la peculiare versatilità nel counseling ad approccio umanistico pluralistico integrato,

la peculiare versatilità nel counseling

            ad approccio umanistico pluralistico integrato,

n.2 riflessioni sul video "Gloria"

La disponibilità della signora Gloria ad accettare un incontro con tre maestri, noti per la diversità del loro approccio al dialogo interpersonale e alla relazione con la persona in aiuto, ci permette di vedere in atto e in immediata successione come l'andamento del colloquio sia condizionato dal come viene condotto dal terapeuta e dalle risposte cognitivo-emozionali-comportamentali del paziente. L'atteggiamento e le parole del terapeuta inducono nel paziente pensieri, emozioni, atteggiamenti e persino comportamenti diversi, inducono risposte razionali e calme o concitate ed emozionalmente risentite. È evidente, dunque, che anche gli esiti del colloquio sono fortemente condizionati da questa circolarità comunicativa tra l'emittente (terapeuta), il destinatario(paziente)e il relativo feedback che a sua volta induce una modificazione nell'emittente. Ci è stato ripetuto più volte e lo abbiamo sperimentato nella nostra professione che questa è la vera forza del counseling: nel colloquio con il cliente, anche il counselor è indotto a modificarsi e dopo ogni colloquio sente di aver conquistato  un  cambiamento.  

Il couseling umanistico pluralistico integrato, attingendo proprio alla molteplicità di approcci praticati e suggeriti dai grandi maestri fondatori (tre dei quali costituiscono "l'esperimento" del video Gloria) come la filosofia umanistico esistenziale, la gestalt, l'analisi transazionale, la programmazione neurolinguistica PNL, il counseling sistemico-relazionale, il cognitivismo-comportamentale, l'approccio biofunzionale e psicocorporeo..., enfatizza e amplifica la possibilità di  entrare in sintonia con la persona in aiuto in ogni momento del colloquio, meglio comprendere e far emergere le sue reali esigenze, i suoi concreti bisogni. Spetta al counselor scegliere e persino modificare in itinere quale modalità sia la più utile alla persona in aiuto, una modalità non direttiva che sicuramente ha il pregio di infondere serenità e disponibilità a raccontarsi, o, al contrario una modalità semi-direttiva che immediatamente rende il rapporto teso e forse aspro nel caso in cui alla persona occorre uscire da una situazione di autocompiacimento o insistito lamento dei propri mali di cui sempre altri sono, ai suoi occhi, responsabili. Adattamento alle reali esigenze del cliente e flessibilità, uso di modalità diverse che si rafforzino reciprocamente, a seconda delle risposte del cliente e degli esiti del percorso di counseling, è questa la peculiarità dell'approccio pluralistico integrato che resta comunque saldamente legato alla base fondativa del counseling: la filosofia  o psicologia umanistica, quella terza via che Carl Rogers in particolare ha aperto e percorso. La Psicologia Umanistica è per questo definita la Terza Forza, rispetto al Comportamentismo e alla Psicoanalisi e si distingue per l’immagine positiva, attiva e responsabile dell’individuo e delle sue componenti sane, per la considerazione che rivolge al contesto relazionale e ai bisogni della persona. Le personali inclinazioni del counselor, il suo percorso formativo e le esperienze che qualificano la sua vita sono certo elementi non trascurabili nella selezione e scelta dell'approccio, ma non c'è dubbio che la pluralità delle voci a sostegno della soluzione dei problemi che le persone in aiuto portano al counselor sia un sostegno più efficace, proprio perché flessibile e personalizzabile eppure sempre permeato da un comune denominatore: la convinzione profonda che sia possibile per ognuno di noi affrontare e risolvere i nostri problemi acquisendone una nuova o altra consapevolezza, persino sottraendoci a quelle che il dr Giorgio Nardone definisce le psicotrappole.

 

A presto, con spunti di ulteriori approcci nel counseling umanistico pluralistico integrato

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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