LA TEORIA DELLA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA, STRUMENTO BASILARE NELLA RELAZIONE D'AIUTO

pragmatica della comunicazione

Se la comunicazione rappresenta il veicolo delle manifestazioni osservabili nella relazione, èaltrettanto vero che “lo studio della comunicazione umana si può dividere in tre settori: quello della sintassi, quello della semantica e quello della pragmatica” (Watzlawick et al., 1971,15). L’insieme di queste tre branche forma a sua volta il concetto di semiotica, quale scienzagenerale dei segni o teoria generale dei segni e dei linguaggi. La prima branca è costituita dalla sintassi, “va da sé che questo primo settore è di competenza esclusiva del teorico dell’informazione, il quale appunto si interessa ai problemi della codificazione, dei canali, della capacità, del rumore, della ridondanza, e di altre proprietà statistiche del linguaggio (cioè di problemi essenzialmente sintattici), mentre non si interessa del significato dei simboli del messaggio). L’interesse primario della semantica è invece il significato.

E’ senz’altro possibile trasmettere successioni di simboli con precisione sintattica, ma essi resterebbero prividi significato a meno che il trasmettitore e il ricevente non si siano accordati in precedenza sul loro significato. In tal senso lo scambio effettivo di informazione presuppone una convenzione semantica. C’è da aggiungere, infine che la comunicazione influenza il comportamento edè questo l’aspetto che noi definiamo pragmatico” (ibidem). Secondo il concetto di sistema e della teoria generale dei sistemi di Ludwig Von Bertalanfly (1901-1972) “la formulazione dei principi generali che sono propri di tutti i “sistemi” viene applicata da Watzlawick, Beavin, Jackson, alla struttura dei processi di comunicazione” (Cavaleri et al., 2001, 50) a partire da “l’idea fondante che per comprendere il comportamento fossenecessario spostare il centro d’interesse dall’individuo alla relazione e ai contesti comunicativi” (ibidem, 48). Questo modello fissa alcuni principi della comunicazione.

Il primo assioma riguarda l’impossibilità di non comunicare. “In altre parole, non esiste un qualcosa che sia un non comportamento o, per dirla anche più semplicemente, non è possibile nonavere un comportamento. Ora, se si accetta che l’intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro. Dovrebbe essere ben chiaro che il semplice fatto che non si parli o che non ci si presti attenzione reciproca non costituisce eccezione a quanto è stato appena asserito” (Watzlawick et al., 1971, 41).

Quindi la prima elementare considerazione della comunicazione in un contesto interattivo è che non è possibile non attuarla, risulta quindi impossibile non comunicare agli altri le nostre impressioni, sensazioni ed emozioni. Il secondo assioma riguarda i livelli comunicativi di contenuto e di relazione. La comunicazione umana prevede un aspetto di notizia che “trasmette informazione ed è quindi sinonimo nella comunicazione umana del contenuto del messaggio. Questo può riguardare qualunque cosa comunicabile senza tener conto se l’informazione particolare sia vera o falsa, valida, non valida, indicibile” (ibidem, 45). La comunicazione umana contiene anche un aspetto di comando che “si riferisce al tipo di messaggio che deve essere assunto e perciò, in definitiva, alla relazione tra i comunicanti” (ibidem).

E’ indispensabile aggiungere che il secondo aspetto (relazione) è metacomunicazione e pertanto classifica il primo (contenuto). Il terzo assioma riguarda una caratteristica del processo di comunicazione definita punteggiatura, dove il divenire dell’interazione ha un proprio fluire, accentua i passaggi oppure rispetta delle pause. “E’ anche vero però che in una lunga sequenza di scambio, gli organismi coinvolti – soprattutto se si tratta di persone – in effetti punteggeranno la sequenza in modo che sembrerà che l’uno o l’altro abbia iniziativa, ascendente, che si trovi in posizione di dipendenza e così via” (ibidem, 49). Significativo è l’esempio paradossale del topo “Ho addestrato ilmio sperimentatore.

Ogni volta che premo la leva mi dà da mangiare” (ibidem, 48) che rifiuta di accettare la sequenza della punteggiatura che lo sperimentatore desidera imporgli, o ancora del marito che si chiude in sé stesso perché la moglie brontola e della moglie che brontola perché il marito è chiuso in sé stesso. “Anche i rapporti internazionali presentano numerosi modelli di interazione che hanno più di un’analogia con quello appena descritto; si veda, ad es.,l’analisi della corsa agli armamenti di C.E.M. Joad: …se, come dicono, il modo migliore per preservare la pace è quello di preparare la guerra, non è affatto chiaro perché tutte le nazionidovrebbero considerare gli armamenti delle altre nazioni una minaccia per la pace.

E tuttavia è proprio questa la loro interpretazione e di conseguenza sono stimolate a incrementare i propri armamenti per superare quelli da cui suppongono di essere minacciate… Questa corsa agli armamenti, che è stata provocata dalla nazione A (i cui armamenti sarebbero solo difensivi) vieneconsiderata dalla nazione A una minaccia e diventa un pretesto per accumulare altri armamenti anche più potenti per difendersi dalla minaccia. Ma questi armamenti più potenti sono a loro volta interpretati come una minaccia dalle nazioni vicine e così via …(79, p. 69)” (ibidem, 51). In particolare questo terzo assioma evidenzia come la natura della relazione tra i partners comunicanti dipenda dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione e dai modelli di interazione assunti. Il quarto assioma tratta la comunicazione numerica e analogica, in particolare specifica la natura di questi aspetti.

