se ciò che diverte resta...extra-curricolare

   

se ciò che diverte resta...extra-curricolare

 

 

            perde irrimediabilmente la sua determinante efficacia per l'apprendimento.

Sembra universalmente riconosciuto e accettato per ognuno di noi e per ogni fascia d'età che divertendosi si apprenda meglio. Appunto! Sembra. La realtà frequentemente ci si presenta  ben diversa: quando l'adulto vuole mostrarsi serio e responsabile assume lo status di chi porta con fierezza o sopportazione, a seconda dei casi, il proprio impegno e i giovani, persino i bambini assorbono, più o meno inconsapevolmente, questo atteggiamento che definirei serioso/omologato più che serio, anche loro mostrano di accostare impegno e responsabilità ad intransigenza e assenza di divertimento, proprio come se divertirsi dunque equivalga a disimpegno, deresponsabilizzazione, svago, distrazione, insomma mancanza di volontà ad agire coerentemente a obiettivi prefissati.

 

Naturalmente, aver compreso questa valutazione, non impedisce loro di abbandonarsi allo svago e al disimpegno, che dunque interpretano come una sfida verso gli adulti, uno strumento per sottrarsi alla loro sudditanza e alle regole del loro mondo.

            Certamente molte sono le radici individuali e collettive di un simile atteggiamento, ma volendone scegliere una in particolare mi soffermerei su quanto con estrema naturalezza accade in quasi tutte le famiglie e in quasi tutte le classi di ogni ordine e grado della nostra scuola a proposito del rapporto con lo studio, l'accettazione e l'applicazione di norme condivise e rispettose di sé e degli altri.

            A scuola, spesso anche il docente più volenteroso e animato da buone intenzioni, per creare un accogliente clima della classe dedica lezioni intere ad esercizi e attività gradevoli e creative, poi...poi ad un certo momento, quando crede che i giovani si siano divertiti abbastanza, si fa serio e introduce lezioni come dire "ingessate" nelle quali come per magìa il rapporto asimmetrico tra  docente e alunno conduce dritti alla lezione frontale e ad un'ansia collettiva per l'interrogazione, la prova di verifica, la valutazione.

            A casa, di fronte alle rimostranze del figlio che non si spiega questo mutamento repentino, da precedenti giorni beati trascorsi con scadenze negoziabili e ri-negoziabili a lavorare in gruppo in classe potendo contare sui suggerimenti del docente ad una situazione in cui si ritrova solo a render conto di quanto c'era da apprendere e di quanto ha appreso, i genitori amplificano a dismisura una totale chiusura di fronte a quelli che vengono definiti diritti accampati e non meritati: "Ti sei divertito, figlio mio, ed ora sconti. Avresti dovuto pensarci prima. Lo studio, come ogni cosa nella vita, richiede serio impegno e..."

            Meglio interrompere il genitore: il discorso sta deviando verso uno di quegli interventi/predica che raramente, assai raramente, hanno una giusta motivazione e osserviamo il "fenomeno". Si tratta, in definitiva, di una svista ragguardevole dell'adulto educatore che è restato ancorato ad una assioma (per definizione immodificabile): ciò che mi diverte, ciò che compio senza sforzo e con piacere è, ancora oggi come nel secolo scorso, a scuola come nella vita, ...extra, extravagante, extracurricolare.

            È un'eccezione, un extra appunto, estraneo alla vera applicazione, all'autentico impegno.

Come e quando potremo vedere gli occhi accesi di curiosità per la conoscenza, il sorriso sul volto di quei giovani a cui, al di là di qualche coreografia passeggera, di fatto insegniamo, lasciando un segno profondo nella loro anima, che ciò che ha valore e merita premio si accompagna alla fatica, al sudore, è affaticarsi, è stancarsi?

            Eppure basterebbe riflettere su quale serio contributo potrebbe dare alla crescita armonica e autentica delle giovani generazioni  intendere lo stesso divertimento come impegno attivo e scrupoloso, come l'apprendimento può essere un impegno piacevole, quando è scelto e non subìto.

Non è forse vero che persino il divertimento, se imposto, diventa noia?

Riusciamo ad immaginare quale grande contributo potrebbero offrire le cosìddette "gite d'istruzione" delle classi se fossero considerate parte integrante, esattamente curricolare di come si vive insieme ai coetanei e agli adulti in  un  ambiente altro dall'aula, per leggere e interpretare libri né cartacei né digitali, bensì naturali e lontano dalla famiglia? In realtà, le visite d'istruzione continuano ad essere considerate per primi dagli adulti -genitori e docenti, nonché dirigenti- un'evasione, esperienza altra dalla didattica, dal fare scuola, ed è proprio per questo che nell'interpretazione dei ragazzi accendono fantasie di maldestri tentativi di provare le prime trasgressioni, il fuori orario, il mancato rispetto delle norme o ennesima occasione per mantenere le ormai consuete abitudini di isolamento, pur stando con gli altri, ognuno chiuso nel proprio mondo virtuale, ancorato a strumenti mediatici di ultima generazione.

            Non c'è limite alla creatività quando il clima è di collaborazione e al soggetto attivo (che abbia  sei, dieci o diciotto anni) lasciamo l'opportunità di agire e di esprimersi, di collaborare, dall'organizzare/interpretare un gita, alla rappresentazione teatrale, all'analisi di cartoni animati, film, alle attività pomeridiane a scuola o in palestra. Pensiamo all'apprendimento cooperativo, al tutoraggio tra pari, all'autovalutazione, al docente che partecipa ad attività di ricerca-azione, a lezioni tenute a turno dagli alunni su tematiche richieste e previste dalla programmazione, dunque con regole certe condivise e rispettate.

Anche in famiglia, tra genitori e figli è questo stesso clima operoso che può intervenire a smussare le difficoltà degli inevitabili solchi generazionali. La creatività collaborativa del soggetto attivo figlio/studente può alleggerire il ruolo dell'educatore.

            In famiglia e a scuola, tutto, dall'ambito cognitivo a quello emozionale, dal comportamento ai valori degli adulti, ogni giorno, in ogni momento è messaggio educativo o diseducativo, impossibile premere neppure per un istante il pulsante off, semplicemente... non previsto.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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