"natura negoziale" del ... valore

"natura negoziale"  del ... valore

            È diffusa percezione che in  questa nostra società i valori profondamente umani siano come smarriti, rintanati chissà dove in chissà chi; molti se ne lamentano  spesso tornando nostalgicamente al passato, a quando erano giovani e non può sfuggirci che allo stesso identico modo si esprimevano i nostri nonni, anche se evidentemente abissale è la distanza che divide la loro dalle nostre generazioni.

L'atteggiamento di delusione e frustrazione che la scomparsa di valori induce nella comunità tuttavia non si accompagna alla consapevolezza che il valore esprime tutta la sua forza solo se condiviso, se ri-conosciuto tale e dunque meritevole di essere alimentato, nutrito, seguito anche da altri. É certamente vero, come avvertiva Gandhi, che ad ognuno di noi è dato di interpretare "il cambiamento che [vorremmo] vedere nel mondo”, ma per dare maggiore slancio al contesto, per comunicare agli altri la forza delle proprie convinzioni, dei propri valori, non certo per sentirsi gratificato nella propria alta solitudine. E il bello dei valori è anche che...cambiano nel tempo oltre ad essere diversi a seconda del contesto e della comunità di uomini, il che ci induce ad una riflessione cardine del problema: il valore ha natura negoziale, anzi potremmo decisamente affermare che ogni valore per essere ri-conosciuto tale ha da esprimere tutto il suo potenziale negoziale. Una forza in potenza cioè che nasce da una implicita condizione di negozio: nec otium= non ozio, occupazione, cura, derivato da negoziare (negotiari = commerciare, contrattare) nel suo significato estensivo di cercare un accordo discutendo preliminarmente le condizioni, discutere, patteggiare, trattare.

 

Se ignoriamo o trascuriamo questo elemento, compromettiamo la comunicazione stessa, esibendoci in un monologo, magari suggestivo ed encomiabile, ma negazione di per sé del dia-logo con ogni interlocutore. Genitori, docenti, formatori, come pure tutti coloro che esercitano professioni di ascolto hanno esperienza di quanto sia determinante condividere con l'interlocutore alcuni valori e persino declinarli con identiche priorità: tra genitore e figlio/a adolescente quale relazione potrà essere instaurata se non si riuscirà a trovare un "terreno" comune? Ogni valore del genitore può apparire al figlio una "fissazione d'altri tempi" , così come il genitore può essere fortemente convinto che i valori delle nuove generazioni siano "giochetti perditempo"  , o addirittura dis-valori.

La relazione interpersonale ha bisogno di terreno condiviso e più ancora che lamentarsi della scomparsa dei valori a cui eravamo abituati, dunque è essenziale che osserviamo con attenzione se e quali altri per caso ce ne sono intorno a noi.

Un esempio traggo dal testo di una eccezionale formatrice e amica, la prof. Bianca Ventura, (in Crescere nella cooperazione, pensieri lungo la via, Franco Angeli, 2011) sull'educare i bambini alla puntualità. Quando anche per loro la puntualità avrà valore? Quando saranno accompagnati a scoprirne la radice, una radice che ogni valore trova nell'essenza umana e la radice della puntualità è il rispetto interpersonale. Accompagnare i bambini o gli adolescenti o il nostro interlocutore adulto a comprendere la radice fondante di un determinato Valore, in fondo significa avvicinarli alla umanità, alle pieghe più profonde della dignità di ogni essere umano. Non è un caso che tante siano le fonti normative nella legislazione italiana che si occupano della Natura Negoziale del Rapporto Educativo : art. 30 della Costituzione, art. 29 della legge 151/1975, artt. 155 e 317 del c.c. , art. 5 bis DPR 249/1998 con il Patto educativo di corresponsabilità  Famiglia-Scuola, per cui abbandonando un modello educativo gerarchico si è proposto un modello educativo negoziale.

            È condivisibile che i valori di un tempo siano scomparsi, ma ciò che non possiamo più permetterci è relegarli ad una trascorsa mitica età dell'oro, limitandoci e pretenderli negli altri o, peggio, ad imporli senza neppure tentare di esplicitarne la radice . Proviamo a vivere il Presente, nel qui  e  ora , liberi da pregiudiziali giudizi censori, che reputano Valori solo quelli che noi vorremmo, vissuti come noi vorremmo viverli e ci sorprenderemo di trovare, tra tante negatività, occasioni di dia-logo per ri-costruire e nutrire convinzioni,  atteggiamenti, comportamenti altrettanto valoriali che fanno dell'essere umano quella creatura capace di tendenza attualizzante, di crescita verso l'autenticità.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

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