dopo l'errore...andare oltre il rimpianto e il rimorso

immagine di Duy Huynh

dopo l'errore...andare oltre il rimpianto e il rimorso

 

            Che l'errore, anzi gli errori, ci appartengano in quanto umani è un dato di fatto incontrovertibile e che accettiamo facilmente in astratto e se ci imbattiamo negli errori ...altrui. I problemi insorgono quando proviamo lucida consapevolezza di un rimpianto, doloroso rammarico per qualcosa che non si è fatto o rimorso, tormento e cruccio, per ciò che si è fatto. Il nodo è proprio in questo punto, nel non essere in grado di convivere con la consapevolezza dei nostri errori.

            Kathrin Schulz “errorologa” e giornalista per il New Yorker, sostiene che non solo dovremmo ammettere, ma addirittura abbracciare questo nostro essere fallibili, tanto ha fatto propria  la mission  “ideas worth spreading”, idee che val la pena siano diffuse.  

 

(https://www.ted.com/talks/kathryn_schulz_don_t_regret_regret?language=it#t-813593).

Kathrin Schulz alla domanda <cos'è il rimorso?> risponde che è quella condizione che ci consente di essere completamente "funzionali" e pieni di "umanità" e dunque è necessario imparare a convivere con questa consapevolezza, è cioè fondamentale per la nostra vita quell'emozione che sperimentiamo quando ci accorgiamo che la nostra situazione presente potrebbe essere migliore o potremmo essere più felici oggi se solo avessimo agito diversamente in passato. La consapevolezza dell'errore, che sia rimpianto o rimorso, è frutto di una scelta (del fatto che noi ci siamo assunti l'onere di decisioni: il fare o il non fare) e di immaginazione, sì di immaginazione grazie alla quale siamo capaci di immaginare di tornare indietro e trovare in quella situazione, in quel contesto, una possibile decisione diversa (allora non vista, non intuita), immaginando e ri-costruendo così un diverso nostro Presente.

Ciò che è in questa condizione già difficile ha del paradossale è che proviamo il rimpianto o rimorso più forte quando pensiamo di essere responsabili di una decisione che è risultata appena un po' sbagliata, vicinissima a quella desiderabile e giusta, insomma che poteva quasi andar bene. Ciascuno di noi sa bene quanto di più ci tormentiamo se ci accorgiamo di essere stati vicinissimi a prendere la decisione più efficace (se abbiamo quasi vinto un premio, quasi raggiunto un record...), e ci diamo pace nel nostro animo se, al contrario, l'abbiamo non solo mancata, ma non l'abbiamo neppure percepita e siamo stati lontano le mille miglia dalla soluzione. Quanto brucia, per ogni evento della nostra vita, l'essere stati lì lì per farcela  e per un soffio aver mancato l'obiettivo. Brucia moltissimo e non nell'immediato soltanto, ma, se siamo abili a torturarci (e lo siamo con una tenacia eroica) quel bruciore non solo non ci molla per decenni, ma si insinua stabilmente nel nostro intimo sentire condizionando scelte, desideri persino i nostri sogni e le relazioni interpersonali.

Riflettere "a freddo" su come funziona  questa amara consapevolezza di aver commesso errore può darci un risvolto positivo, può indurci ad osservarci attentamente mentre ci dibattiamo nel vano tentativo di far scomparire magicamente l'errore. Questa infatti sembra proprio la prima situazione emotiva che l'aver preso atto di un nostro errore provoca: piuttosto che cercare il modo per risolverlo, vogliamo che il problema sparisca; dal momento che il problema in effetti resta e anziché scomparire, ingigantisce ai nostri occhi, nella nostra mente assaltando il nostro orgoglio che giace stramazzato, allora apriamo un contenzioso con noi stessi, meravigliandoci di come abbiamo potuto commettere proprio quell'errore, quasi che una parte di noi soltanto ne abbia responsabilità e noi assolutamente quella parte vogliamo disconoscerla, quindi vogliamo punirla e ci autoinfliggiamo la ripetizione di ciò che abbiamo commesso...all'infinito.

Richard Bandler ci regala una magistrale descrizione di questi stati d'animo e di come il nostro cervello sia generoso dispensatore di sussulti e pentimenti o bruciori proprio nei momenti in cui potremmo godere di calma e serenità (Usare il cervello per cambiare, '86, cap. 1Chi guida l'autobus? pag.14 e segg.).  E ancora afferma R. Bandler: "Il cervello è un sistema di archiviazione, non un sistema di riscrittura. Non possiede una funzione di cancellazione; perciò non potete riscrivere il vostro passato. Ciò che dovete fare è insegnare al cervello ad andare in una nuova direzione, qui invece che là." (Magia in Azione, '93).

            Nel mondo della più sofisticata tecnologia c'è un CTRL + Z = annulla ultima...azione, per ciò che ho deciso di fare e vorrei non aver fatto o per ciò che non ho fatto e ora vorrei aver fatto ? Possiamo farlo per le amicizie, semplicemente rimuovendole; possiamo, premendo quel tasto, non seguire più qualcuno, perché mai non possiamo farlo con ciò che riconosciamo sbagliato e che sappiamo comporterà per noi effetti pesanti? No, per questo, semplicemente non c'è alcun CTRL + Z e i tasti ON OFF della nostra attività intellettiva, cerebrale, emotiva...sono ben difficili da individuare e gestire, ma quelli sì esistono, parola di PNL e vanno conquistati.

            Ai primi posti tra i rimpianti e i rimorsi più frequenti per noi occidentali si trovano il non aver imparato di più nella formazione scolastica, non aver deciso di seguire altri indirizzi di studio, non aver avuto la carriera che avremmo potuto costruirci, non aver utilizzato come avremmo potuto il tempo ... libero di cui abbiamo goduto: bellissima, efficace mappa che traccia la strada maestra per una vita che vogliamo piena e ...di senso.

La consapevolezza è positività, è crescita, è sempre un traguardo e proprio  quando ci riporta rimpianto o rimorso, ci sta offrendo l'opportunità di andare oltre l'errore, di immaginare e realizzare scelte più vicine al nostro modello di vita.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

            

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