una peculiare versatilità nel counseling ad approccio umanistico pluralistico integrato 3

una peculiare versatilità nel counseling

            ad approccio umanistico pluralistico integrato,

n.3 l'analisi transazionale

 

            È patrimonio condiviso che il Counseling si fondi sulla Psicologia Umanistico-esistenziale che concede molto spazio all’esperienza, alla capacità dell’uomo di autodeterminarsi, riportando l'essere umano al centro dell'attenzione, ridandogli fiducia in se stesso, insegnandogli a riconoscere e usare con responsabilità la sua libertà.

Proprio nel rispetto di questa poliedricità si richiede al counselor flessibilità, apertura e dinamismo  e nell'approccio pluralistico integrato le diverse strategie appunto vengono modulate in una sorta di incontro trasversale, da quelle affettivo-emotive, rogersiane e gestaltiche, a quelle cognitivo-comportamentali,  ecologico-sistemiche tipiche del modello strutturale familiare, strategico e sistemico, a quelle affettivo-cognitive. Su queste ultime è un sostegno efficace l’Analisi Transazionale.

 

            Quando il counselor individua, fin dal primo colloquio, o in itinere durante il percorso,  nuclei problematici ricorrenti nella persona in  aiuto, o addirittura il focus  del problema in esclusione o contaminazione degli stati dell'io, copioni, giochi, carezze e transazioni, allora  il counselor attinge alla precisa risorsa dell'A. T. L'A.T. infatti è il supporto efficace per sostenere la persona che ha necessità di completare la conoscenza di sé, di riconoscersi nei comportamenti dei suoi diversi stati per comprendere la natura e il potere di quel copione di cui quasi sempre ignora l'esistenza e che confonde con una sorta di coerenza ai propri valori. L'A.T. consente, con tempi anche brevi, di rafforzare così la progettualità della persona, la sua volontà e l’assunzione di responsabilità nei confronti delle proprie scelte di vita, apprendere nuove modalità di gestione dello stress e dei conflitti nelle relazioni interpersonali.

            Condividere la frase che "la mente mente" è assai facile e ogni persona in aiuto è pronta a ribadirlo, ma difficilissimo  le è invece accettare che non solo mentiamo a noi stessi, siamo addirittura presi nell'ingranaggio di giochi che non vediamo e che di fatto limitano la nostra libertà proprio quando più crediamo di ribadirla, nella vita di relazione con gli altri e con noi stessi, con il nostro dialogo interno.

Eric Berne ci aiuta a districarci in questo difficile terreno: il gioco non è liberamente scelto, ma imposto da meccanismi del copione inconsci da cui ci si può liberare solo attraverso una profonda e attenta conoscenza di sé, attraverso l’analisi stessa del copione. Il gioco di cui Berne ci offre analisi, dimostrazioni concrete, riferimenti non è legato al piacere nel senso di soddisfacimento di bisogni infantili del “ far finta” e dell’imitazione adulta per apprendere modelli e diventare grandi, il concetto di gioco è legato all’idea di tornaconto, sperimentazione di emozioni parassite, cioè non autentiche rispetto alla situazione, surrogato di una intimità che non si riesce a vivere se non come obbligatorietà di una messa in atto inconscia del proprio copione, da cui ci si libera solo attraverso una coraggiosa consapevolezza e una ridefinizione del copione.

 

Nel 1958 Berne così delineava la prima definizione di gioco “un gioco può essere definito come una serie ricorrente di transazioni, spesso ripetitive, apparentemente razionali e con una motivazione nascosta...una serie di operazioni con un trucco” e ne delineava le caratteristiche comuni a tutti: ripetitività, non consapevolezza dell’adulto, emozioni parassite. Qualunque sia la motivazione che spinge la persona a "giocare", qualunque sia il suo obiettivo, in fondo il gioco risponde ad  un bisogno insistito di  ottenere carezze, mantenere la propria percezione di sé e alla fine del gioco, pur considerato da ciascun giocatore la conferma delle individuali convinzioni di copione, entrambi o tutti i giocatori (pensiamo al triangolo vittima/persecutore/salvatore, Karpman 1968) restano insoddisfatti.

            Grande il sollievo del counselor quando la persona in aiuto con un sorriso afferma "ecco, di nuovo sto ricadendo nel gioco":  è il momento fortemente atteso del percorso di crescita, il segno inequivocabile che la persona ha trovato modi alternativi e sani per procurarsi carezze positive che contengono il messaggio "tu sei ok".

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

 

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