insegnare ed educare

insegnare ed educare

 

 

            Anche se talvolta vengono considerati sinonimi, non lo sono affatto, piuttosto insegnare è strumento dell'educare e se un buon educatore può affinare il proprio ruolo ed educare in ogni ambito la mente, l'animo, il comportamento dell'educando, non tutto l'educatore può insegnare.

La mia riflessione nasce da un articolo dal titolo: "Le emozioni vanno insegnate", a proposito del quale nessuna delle 27.184 persone raggiunte su facebook  ha sollevato dubbi in proposito.

Occorre precisare che il titolo, in effetti, riecheggia l'espressione Insegnare a scuola le emozioni, cap. 16°, che appare in tutte le diverse edizioni  in lingua italiana di Intelligenza emotiva di Daniel Goleman,  come traduzione dell'originale scritto dall'autore: schooling the emotions. L'autorità di Daniel Goleman, rafforzata da autorevoli edizioni di diverse Case Editrici Italiane ha annientato evidentemente ogni movimento di spirito critico di fronte ad una traduzione che stravolge di fatto quanto in quello stesso capitolo e ovunque in altre opere Daniel Goleman ha ribadito (persino nell'articolo, come diversamente non poteva essere, si parla di gestione ed educazione alle emozioni, non di insegnamento).

 

            L'insegnare e l'educare nella nostra lingua, ricca a dovizia, anche quando proposti l'uno come esemplificazione dell'altro, hanno in realtà una valenza profondamente diversa e diversamente si pongono nella relazione interpersonale, ribadita e argomentata da tutti i grandi maestri dell'ambito pedagogico/psicologico/filosofico: l'insegnare presuppone recezione e accoglimento da parte dell'interlocutore, l'educare il suo essere attivo e coinvolto nel proprio processo di crescita. Insegnare ed educare hanno un rapporto di complementarità in ambito formativo e la formazione di ogni individuo ha bisogno dell'uno quanto dell'altro.

L'etimologia dei due termini è chiara. Educare, dal lat. ex-ducĕre ad «trarre, condurre» cioè condurre il soggetto allo sviluppo di facoltà e attitudini, all'affinamento della sensibilità, alla correzione del comportamento, ad esprimere e ottenere il meglio da sé. In Treccani leggiamo alla voce educare: promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona, specialmente di giovane età. Con determinazioni più precise: educare al bene, alla virtù, al vivere civile, all’amor di patria; educare i giovani allo studio, alla modestia, alla moderatezza ecc... Con questo significato è usato anche il riflessivo educarsi, affinarsi, sviluppare le proprie facoltà morali e spirituali, il proprio senso e gusto estetico. Più genericamente, esercitare, avvezzare: educare il corpo alle fatiche, il braccio al lavoro, i buoi al giogo.

(http://www.treccani.it/vocabolario/tag/educare/)

Insegnare, da in-signare con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo "signum", che significa marchio, sigillo, è l'imprimere segni , regole, norme nella mente di chi viene educato, sostegni o limiti che ciascun individuo nella vita porterà con sé, personalizzate e certamente anche in parte modificabili.

            L'attività dell'insegnante [...], consiste nel "segnare" la mente del discente, lasciando impresso un metodo di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio. (http://www.etimoitaliano.it/2014/01/etimologia-della-parola-insegnare.html).

Insegnare: far sì, con le parole, con spiegazioni, o anche solo con l’esempio, che qualcun altro acquisti una o più cognizioni, un’esperienza, un’abitudine, la capacità di compiere un’operazione, o apprenda il modo di fare un lavoro, di esercitare un’attività, di far funzionare un meccanismo, ecc. Costruito con complemento oggetto (della materia o delle cose insegnate): insegnare le verità della fede, un gioco, o le regole, le astuzie di un gioco,  l’uso delle armi, . il modo di montare e smontare un apparecchio; con questa costruzione, ha spesso il significato particolare di far conoscere o far apprendere a memoria parole, frasi, brani di prosa o di poesia, preghiere, pezzi musicali e simili: mio fratello mi ha insegnato qualche parola di francese; la mamma gli insegnava le arie d’opera [...]

http://www.treccani.it/vocabolario/insegnare/.

Potrà allora essere possibile che qualcun altro mi "insegni" le emozioni?

Se emozione è processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo e se accettiamo che la presenza di un’emozione si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’, (postura e movimenti del corpo, emissioni vocal) (in http://www.treccani.it/vocabolario/tag/emozione),

chi mai, oltre me stesso, potrà darmi un'emozione come sigillo, come segno che dall'esterno entri nella mia mente e nel mio esclusivo mondo emozionale?            

Credo proprio che nessuno potrà mai insegnare le emozioni, mentre un buon educatore potrà insegnare a riconoscerle, a gestirle, a prenderne consapevolezza, potrà educare alle emozioni grandi e piccini, oltre ad aver educato se stesso. Il ruolo di educatore implica con forza proprio di educare alle emozioni, dare spazio alla conoscenza del proprio mondo emozionale, per gestirlo e imparare a controllarlo oggi più che mai, di fronte al dilagare di bisogno di emozioni, meglio se forti ed estreme,  confuse e scambiate per sentimenti.

          Riascoltiamo le parole di un indiscusso pedagogista, Jean Piaget a proposito di due aspetti indissolubili, quali l'affettività e la cognizione: A partire dal periodo preverbale esiste uno stretto parallelismo fra lo sviluppo dell’affettività e quello delle funzioni intellettuali.  In ogni condotta, infatti, le motivazioni e il dinamismo energetico dipendono dall’affettività, le tecniche e l’adeguamento dei mezzi impegnati costituiscono l’aspetto cognitivo.

Non esiste, quindi, un’azione puramente intellettuale e neppure atti puramente affettivi, ma sempre e in ogni caso, intervengono entrambi gli elementi, uno presuppone l’altro.

Jean Piaget, La nascita dell'intelligenza nel fanciullo, 1936

            Mi riconosco in questa complessa realtà dell'educatore che merita ogni nostro impegno, ogni giorno e con entusiasmo, autentica forma di rispetto nei confronti delle giovani generazioni.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi 

Potrebbero interessarti ...