assicurarmi che non sto solo inseguendo dei sogni, cerco nella scienza alimento per le mie visioni in cui ogni pesantezza viene dissolta

[...]Se volessi scegliere un simbolo augurale per l'affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto improvviso del poeta- filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d'automobili arrugginite.

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

 

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