nativi digitali e nativi...cartacei

nativi digitali e nativi...cartacei

           

            Ormai da anni lo si definisce "gap" generazionale, con termine inglese, dall’antico norvegese gap = abisso; sta ad indicare la differenza di mentalità, di usi, di abitudini tra persone di generazioni diverse, una differenza implicita e avvertita da sempre come naturale tra genitori e figli, ancor più tra nonni e nipoti. Dunque: gap generazionale. Un ennesimo attacco di esterofilia?

Forse lo preferiremmo, ma la mutata definizione di questo solco generazionale manifesta in realtà una modificazione più profonda, di crescente divisione, di  incomprensioni molteplici tra individui che appartengono a mondi ed esperienze più che diverse, per una sorta di accelerazione sempre più intensa e forzata, sono aliene le une dalle altre e coinvolgono non solo alcuni aspetti della vita, quelli profondi, i valori di riferimento, bensì travolgono ogni minuto del nostro tempo, ogni angolo del nostro spazio, ogni idea, opinione, con risultati poco gratificanti. Gli adulti avvertono l'imposizione di dover cambiare per rimanere almeno ai margini di questo mondo e con i loro tentativi maldestri e talvolta risibili alimentano nelle nuove generazioni la naturale convinzione di essere loro depositari della verità, anche se poi, la loro verità e la loro autonomia sono un miraggio e le scelte della loro vita ancora sono in mano saldamente proprio a quegli inesperti adulti.

Proviamo a pensare a qualche possibile soluzione e accettiamo di misurarci noi adulti con i giovani. Conosciamo bene la condizione che si prova a sentirsi esclusi dalle ultime novità informatiche, a non saper usare il più recente software scaricabile "gratuitamente" con il cellulare: una fitta profonda allo stomaco che accompagna il forte proponimento di aggiornarci, un po' come ci accadeva qualche anno fa ogni qualvolta non eravamo in grado di comprendere frasi, film, canzoni in lingua inglese. Auguriamoci di averlo un po' imparato -l'inglese, dico-  ma ora la priorità è altra e dunque mentre ci affanniamo a dare prova di essere all'altezza dei più...giovani sul web, sulle informazioni, sulle immagini, mentre accettiamo la competizione più critica per la nostra autostima, usiamo anche un po' di quella sapienza che le nuove generazioni dei nativi digitali ignorano e che è patrimonio della nostra: loro sono abili nel digitale e ne fanno un punto fermo (meglio: chiodo fisso) della loro vita e ne godono, noi possiamo contagiarli con un altro godimento altrettanto e forse più grande certamente esclusivo che è quello che solo chi ha esperienza ricca del cartaceo può provare: la "vera" lettura...quella in orizzontale. Un gesto di coraggio certo,  non in opposizione, bensì a completamento delle opportunità di cui possiamo godere, per lanciare la più bella sfida che si possa immaginare: imparare a viaggiare dentro di sé, a conoscersi, grazie a quelle pagine che possiamo toccare, stropicciare, sottolineare con una matita reale e non solo con commento virtuale... È così che si materializza la magìa della lettura che ha caratteri assolutamente personali, una sorta di dia-logo con noi stessi, un viaggio verso e dentro di noi denso di suggestioni, melanconia, progetti, illusioni ed emozioni contrastanti che ci assalgono e che ci restituiscono la percezione di un io riposto e/o nascosto che ci sovviene d'un tratto e che, per nostra immeritata fortuna non sparisce mai, pure dimenticato, restando custode delle rare nostre domande di senso.

E nulla intorno a noi, mentre ci accingiamo alla lettura, può essere affidato al caso, può concedersi interferenze. Rileggiamo con rinnovato gusto qualche riga di Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, '79

 

            Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. [...] tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura. Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa' in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta' attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d'interrompere la lettura. Non che t'aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s'aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d'esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no.

[E tra questi libri ti senti di scegliere]

i libri che da tanto tempo hai in programma di leggere,

i libri che da anni cercavi senza trovarli,

i libri che riguardano qualcosa di cui ti occupi in questo momento,

i libri che vuoi avere per tenerli a portata di mano in ogni evenienza,

i libri che potresti mettere da parte per leggerli magari quest'estate,

i libri che ti mancano per affiancarli ad altri libri nel tuo scaffale,

i libri che ti ispirano una curiosità improvvisa, frenetica e non chiaramente giustificabile.

i libri letti tanto tempo fa che sarebbe ora di rileggerli

i libri che hai sempre fatto finta d'averli letti mentre sarebbe ora ti decidessi a leggerli davvero.

Speciale [è il] piacere che ti dà il libro appena pubblicato, non è solo un libro che porti con te ma la sua novità, che potrebbe essere anche solo quella dell'oggetto uscito ora dalla fabbrica, la bellezza dell'asino di cui anche i libri s'adornano, che dura finché la copertina non comincia a ingiallire, un velo di smog a depositarsi sul taglio, il dorso a sdrucirsi agli angoli, nel rapido autunno delle biblioteche.

Rigiri il libro tra le mani, scorri le frasi del retro-copertina, del risvolto, frasi generiche, che non dicono molto. Meglio così, non c'è un discorso che pretenda di sovrapporsi indiscretamente al discorso che il libro dovrà comunicare lui direttamente, a ciò che dovrai tu spremere dal libro, poco o tanto che sia. Certo, anche questo girare intorno al libro, leggerci intorno prima di leggerci dentro, fa parte del piacere del libro nuovo, ma come tutti i piaceri preliminari ha una sua durata ottimale se si vuole che serva a spingere verso il piacere più consistente della consumazione dell'atto, cioè della lettura del libro.

Ecco dunque ora sei pronto ad attaccare le prime righe della prima pagina.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi        

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