fuggire da...o andare verso?

fuggire da...o andare verso?

 

            Raramente ce lo chiediamo, ma per ogni cambiamento il nodo da sciogliere è proprio questo: è un fuggire da o un andare verso?

Talvolta possiamo anche illuderci che la nostra vita, il nostro pensare, le nostre emozioni abbiano trovato il loro punto fermo e siano una costante definita e statica, ma poi ci accade di in-scontrarci con situazioni concrete che ci costringono a considerare che la condizione implicita nell'essere "umani" è la mutevolezza, la precarietà.  In quanto esseri relativi e non assoluti, nel significato etimologico del termine (ab-solutus= sciolto da...ogni vincolo) la condizione che più ci appartiene, che ne siamo consapevoli o meno, è il cambiamento, indotto dal contesto e dall'esterno o preteso e proposto da noi, di piccola entità o sostanziale, comunque tale da modificare la realtà. È così che oggi non è ieri, non è domani, persino questo stesso attimo che vivo è altro da quello appena trascorso (Henri Bergson ci ha ben edotto sulla qualità e la nostra percezione del tempo).

 

            Maestri riconosciuti come Giorgio Nardone, ci propongono sintesi illuminanti di questa condizione: "non esiste niente di più costante del cambiamento. Ogni sistema vivente, tanto più è complesso tanto di più, resiste al cambiamento del suo equilibrio"  (https://www.youtube.com/watch?v=bhgG_WhBZ1c) e se riusciamo ad accettare dunque che il cambiamento è elemento connaturato al vivere, riusciamo ad abbassare le nostre resistenze fino forse a riconoscerlo e  agevolarlo, ma a questo punto il nodo problematico si sposta al tipo di cambiamento.

Un cambiamento in meglio! Certamente, ma come nasce e si fa strada in noi la volontà a perseguirlo? Aumenterà e in che modo il nostro Bene-essere? Se accettare un o il cambiamento assumerà per noi il significato di non volere più quello che finora abbiamo cercato, diventerà la volontà di eliminare ciò che nel passato e nel presente non ci piace, per allontanarcene comunque, anche senza progetto, probabilmente   stiamo solo fuggendo dalla nostra vita senza adeguato equipaggiamento. L'equipaggiamento, il necessaire con cui intraprendere il viaggio si fonda su due elementi complementari ed essenziali: l'urgenza del mio bisogno (che conforta la mia motivazione interiore ad accettare il cambiamento) e il che cosa precisamente desidero (i dettagli definiti del cambiamento che cerco).

            Fuggire insomma da ciò che non mi piace o non mi soddisfa resterà un disegno sbiadito e inconcludente se non chiarirò a me stesso a quale approdo voglio/posso arrivare. Durante i colloqui di counseling  accade frequentemente che la persona in aiuto sia determinata, sincera ed esplicita nel non voler più condurre la vita presente, ma pur dicendosi pronta ad abbandonarla, non ha chiarito nemmeno un po' a se stessa che cosa vorrà fare dopo averla abbandonata e addirittura è disposta ad accettare qualunque vita, purché diversa da quella attuale. Compito del counselor è quello di far emergere la consapevolezza che la fuga da ciò che non vogliamo più diventa possibile solo e se abbiamo concepito quale strada percorrere e almeno un primo punto di arrivo. Far coincidere il proprio futuro con la semplice fuga dal presente, senza un sogno progettato e definito, non è superamento del problema.  Non ci si può limitare a dirsi semplicemente che domani non vogliamo essere quello che eravamo ieri e siamo oggi.  Il cambiamento è fortemente correlato al desiderio, al bisogno, al sogno che ci attrae e ci spinge ad andare verso.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

           

 

 

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