Gli aspetti numerici riguardano le parole e la sintassi utilizzata percomporre le frasi, mentre gli aspetti analogici sono collegati alla semantica. “Cosa è dunque la comunicazione analogica? La risposta è abbastanza semplice: praticamente è ogni comunicazione non verbale. Che però è un termine ingannevole perché spesso ne limita l’uso al solo movimento del corpo, al comportamento noto come cinesica.

A nostro parere invece il termine deve includere le posizioni del corpo, i gesti, l’espressione del viso, le inflessioni della voce, la sequenza il ritmo e la cadenza delle stesse parole, e ogni altra espressione non verbale di cui l’organismo sia capace, come pure i segni di comunicazione immancabilmente presenti in ogni contesto in cui ha luogo una interazione.” (ibidem, 55). Ricordando quanto visto in riferimento ai livelli comunicativi di contenuto e di relazione espressi con il secondo assioma, è lecito dedurre che il livello di contenuto è meglio trasmissibile attraverso un modulo numerico mentre la trasmissione del livello di relazione sarà trasferibile preferibilmente attraverso modalità collegate al modulo analogico. “Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica ma non ha alcuna sintassi adeguata per definire in un modo chenon sia ambiguo la natura delle relazioni” (ibidem, 59).

Il quinto assioma riguarda le forme di interazione complementare e simmetrica. Queste forme di interazione stabiliscono il rapporto che si instaura tra i comunicatori. La prima forma considerata è la comunicazione complementare dove un partner è in posizione superiore, primaria o one-up, e l’altro in posizione inferiore, secondaria o one-down. “Questi termini sono di grande utilità finchè non vengono equiparati a “buono” o “cattivo”, “forte” o “debole”. Le idiosincrasie dello stile di relazione di una particolare diade possono costituire una relazione complementare, ma può anche essere il contesto sociale e culturale a stabilire relazioni di questo tipo (si vedano ad es. i rapporti madre-figlio, medico-paziente, o insegnante-allievo). In entrambi i casi ci preme sottolineare la natura interdipendente della relazione, in cui comportamenti dissimili, ma che sono adattati ai rispettivi ruoli, si richiamano a vicenda. Un partner non impone all’altro una relazione complementare, ma piuttosto ciascuno si comporta in un modoche presuppone il comportamento dell’altro, mentre al tempo stesso gliene fornisce le ragioni:sono quindi sempre calzanti le definizioni che essi danno della relazione” (ibidem, 61).

La seconda forma è la comunicazione simmetrica che si basa sull’uguaglianza derivante dal reciproco rispecchiamento dei ruoli. “Abbiamo già accennato che in una relazione simmetrica è sempre presente il pericolo della competitività. Si può osservare, sia negli individui che nelle nazioni, che l’uguaglianza sembra rassicurare se si riesce ad essere un po’ più “uguali” degli altri, per usare una espressione famosa di Orwell” (ibidem, 99). Vi è da aggiungere che “In una relazione simmetrica sana i partner sono in grado di accettarsi a vicenda “come sono”, il che li porta alla fiducia e al rispetto reciproci ed equivale a una conferma dei rispettivi Sé davvero realistica.

Quando i partner di una relazione simmetrica arrivano alla rottura, di solito si osserva che l’altro rifiuta piuttosto che disconfermare il Sé dell’altro” (ibidem, 100). Il modello della pragmatica della comunicazione umana propone inoltre la suggestiva teoria del doppio legame o “double-bind” che si può manifestare soltanto quando i partner stabiliscono una interazione rigidamente complementare e se chi si trova in posizione one-down subisce una dipendenza istituzionalizzata e quindi non ha la possibilità di abbandonare il contesto. Il doppio legame porta perlomeno all’assenza di creatività e disponibilità al rischio, e nei casi peggiori alla schizofrenia, ed e tipico di molte sottoculture aziendali o ambienti familiari. “Una persona in una situazione di doppio legame è quindi probabile che si trovi punita (o almeno che le si faccia provare un senso di colpa) per avere avuto percezioni corrette, e che vengadefinita “cattiva” o “folle” per avere insinuato che esiste una discrepanza tra ciò che vede eciò che “dovrebbe” vedere” (ibidem, 209).

Tutti noi siamo esposti ai doppi legami, quindi si tratta di una modalità di comunicazione riscontrabile anche nei rapporti normali, in particolare in ambienti dove sono presenti strutture di autorità, e dove il più debole non riesce a decodificare i messaggi mentre chi si trova in posizione one-up conserva autorità e potere”.

Bibliografia CANTONI L. – DI BLAS N., Teoria e pratiche della Comunicazione, Apogeo, Milano, 2002. CAVALERI P., LOMBARDO G., La comunicazione come competenza strategica, Sciascia editore, Caltanissetta, Roma, 2001. GALLINO L., Dizionario di Sociologia, UTET, Torino, 1983. FRANTA H., SALONIA G., Comunicazione interpersonale, LAS, Roma, 1981. WATZLAWICK P., BEAVIN H.J., JACKSON D.D., La pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio,Roma, 1971.

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