vivere per o vivere ...contro

vivere per o vivere ...contro

           

            È tutt'altro che considerare i pro e i contro di una condizione, di una scelta o persino di una grande opportunità. Vantaggi e svantaggi per noi e/o per altri appartengono ad ogni condizione umana e a ciascuno di noi è affidata la responsabilità/libertà di vagliarli consapevolmente.

            Vivere per o vivere contro è, invece, una modalità che potremmo definire pregiudiziale che compenetra e può persino determinare ogni momento della nostra vita, in quanto si conforma, anzi dà forma ad ogni nostro atteggiamento di fronte ad ogni situazione, ad ogni interlocutore. Ne siamo consapevoli? Per la stragrande maggioranza di noi, direi che la consapevolezza in questo caso si manifesta a tratti, talvolta e solo per alcune particolari situazioni, come ad esempio quando siamo chiamati ad esprimere il nostro parere su una pluralità di proposte o la nostra preferenza per una persona tra tante. Le occasioni possono essere anche numerose, basti pensare a chi opera in un'azienda nell'ambito delle risorse umane, a chi, ricoprendo un ruolo decisionale,  è chiamato a scegliere tra diverse proposte progettuali dalle quali può dipendere il futuro di tante altre persone, pensiamo alla figura del docente il cui compito è appunto anche di valutare competenze non sempre immuni da...effetto alone, pensiamo all'espressione più matura della democrazia: il voto politico e naturalmente pensiamo, ad ognuno di noi che abitualmente e con leggerezza può "trasferire" questa sua posizione di vita in ogni relazione interpersonale, familiare, sociale, di amicizie.

 

            Nella relazione intrapersonale, in qualche modo possiamo essere contagiati dal vivere per o vivere contro?

Credo che proprio nel rapporto con noi stessi si annidi il problema anzi, direi, che proprio dal rapporto che abbiamo costruito e modellato con noi stessi, reagendo alle esperienze della vita, ad eventi programmati o semplicemente accaduti senza o contro la nostra volontà, origina quel nostro atteggiamento.

            In estrema sintesi, vivere per suggerisce immediatamente una sensazione di autonomia, di chiarezza di intenti, propositi, obiettivi, di fiducia nel presente e nel futuro, di volontà a impegnarsi in funzione di qualcosa che ha valore per noi, insomma ci restituisce in pieno l'immagine di una vita che ha trovato almeno qualche risposta alle umane domande di senso.

E vivere contro? Vivere contro comunica un dato incontrovertibile: che abbiamo scelto di dare priorità al nostro sentirci in opposizione, al nostro dissentire da..., al nostro restare fuori dal coro, al nostro malessere.

Pro e contro si pongono agli antipodi e nel counseling affiorano costantemente come scelta tra pro-agire e re-agire, tra l'essere attivi e propositivi e l'essere passivi. La re-azione, anche se raramente ne siamo consapevoli, è ciò che mettiamo in atto subendo condizionamenti. Quando re-agiamo, crediamo di agire semplicemente perché ci comportiamo con estrema convinzione, con forza e magari con rabbia, invece stiamo semplicemente mettendo in atto ciò che tutto il nostro mondo cognitivo-emotivo, segnato dal passato e dalle ansie per il futuro,  commisto alla situazione, al contesto, all'ambiente, ci sta imponendo con un automatismo che da sempre abbiamo ignorato o abbiamo imparato nel tempo ad ignorare.

            Qual è il contesto che possa facilitare il vivere pro? Riesco a vederlo con grande chiarezza, è quello in cui ciascuno, accettando anche i propri limiti, trae la forza per il proprio cambiamento, per accettare e rispettare l'altro.

È un contesto reale, possibile o alberga solo nella mente di qualche ottimista?

            Di certo esiste in quel preciso momento in cui anche uno di noi si impegna per metterlo in atto e qualcun altro accoglie e raccoglie l'invito.

Ecco una meravigliosa prova di autoeducazione.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

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