un acronimo aiuta il counselor ...

un acronimo aiuta il counselor ...

 

            Nella specificità del proprio ruolo, qualunque sia la modalità di approccio seguita, nella conduzione non-direttiva come in quella semi-direttiva, il counselor è consapevole di poter usufruire di tecniche, strategie e risorse molteplici al fine di agevolare la persona in aiuto ed è altrettanto consapevole  di non poter valicare certi limiti, di non poter agire d'impulso senza aver ben valutato il peso delle sue parole come delle sue azioni.

 

In un mondo che sempre più frequentemente parla e scrive per sigle e per simboli, V.I.S.S.I. è un acronimo del tutto speciale, da non confondere con altri, è un pro-memoria completo e fondamentale per il counselor. È il pronto soccorso per il counselor, gli rammenta in estrema sintesi dove possono annidarsi errori  che comprometterebbero ogni possibile conquista. In fondo, l'acronimo ha anche questa funzione, quella di esplicitare in un lampo significati complessi: Valutare, Interpretare, Sostenere, Soluzionare, Indagare, eccolo il V.I.S.S.I., e va considerato non tanto e non solo la summa di ciò che il counselor è chiamato ad evitare, bensì è quell'assenza di elementi che, con la stessa forza delle peculiarità che lo caratterizzano, concorre a qualificare il counseling, ne fa il sostegno più necessario in osmotica sintonia con i tempi in cui viviamo. Il counseling è caratterizzato dalla risultante di capacità di ascolto attivo e profondo, accettazione senza giudizio, fiducia nelle tendenza attualizzante di ogni persona e ciò comporta quell' astenersi del counselor, sempre e comunque, dall'oltrepassare il confine oltre il quale si imporrà diagnosi, terapia in un rapporto asimmetrico con la persona/paziente.

Al counselor non compète diagnosi, non è richiesta ristrutturazione della personalità, non è richiesta terapia, ragion per cui la persona in aiuto può essere definita cliente, mai paziente ed è anche per questa ragione che non tutte le persone in aiuto possono essere prese in carico dal counselor, bensì vanno inviate ad altri specialisti. Tutto ciò che al counselor viene chiesto in un rapporto empatico (o di simpatia, direbbe F. Perls) è l'agevolare nella persona in aiuto la scoperta o ri-scoperta delle proprie risorse per poter individuare la soluzione o possibili soluzioni al problema. Da quanto detto, in molti traggono convinzione che il compito del counselor sia facile e di basso profilo, che il colloquio sia insomma una specie di chiacchierata amichevole e invece, proprio anche grazie al V.I.S.S.I. appare chiaro che trattasi di intervento raffinato, mirato al focus del problema, adattato alla persona in aiuto, il cui altissimo obiettivo è quello di rendere quella persona più libera, libera anche dal sostegno esterno, libera di trovare la soluzione anziché mettere in atto una soluzione da altri suggerita, libera dal giudizio e da pressioni indagatrici, libera infine di valutare se stessa, la vita, il mondo con occhi e punti di vista nuovi o rinnovati.

In antidoto al V.I.S.S.I., trovo utilissimo l'articolo di Nuccio Salis Vissi d'amore in http://www.counselingitalia.it/articoli/1504-vissi-damore

 

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

            

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