l'apprendimento esperienziale nel percorso di counseling

l'apprendimento esperienziale nel percorso di counseling

 

            A risentirci presto sul  fattore esperienziale nel percorso di counseling.

Così mi ero congedata, qualche tempo fa,  dopo aver brevemente riflettuto sulle radici umanistiche del counseling e non solo ed ora, eccomi qui.

            Apprendere dall'esperienza, diciamolo subito chiaramente, non è affatto facile, prova ne sia che le nostre esperienze pregresse, più spesso di quanto non si creda, costituiscono una sorta di "credito" da esibire nei confronti degli altri:  "Lo so per esperienza!". È un'affermazione che ci pone (o almeno lo speriamo) al di sopra del nostro interlocutore e il risultato certo che otteniamo è guastare la relazione con l'altro, chiudere ogni possibilità di dialogo sull'argomento. È proprio il caso di chiederci invece se dalle nostre esperienze abbiamo imparato, se abbiamo nel tempo avuto la capacità di osservarle con distacco e minore animosità, se insomma alle nostre esperienze, belle o faticose noi abbiamo dato quel peso che ad esse attribuiamo solo a mo' di ricatto verso gli altri.

 

Il fatto indiscutibilmente vero è che ogni nostra esperienza, anche se ripetitiva e ristretta ad un ambito che ben conosciamo, proprio perché trae il suo significato e la sua portata non solo dal nostro mondo interiore, dalle nostre convinzioni, dalle nostre idee, persino dalle nostre competenze, poiché è tenacemente vincolata  anche al contesto in cui si realizza, può insegnarci ogni volta qualcosa di nuovo, può facilitare il nostro cambiamento. Ma forse proprio del cambiamento -che pure ci appartiene inevitabilmente come creature relative  e di cui nulla è più stabile , come afferma il dr. Giorgio Nardone- abbiamo timore e forse anche per questo stiamo diventando maestri nell'arte di de-contestualizzare eventi e problemi, ignari della confusione percettiva che inevitabilmente ne scaturisce.

            Eppure, Il "fare" esperienza è forma acclarata di apprendimento, definita il quarto sapere, diverso dai tre tradizionalmente presenti nel lessico dei formatori, sapere, saper fare, saper essere  trasforma i fatti quotidiani in apprendimenti (Piergiorgio Reggio, 2011) e a questa forma di apprendimento mi riferisco a proposito del percorso formativo del counselor e del percorso di counseling di ogni persona richiedente aiuto.

La formazione esperienziale può essere propriamente così definita:esperienza diretta, fondamento della costruzione di significati

http://www.md-consulenza.com/metodo/

Il termine esperienza di per sé suggerisce, per il suo significato etimologico, conoscenza, cognizione ottenuta mediante l'osservazione e lo studio; è contenuto di conoscenza umana considerato dal punto di vista delle modificazioni psicologiche e culturali che determina lo sviluppo spirituale di una persona (Treccani, 1, c), è atto o avvenimento, occasionale o deliberatamente cercato, al quale si è partecipato e dal quale si è ricavata una conoscenza, una modificazione di comportamento, di sensibilità ecc. (Garzanti linguistica). Trovo particolarmente appropriata quest'ultima definizione, del tutto coerente con i princìpi fondanti del counseling che si caratterizza come processo empatico che solo con esperienza provata cognitivamente ed emozionalmente può realizzarsi. Strategie e tecniche nel counseling sono lo strumento di cui il counselor è tenuto ad avere cognizione e competenza, ma se non sono connesse e, direi saldate con un processo di continua interiorizzazione, di esperienza provata, rischiano di restare teorie , sostegni esterni, artificiosi,  incapaci di esprimere la loro efficacia di sedimentare  e influire su scelte future nel cambiamento.

