percezione del tempo nel qui e ora

 percezione del tempo nel qui e ora...

 

 

           Nella precedente riflessione, su misura e percezione del tempo, ho scritto: 

Ogni momento della coscienza è irripetibile perché è il risultato di tutti i momenti, di tutte le esperienze precedenti e, quindi, nuovo rispetto ad essi. Se impoveriamo ogni nostra esperienza fino al punto di considerarla esauribile e completa in un tot di tempo, depauperandola del suo più intimo e peculiare valore per la nostra interiorità, per la nostra stessa identità, è certo quanto inevitabile che la misureremo a minuti e secondi entrando in una spirale di ansiosa frettolosità, di rincorsa di ciò che ci sta sfuggendo, di ciò che stiamo perdendo perché occupati in qualcosa d'altro,  ci convinceremo che è doveroso controllare  più cose contemporaneamente e chiameremo questo azzeramento progressivo di noi stessi...efficienza.      

 

         Un efficace sostegno a vivere il nostro tempo -la nostra vita-  è allenarsi a vivere il qui e ora con la consapevolezza che ogni momento presente è connesso/condizionato dal complesso mondo delle nostre convinzioni, delle nostre paure e certezze, dei nostri bisogni, dei nostri sogni, insomma dalla nostra sfera cognitiva ed emozionale. E' questo che ci viene suggerito quando siamo invitati a vivere il presente, a concentrarsi sul qui e ora, per imparare a scoprire e attivare l'efficacia  delle nostre profonde e talvolta ignorate risorse; se riusciamo a percepire che forse è proprio così, allora diventiamo desiderosi di mettere in atto una simile strategia, anche se non occorre poi molto tempo per comprendere che riuscirci non è affatto semplice. I maestri che più amiamo della psicologia umanistica, padri del counseling, ci insegnano che questa è la prospettiva più corretta persino per risolvere un nostro disagio e come counselor, a nostra volta, abbiamo sperimentato che è questo l'approccio in grado di aiutare le persone che si rivolgono a noi ad individuare il vero nodo (talvolta nascosto e mascherato) del problema che ci portano.

            Il qui  e ora, il nostro presente è inquinato simultaneamente dal Passato e dal Futuro, il Passato con il suo carico di esperienze delle quali abbiamo imparato con grande perizia a ricordare le più negative e deludenti, piuttosto che quelle utili e il Futuro immediato o lontano sul quale si addensano minacciose quanto generiche paure. Il nostro personalissimo, individuale vissuto temporale è la nostra particolare modalità con cui viviamo lo slancio vitale o con cui rinunciamo ad esso e dunque anche la base della nostra progettualità temporale, del significato cioè che attribuiamo al tempo passato, presente e futuro e del rapporto che poniamo tra le tre dimensioni. Non è raro così che sentiamo il passato come una realtà nella quale troppo raramente abbiamo vissuto come ci aspettavamo, o al contrario come un'età dell'oro, della felicità irrimediabilmente persa e ci immaginiamo di conseguenza il futuro come la verifica  che limitazioni e impedimenti ad una vita come la vorremmo continueranno ed anzi aumenteranno.

E il presente? ne risulta penalizzato e ingombrato, nonché troppo breve per mutare in meglio ogni bilancio come ogni previsione.

Potrebbero sostenerci i filosofi, ma difficilmente anche comprendendoli o persino amandoli, riuscirebbero a modificare le nostre stratificate convinzioni. Sant'Agostino, così risponde alla domanda Cos'è dunque il tempo? [...] senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di lui che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.(Agostino, Confessioni, XI)

Il tempo è una realtà interiore, ha un valore psicologico, è Distensio animi, estensione dell'anima e in virtù di questo possiamo misurarci con ciò che è passato e che quindi non esiste realmente: a ciascuno di noi la possibilità di renderla operazione in grado di ampliare e approfondire il nostro vissuto, piuttosto che imprigionarlo in vincolanti giochi di causa-effetto.

            Ci accade di dire a noi stessi o agli altri che soffrire per ciò che è passato, e quindi non è più, non ha alcun senso, che è una connaturata abitudine dalla quale potremmo essere liberi, se solo lo volessimo davvero, eppure il dolore e la sofferenza per ciò che è stato morde a lungo, talvolta per una vita intera minando il presente, mentre paure e ansie oscurano il futuro. In questa condizione, il presente ci appare tempo stretto, tempo avaro che poco ci dona e tanto ci toglie, che corre veloce, ci impedisce di cogliere i traguardi a cui aneliamo e ci costringe ad una irrefrenabile quanto infruttuosa rincorsa.

Mi sono imbattuta recentemente in una domanda così cristallina da costituire la risposta alle nostre interrogazioni e persino a che cosa dovremmo fare per saziare la nostra fame di tempo:

allungare o allargare la vita?

(in 32 dicembre, 1988 film a episodi diretto e interpretato da Luciano De Crescenzo).

Non si vive solo aspettando un “quando…”; o analizzando un “dopo…”, non si vive (solo) per costruire e il tempo può essere vissuto in lunghezza o in larghezza…

“Il tempo è un’emozione, ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due direzioni diverse, in lunghezza e in larghezza. Se lo vivete in lunghezza, in modo monotono sempre uguale... dopo 60 anni voi avete 60 anni. Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi... innamorandoti, magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo 60 anni avrai solo 30 anni. Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla!"

            Il tempo vissuto istante per istante, scegliendo  con cura le priorità, gli obiettivi che non possono prescindere dalle cose che davvero contano per ciascuno di noi, questo può “allargare” la nostra esistenza, può restituirci al nostro personalissimo tempo , tempo pieno in una vita di senso.

 

 

 

   Cordialissimamente,

   Giancarla Mandozzi

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