ri-costruire la fiducia in se stessi...

ri-costruire la fiducia in se stessi...

           

            o forse costruirla? Se proviamo a chiederci che cosa significhi per noi fiducia, probabilmente la correliamo al rapporto con l'altro e la assimiliamo a  confidenza, affiatamento, stima,  amicizia e, in momenti meno positivi per noi, a illusione, o addirittura a speranza delusa. Certamente la fiducia è importante nella relazione interpersonale, ma è pur vero che per nutrirla e implementarla occorre conoscerla, occorre averne esperienza, occorre che l'abbiamo attraversata e gestita verso noi stessi; i benèfici effetti della fiducia in noi stessi  ci indurranno a cercarla e viverla con l'altro.

 

            Conosciamo bene, per averlo provato, lo sconforto di "dover" agire in assenza di fiducia in noi stessi e dunque proprio da qui possiamo avviare un importante percorso di chiarificazione su che cosa significhi avere fiducia in noi stessi. Può sembrare un gioco e in fondo lo è, il gioco del come se : immaginiamo di possedere ben salda la fiducia in noi stessi e domandiamoci come ci sentiamo, come è la nostra mappa del territorio, quale futuro ci aspettiamo, quali scelte ci appaiono prioritarie... Ciascuno di noi può così scoprire in quali angoli si annida la fiducia in se stessi e quali effetti essa sprigiona in ogni direzione; scoprirà che la fiducia è connessa all'autoefficacia, l'espressione della forza della proprie convinzioni e della capacità di credere nella possibilità di realizzarsi. Se desideriamo infatti vivere il Presente senza sentirci oppressi dal Passato (che non è più, se non in noi...) e impauriti dal Futuro (che non è ancora e che tuttavia pre-vediamo denso di problemi), se desideriamo esprimerci con autenticità, di certo non basta la consapevolezza di possedere qualità e capacità, è altrettanto essenziale credere fermamente in esse, come realizzabili e capaci di influire sulle nostre e altrui scelte.

            La fiducia in se stessi certamente non è innata e non è neppure da intendere come lo strumento principe per raggiungere il "successo"; lasciamo a chi vive in clima di affannosa competizione i sedici o ventidue passaggi per raggiungere quella particolare fiducia in se stessi che assicurerebbe  il  podio del vincitore e cominciamo da un punto nodale: accettiamo di non essere perfetti, proprio in quanto esseri umani (e dunque non potremmo, tanto meno "dovremmo" essere perfetti...), Da questa accettazione fluiranno incredibili energie e risorse, la nostra attenzione si soffermerà sulle nostre qualità e proveremo un bene-essere che saremo in grado di ricreare anche in situazioni difficili. Da questa nostra individuale conquista sviluppata e rafforzata ogni giorno,  si alimenteranno le relazioni interpersonali.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

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