Esperienza dal latino experientia(m), da experiens, participio presente del verbo experiri, che significa provare, sperimentare, rende l’esperienziale il tramite tra esperienza e vita quotidiana tra errore, impossibilità e …opportunità. È in questa forma di apprendimento diretto dall'esperienza che riscopriamo il valore insostituibile (sic!) dell'errore imparando ad apprendere proprio dagli sbagli e da ciò che non ha soddisfatto le nostre aspettative. Alcuni infatti sostengono che il vero apprendimento è apprendimento dall'esperienza e che saper apprendere dagli errori equivale a realizzare il vero apprendimento.

            Ma che cosa avviene di così unico  nell'apprendimento esperienziale? Per quali motivazioni è  essenziale e insostituibile?

Per essere il più sintetici possibile, due condizioni specialissime  -e assai rare- appartengono all'esperienziale indipendentemente che sia esperienza personale attuale o del passato, sia studio di casi reali o persino simulazione (sto pensando al gioco del come se ): in ogni caso, ci si immerge nella situazione oggetto di analisi, liberi da sé, dalle proprie convinzioni, persino dai propri giudizi e si accede con estrema naturalezza alla condizione della metacognizione che ci permette di osservarci dal di fuori,  "ri-vedendo" il presente e anche  "ri-vedendo" il passato, di esplorarci, scoprire come funzioniamo (Richard Bandler insegna), come funziona la nostra mente, come ci comportiamo, chi siamo.

            La metacognizione è la conoscenza e la regolazione delle nostre proprie cognizioni e dei nostri processi mentali come: percezione, attenzione, memorizzazione, lettura, scrittura, comprensione, comunicazione; cosa sono, come si realizzano, quando si impiega l’una o l’altra, quali fattori aiutano o interferiscono nella sua operatività. Forse sarebbe meglio chiamarla conoscenza autoriflessiva. (Burón, 1996). La metacognizione va anche un po’ oltre e implica anche l’abilità di controllare questi processi e anche di valutarli oltre che di incidere sugli stessi per migliorare la nostra prestazione: non è forse questa la strada maestra per il cambiamento?

            E, in effetti, non  è un caso che la didattica metacognitiva sia suggerita come asse portante dell'apprendimento nelle scuole; Cesare Cornoldi definisce la metacognizione come “l’insieme delle attività psichiche che presiedono al funzionamento cognitivo, e più specificatamente distingue tra conoscenza metacognitiva (le idee che un individuo possiede sul proprio funzionamento mentale e che includono le impressioni, le intuizioni, le autopercezioni e i processi metacognitivi di controllo (tutte le attività cognitive che presiedono a qualsiasi funzionamentocognitivo e che includono la previsione, la valutazione, la pianificazione, il monitoraggio).(Metacognizione e apprendimento, 1995)

            In  particolare, nell'ambito del counseling, poiché la resistenza a comprendere i nostri errori e a prenderne atto per risolverli, è una resistenza fondamentalmente emotiva (pur legata alle nostre convinzioni) è una ineludibile necessità che nel suo percorso formativo il futuro counselor sia sostenuto e guidato sistematicamente in esperienziali così che con naturalezza e competenza possa a sua volta sostenere e guidare ogni persona che richiederà il suo aiuto a vivere consapevolmente ogni situazione, ascoltando-si per ri-trovarsi  nel qui e ora ricco di quanto ha appreso e soprattutto per apprendere ancora dalle esperienze trascorse, dagli errori pregressi, per affrontare con  risorse nuove il futuro.

            L'empatia a cui il counselor è chiamato e l'accettazione incondizionata con cui accoglie l'altro sono tutt'altro che mera abilità strategica e tecnica: costituiscono, insieme alle sue personalissime doti umane,  il patrimonio di quanto profondamente introiettato  sedimentato in innumerevoli apprendimenti esperienziali e di quanto sedimenterà e introietterà ad ogni nuovo contatto con ogni persona richiedente aiuto, ad ogni incontro, ad ogni colloquio.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

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