Il danno psichico nell'esposto all'amianto

amianto

Metodologie terapeutiche finalizzate ad alleviare il disagio mentale
Il counseling di supporto

La patologia della quale sono affetti i malati di asbestosi, come è noto, è provocata dall'inalazione di microfibre di amianto che vanno a depositarsi nei polmoni e nella pleura senza che i macrofagi, i quali hanno il compito di aggredire gli elementi estranei che entrano nell'organismo, riescano a distruggerle. Nel tentativo di eliminare l'amianto i macrofagi producono delle sostanze irritanti, le quali, purtroppo, non comportano la distruzione delle fibre dell'amianto ma vanno a creare delle micro lesioni o vere e proprie lesioni, simili ad ulcere, agli alveoli polmonari.


Le complicazioni dell'asbestosi sono patologie a lenta evoluzione ed i primi sintomi di una eccessiva esposizione all'amianto possono comparire dopo circa 15-20 anni ma anche dopo 30-40 dall'evento dannoso. Dopo una fase asintomatica i sintomi più evidenti dell'avvenuto contatto con l'amianto, o con alcuni dei suoi derivati maggiormente pericolosi (eternit), sono generalmente: fatica a respirare (dispnea), sia dopo uno sforzo fisico sia a riposo; tosse; dolori al torace; a volte si presenta un rigonfiamento alle estremità delle dita che poi risultano dolenti, deformate e/o arrossate.
Tra le categorie dei dipendenti pubblici statisticamente più esposti all'amianto ci sono: gli operatori della Guardia di Finanza, in prevalenza appartenenti ai gradi più bassi, per la loro massiccia presenza nei porti; i ferrovieri, che avevano i vagoni coibentati dall'amianto nel tentativo di renderli ignifughi; i Vigili del Fuoco, che operano in tutte le situazioni di estremo pericolo; meno esposte numericamente, ma anche queste sono da considerarsi categorie colpite, sono quelle degli agenti della Polizia di Stato ed i dipendenti dell'Arma dei Carabinieri.
Essere esposti non vuol dire avere manipolato l'amianto, ovvero avendo avuto con lo stesso un contatto diretto di tipo strettamente professionale, infatti anche la normativa che in linea teorica dovrebbe tutelare coloro che hanno avuto contatto con le fibre killer, crea una differenza sostanziale tra i soggetti esposti e quelli che hanno manipolato per ragioni professionali l'amianto. Entrambi, però, possono contrarre il terribile mesotelioma pleurico, ovvero una forma di tumore che concede pochissime speranze di vita.
Secondo i maggiori esperti mondiali del problema, tra cui si può annoverare senza ombra di dubbio il Prof. Claudio Bianchi di Monfalcone (Gorizia), i picchi di mortalità sono previsti tra il 2018 ed il 2020, quindi il problema è più che attuale e sarà necessario prepararsi per tempo a questa emergenza.
Cosa potranno fare i counselor nell'ambito di questa fattispecie così complessa e variegata? Compito del counselor è quello di interagire con perspicacia ed oculatezza sia sulla famiglia del soggetto affetto da mesotelioma della pleura sia sul paziente. Entrambi hanno subìto un trauma: la famiglia che rischia di perdere il congiunto ed il diretto interessato che vive con la spada di Damocle sulla testa, consapevole che da un momento all'altro la sua patologia potrebbe evolversi negativamente e condurlo alla morte.
Se la famiglia o il paziente affetto da mesotelioma della pleura sono già assistiti da uno psicologo, il counselor ha il diritto-dovere di confrontarsi con quest'ultimo per concordare delle strategie mirate, anche di lunga durata. In casi molto frequenti di ansia e di depressione, ma anche di D.A.P. (Disturbo da Attacchi di Panico), potranno risultare utilissime delle tecniche di rilassamento: training autogeno di Shultz in primis, mentre in seconda battuta risulta molto efficace anche il metodo di Jacobson, che prevede anche un contatto fisico con il paziente. E' importante creare con il paziente ed i suoi congiunti la necessaria empatia affinché il clima sia disteso, quasi familiare.

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