quando l'adolescente chiede di essere aiutato 3: la "nascosta" fragilità dell'adolescente

quando l'adolescente chiede di essere aiutato 3:

la "nascosta" fragilità dell'adolescente

 

            Prima ancora di parlare di strategie operative nel percorso di counseling con l'adolescente e dopo aver considerato i pre-requisiti del counselor, è essenziale porsi in ascolto del protagonista, l'adolescente, mantenendo uno sguardo attento al contesto in cui sta vivendo la sua difficile età, come un fragile supereroe:

Adolescenti in viaggio verso se stessi, un mondo sconosciuto e per questo cercato con timore. 

Adolescenti che sanno stupire, ferire, che hanno paura di sbagliare e per questo non concedono né si concedono tregua nella sfida quotidiana.

Adolescenti a volte tristi, delusi, timorosi, talvolta arroganti, ribelli, aggressivi.
Adolescenti che piangono, ridono, giocano e si arrabbiano ogni volta che si sentono giudicati, nascondendo il loro più profondo desiderio: essere amati.

 

Adolescenti che  a partire dai dodici anni, fino ai diciannove, ma anche venticinque, trenta o quaranta... - come tanti studiosi e da tempo stanno sostenendo-  hanno difficoltà ad accettare ogni forma di regola e norma, non intendono ascoltare, sembrano sempre pensare ad altro dis-tratti da stimoli esterni, irritabili,  affaticabili, lasciati a loro stessi spesso dagli adulti, educatori non esclusi, combattuti tra il sentirsi proiettati in avanti e più capaci di quegli adulti che pretendono di vantare la loro esperienza e il loro modello di vita.

            In questa realtà,  il punto di vista dell'adolescente potrebbe essere:

avverto tanti BISOGNI e nessuno li ascolta veramente

vivo in famiglia, a scuola come in GABBIA

mi sento ESTRANEO alle aspettative di società, genitori, docenti

provo DIFFICOLTÀ ad accettarmi e capirmi

re-agisco con SFIDA verso tutto e tutti

sono inquieto, scontento, non mi piaccio.

E già, tra i problemi cardine che rendono l'adolescenza un  periodo estremamente difficile, forse il primo è proprio quello di non piacersi,  di sentirsi diverso e non inserito, non accolto in primis dai coetanei, dal gruppo; proprio perché non ha ancora acquisito una sua identità, l'adolescente si vede con gli occhi e il giudizio degli altri, in particolare dei coetanei e per sentirsi accettato è disposto ad imitarli, a seguirli, a compiacerli nonostante i dinieghi dei genitori.

            L'ostinazione con cui un adolescente ignora le "raccomandazioni" di genitori, docenti, adulti in genere va vista come un effetto, il feedback di numerose e ripetute, quanto inconsapevoli disconferme, squalifiche, risposte incongruenti o risposte tangenziali. Quante volte accade agli adulti di ignorare completamente l’ adolescente, ignorare quanto chiede esplicitamente o implicitamente, quante volte accade di cambiare argomento, fraintendere, eludere la risposta…durante quei frettolosi dieci minuti di conversazione con l'adolescente. Quante volte accade all'adulto di inviare messaggi non congruenti tra verbale e non verbale o di utilizzare la proposta dell’adolescente come punto di partenza per introdurre un argomento completamente diverso o, peggio, un rimprovero, un confronto...

Adulti demotivati, depressi, elusivi, eteroinvestiti, vacuamente socializzanti, oppure sterilmente formalisti, pur con giustificatissime motivazioni, quando e come potranno appropriarsi o ri-appropriarsi del loro ruolo?

            In questo universo complicato e sempre sull'orlo dell'esplosione agisce il counselor,  professionista empatico, cioè attento e partecipe alla relazione con una modalità cognitiva che consente di accogliere i pensieri, le emozioni, il sentire dell'altro, di raggiungere la “scoperta dell’altro”, di offrirgli l’attestazione della sua esistenza, della sua esperienza interiore, la comprensione dei suoi stati d’animo: è questo che può creare rapport e fiducia con l'adolescente e non  significa “essere più buoni” né lasciarsi contagiare emotivamente (come troppo frequentemente accade a genitori e docenti che restano così "bloccati" nelle loro responsabilità educative).

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

* l'immagine è la locandina del I Convegno Supereroi fragili, Centro Studi Erickson, Rimini, 24 e 25 ottobre 2014

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