il counseling: radici umanistiche e non solo...

il counseling: radici umanistiche e non solo...

           

            Il counseling, qualunque approccio lo distingua, ha radici profondamente umanistiche che gli conferiscono una caratteristica inconfondibile, una forza positiva da cui è difficile non rimanere contagiati: è la ferma e tenace fiducia nelle risorse positive di ciascuna persona, nella tendenza attualizzante che Carl Rogers tra i primi ha con sapiente abilità scoperto e concesso a tanti di scoprire o ri-scoprire in se stessi.

In un mondo in cui ogni principio e persino i valori sembrano sottostare all'unica legge della obsolescenza, dell'immediata deperibilità, credere che un'intima forza alberghi comunque, oltre ogni apparenza, in ogni essere umano e persino nei momenti di maggiore difficoltà è Bene prezioso e tale da restituirci  la possibilità di proiettarci in avanti, di intravedere il futuro.

 

Sembrerebbe cosa da nulla o addirittura speranza vana o velleitaria, quasi proiezione fantasiosa e semplificatrice, sogno di poeta  o tutt'al più di filosofo, soprattutto agli occhi di chi è affascinato dalle discipline scientifiche, dal metodo scientifico, insomma da tutto ciò che è dimostrabile e perfettamente riproducibile alle stesse condizioni e nello stesso ambiente. L'essere umano invece costituisce una variabile e talvolta un'incognita, e va oltre: conosce e vive l'improbabile, l'inaspettato, l'imponderabile, l'irrazionale insieme alla razionalità e alla logica ferrea.

            D'altra parte non possiamo ignorare che la stessa scienza ha da tempo rinunciato a vedersi come depositaria di certezze e non da poco ha compreso che la ragione intima del suo essere consiste nel dubbio e nel principio di contraddizione. Dunque, tra le discipline umanistiche e quelle scientifiche la demarcazione che appariva così netta, tanto da segnare un confine tra mondi opposti, tra intuizione/creatività/fantasia animata dalle emozioni e razionalità puntuale asettica e oggettiva (chi di noi non ha mai sentito in ambito scolastico affermare che, se una ragazzo è "portato" per la matematica, ovviamente non "andrà bene" in italiano e viceversa o che le ragazze sono "negate" per la matematica e per questo amano le poesie...) ora è un sottile indefinibile e mobile limite che viene attraversato da un elemento comune: il metodo, la modalità di procedere per giungere ad ogni obiettivo,quel metodo che definiamo "scientifico" che è seguito con convinzione e naturalezza anche nelle discipline umanistiche, complice il mondo informatizzato e della multimedialità.

            Oggi siamo consapevoli che la conoscenza è legata a fattori emozionali e non solo al QI ed è una realtà accettata che l'apprendimento, a qualunque età è facilitato dal divertimento, dal coinvolgimento emotivo, dal fattore esperienziale.

            Di questo sarà bene che il counselor abbia ferma consapevolezza perché l'accettazione incondizionata della persona in aiuto non sia solo un avvicinamento emotivo bensì compiutamente empatico e supportato da strategie, competenze e tecniche che, al di là dell'approccio scelto, sono documentate nella loro efficacia di condurre al Bene Essere.

Razionalità ed emotività dunque in un unicum in un universo complesso e meraviglioso qual è l'essere umano.

            Sono ormai lontani i tempi in cui la critica letteraria appariva avveniristica o per pochi eletti quando sperimentava  un approccio informatico al testo poetico in prosa o in versi, affidando al pc operazioni di rilevamento dati che acceleravano i tempi di analisi e comprensione. Oggi, la struttura di un testo poetico è sistematicamente indagata con operazioni e software sempre più elaborati e sempre più semplici da usare, pensiamo ad esempio alla "disseminazione del significante", operazione estremamente utile per conoscere e apprezzare il testo poetico, realizzata in tempi che hanno del tutto annullato il certosino minuzioso lavorio del critico di alcuni decenni orsono.

Volgiamo l'attenzione alla Storia, disciplina evidentemente umanistica che vive dell'osservazione di eventi e comportamenti razionali e più spesso emotivi dell'essere umano. Lo storico Antonio Desideri ha scritto: Ogni lavoro storico scompone il tempo passato, sceglie tra le sue realtà cronologiche, sulla base di preferenze ed esclusioni più o meno consapevoli. Lo storico di domani dovrà essere programmatore, o non sarà affatto.

Antonio Desideri, Problemi di metodo, D'Anna, '80, pag. 128

E Henry-Irénée Marrou ancor prima aveva avvertito: Storico non ci si improvvisa; bisogna imparare a conoscere l'esistenza, la natura, le condizioni di utilizzazione delle diverse categorie di fonti storiche.

Henry-Irénée Marrou, La conoscenza storica, Il Mulino, '62, pag. 73

                       

            A risentirci presto sul  fattore esperienziale nel percorso di counseling.

 

  Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

            

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