il counseling e i valori autentici di eroismo...ingenuo

 

il counseling e i valori autentici di eroismo...ingenuo

La vita è uno stato mentale. Già! E l'eroismo da solo non basta. Non possono bastare coraggio, prodezza, ardimento, grandi gesta, imprese irripetibili, azioni epico/guerresche, vittoria dopo la lotta ...per apprezzare i valori più autentici e profondi della vita, per nutrire la consapevolezza di una risposta alle nostre domande di "senso". È certamente nobile l'animo che si proietta verso obiettivi alti e li persegue con determinazione superando ostacoli previsti e persino non prevedibili, ma la tensione verso uno stato di perfezione che lo induce a compiere gesti virtuosi è la stessa che gli impedisce, di necessità, di vivere la dimensione  dell'assenza di lotta che implica il  rifiuto dell'aggressività anche quando questa è vòlta verso un obiettivo importante e positivo.

 

In estrema sintesi, potremmo affermare che se la tenacia dell'eroismo non può prescindere dal "dovere" che l'eroe stesso si impone come regola assoluta, l'ingenuità è la dimensione della libertà. Libertà di vivere la sincerità, l'innocenza, la semplicità, la spontaneità, la schiettezza e la buonafede fino al limite della credulità, del candore o della sprovvedutezza. È inutile negarlo, ognuno di noi, tende a rifiutare una simile condizione perché consapevole che nel mondo e per il mondo (oggi e, forse, da sempre) il ruolo di "candido" è da perdenti. Allora chiediamoci: è da perdenti  non concepire negli altri malizia o cattiveria? È una sconfitta  ostinarsi a credere che, nonostante il mondo sia come lo vediamo intriso di Male e qualche piccola favilla di Bene, possa essere migliorato? O è un permettersi di ascoltar-si e ascoltare l'altro, ogni volta senza pre-giudizio? È un andare oltre e certamente controcorrente ? Forse nuotare controcorrente con ingenuità e innocenza (nel suo significato etimologico di non nuocere) è autentica forma di eroismo?

            Il counseling proprio dall'assenza di giudizio e pre-giudizio trae la sua forza  e  questa convinzione dona a ciascuno di noi, purché lo desideriamo veramente, una grande capacità trasgressiva , del tutto aliena dalle innumerevoli ben note forme di trasgressione a cui il nostro mondo ci ha abituato.

            Poiché è indubitabile la suggestione amplificata delle immagini, rispetto alla parola, concediamoci una piccola incursione nel mondo del Cinema che può anche insegnarci, cioè lasciarci segni invisibili ma fortemente emozionali e coinvolgenti. La vita è "uno stato mentale" è affermazione conclusiva del film "Oltre il giardino", titolo originale Being There, del 1979 diretto da Hal Ashby, con Peter Sellers, Shirley MacLaine, trasposizione cinematografica del romanzo dello scrittore polacco Jerzy Kosinski (che curò la sceneggiatura del film), pubblicato dall'editore Mondadori nel 1973 col titolo Presenze (in seguito verrà di nuovo pubblicato da Minimum fax con il titolo, trasposto dal film,  Oltre il giardino).     

        Rivediamo la scena finale del film, in:

https://www.youtube.com/watch?v=SxEvKYa20GY

 

            Mentre un gruppo di politici muove congetture su Chance (un semplice ignorante/saggio giardiniere) quale prossimo Presidente e dibatte sulla sua eventuale nomina, Chance passeggiando in un vicino parco, con il fido ombrello alla mano destra, giunge all'intrecciata boscaglia, il debole baluardo difensivo con cui il parco contrasta l'invadenza del lago, la oltrepassa e si incammina con estrema tranquillità e naturalezza sulla superficie dell'acqua:

nessuno gli ha mai detto che non sarebbe stato capace di farlo!

            Evidentemente la sua non è eccessiva autostima, quella che alimenta il gesto eroico; è piuttosto agire in assenza di valutazione delle proprie capacità e delle difficoltà dell'impresa e l'effetto ha dell'incredibile: l'impossibile si fa possibile.

Aldilà della metafora e della magìa della scena cinematografica, non è forse vero che il percorso di counseling ci conduce a scoprire in noi risorse che neppure immaginavamo di possedere? Quante volte ci accade di sorprenderci per aver superato ostacoli che credevamo inamovibili? Talvolta, il non considerare se ciò che stiamo per fare è o no alla nostra portata, è autentico strumento di crescita per noi e per  gli altri.

            L’attore Peter Sellers descrisse la parte affidatagli nel film "Oltre il giardino" , appunto quella di Chance, come la sua più importante interpretazione, un giardiniere ingenuo e credulone, ma intrinsecamente saggio, diventato adulto in un ambiente talmente protetto che la sua mente non si è sviluppata più di quella di un bambino di cinque anni.

 

"Oltre il giardino è sostanzialmente un gradevole racconto sull'ingenuità vista come una virtù da seguire da parte di avidi finanzieri davanti a una società priva di valori umani. Può apparire naturale oggi un certo accostamento con il  personaggio semplice e veritiero di Forrest Gump dell'omonimo romanzo del 1986 di Winston Groom."

[http://duecentopagine.blogspot.it/2015/03/presenze-di-jerzy-kosinski.html]

            "Dalla Postfazione di Beniamino Placido apprendiamo che l’autore lo considerava il più diabolico dei suoi libri, riteneva Chance il giardiniere, il più crudele dei suoi personaggi, proprio perché trattato così crudelmente dal destino, cioè dal caso. E’ già morto, è già condannato. Eppure sopravvive, e vince, e questo è ciò che fa di questo romanzo, in apparenza idilliaco e lieve, un pugnale che scava nelle contraddizioni del mondo contemporaneo che non è certo il migliore dei mondi possibili.

Come ben si addicono allo spessore di questo romanzo i suoi due punti di riferimento letterari: il “Riccardo III” di Shakespeare e il “Candide” di Voltaire."

[http://dietroleparole.it/2012/06/24/kosinski-presenze/]

 

                        "A volte l’ingenuo è il più raffinato dei provocatori."(Dino Basili)

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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