il contesto apprenditivo...in azione

il contesto apprenditivo...in azione

 

            Contesto apprenditivo  è definizione che ci rimanda a Lev Vygotskij, alla zona di sviluppo prossimale nella quale l'apprendimento del bambino si realizza con l'aiuto di altre persone, che siano adulti o dei pari con un livello di competenza maggiore. Il riferimento, diversamente da quanto indicato da Piaget,  ci conduce ad osservare la crescita e l'educazione del bimbo, in ambito familiare e scolastico in particolare, mentre apprende ciò che non era in grado di fare dagli altri e dal contesto, estendendo le sue competenze e avvicinandosi alla sua zona di sviluppo potenziale.

 

            Per l'educatore come per il genitore si apre una prospettiva entusiasmante e insieme uno scenario di accresciuta responsabilità se ogni stimolo che dall'adulto arriva al bambino contribuisce alla sua crescita e di ogni stimolo il bambino si avvale e si nutre, coetanei e clima ambientale compresi. Trattasi di grande responsabilità, dal momento che in  questa osmosi  continua tra ambiente e bambino nulla sfugge, né un cenno, né un comportamento o atteggiamento, né una parola e ogni elemento funge da catalizzatore educativo o...non.   Nulla sfugge, appunto: non sfuggono le strategie molteplici di insegnamento messe in atto da docenti ed educatori,  non sfuggono, anzi si imprimono con un'incisività sorprendente stimoli che il bambino riceve dai suoi pari che sono portatori di competenze maggiori, e non soltanto nella direzione che ci aspetteremmo, bensì competenze che vanno in direzioni altre, diverse e proprio per questo fortemente attrattive, anzi più fortemente attrattive quanto più insolite per il bambino. Talvolta costituiscono piuttosto interferenze e piccole deviazioni dal progetto educativo su cui si stanno impegnando gli adulti e difficile sarebbe definirle utili alla crescita.

In fondo, molto semplicemente accade che, a cominciare dai primi anni di vita, comportamenti e atteggiamenti dei coetanei, più attraggono quanto più sono "trasgressivi" rispetto a norme, abitudini e suggerimenti quotidiani .

            Due fratellini, gemelli, di circa quattro anni, osservati dai genitori poco lontani da loro, sono intenti a giocare all'aperto: hanno a loro disposizione un considerevole numero di giocattoli, dalla ruspa alla mietitrebbiatrice, molte macchinine, sportive, di tutte le dimensioni e molte molte jeep con ruote gommate giganti ed una unica grande pistola ad acqua con enorme serbatoio. I bimbi giocano con tranquillità, le loro voci su storie e situazioni di invenzione sono sommesse, ogni giocattolo è trattato con garbo e nessun bisticcio nasce quando uno dei due decide di giocare con la pistola: mentre lui scarica l'acqua sull'erba in una direzione in cui non ci sono altri bimbi, l'altro carica di terra la benna della  scavatrice. L'accordo idilliaco, la calma dei gesti, il rispetto dei giocattoli (che in effetti appaiono tutti in ordine e puliti) suggeriscono tante considerazioni sulla sapiente attività educativa dei genitori e della famiglia e sulle modalità di vita seguite nell'ambiente familiare, che con l'esempio costituisce un elemento imitativo cardine.

Trascorsi dieci minuti, si avvicina correndo e gridando il cuginetto, anche lui sui quattro anni che alla vista dei tanti giocattoli si lancia in esclamazioni urlate di meraviglia, soddisfazione e gioia, usando espressioni gergali da adulto e subito inizia a toccare, tirare in aria oggetti e giocattoli, gridando nomi di fanta eroi e  frasi evidentemente di storie fumettistiche, che a me sfuggono, ma che sono con ogni evidenza frutto di consuetudine con tv e &. I due gemelli A. ed L. lo osservano mentre M. salta di qua e di là e lancia in  aria una jeep dicendo che è sua; restano tranquilli, non si agitano anche se A. è pronto a ribattere: "no è mia!", ma neppure viene ascoltato.

Sono trascorsi altri dieci minuti ed è evidente che una parte della ventata di euforia e disordine portata da M. ha in qualche modo conquistato anche A. e L. che cominciano anche loro a gridare e ripetono alcune espressioni, tra le più "adulte", del cuginetto. In breve quello che prima a tratti era un gioco a due, ora è mutato sicuramente in tre giochi separati, ciascuno animato con voci alte e grida che si incrociano, giocattoli gettati in aria o scaraventati a terra con forza; già si percepiscono collisioni nella contesa dello stesso giocattolo.

La scena è breve e presto interviene il padre del cuginetto a richiamarlo perché è ora di tornare a casa: lascio a chi lo desidera immaginare la scena seguente tra i  "No! non vengo!" e "Basta! È tardi! se ti dico di andare tu devi ubbidire", la cui eco ancora resta a lungo nell'aria e due fratellini che, interrotto il loro gioco, osservano la scena attoniti e ad un tempo curiosi.

            Quante volte crediamo che i nostri figli, bimbi e soprattutto adolescenti non ci ascoltino, non ci osservino, ignorino insomma i nostri messaggi, osservando e ingigantendo noi, a causa delle nostre paure, la forza della loro ribellione! Riflettiamoci, ricordandoci appunto che ogni nostro gesto e forse proprio quello che ci concediamo stanchi e stressati, è quello che viene più profondamente sedimentato...

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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