interpretare sembra facile...

interpretare sembra facile...

 

            ...ed è proprio per questo che la nostra interpretazione si frappone con naturalezza e immediatezza tra noi e la realtà, sostituendosi ad essa, rendendola altro e dunque, di fatto, negandola. Ne abbiamo chiara percezione? Solo raramente e in genere quando è l'interpretazione stessa che ce ne siamo data, più che la realtà, a crearci una qualche forma di disagio.

             È sempre più diffuso considerare l'atto dell'interpretare come sinonimo di leggere, vedere, osservare, analizzare, riferire, spiegare, ecc..., ma è certo che in questa opera di semplificazione trascuriamo un particolare essenziale: la soggettività. Se consideriamo brevemente e non certo con propositi dotti, bensì solo per chiarezza, la radice etimologica di interprete, interpretazione, interpretare ne scopriamo immediatamente il significato assai complesso/ambiguo che va dall' esegesi ermeneutica, all'atto d'interpretare qualcosa di oscuro o di dubbio, all'esplicazione, decifrazione, decodifica, fino al fraintendimento e al travisamento.

[si veda Treccani: dal lat. interpretatio -onis, in http://www.treccani.it/vocabolario/interpretazione].

L'ambiguità tra decifrare e travisare è insita nella radice di interprete, lemma da cui gli altri derivano: voce dotta dal latino interpretem = inter (fra) pretium (prezzo) = mediatore, sensale. Non c'è dubbio che il ruolo del mediatore necessiti di molteplici azioni, dal presentare, rappresentare, all'intendere e spiegare, all'attribuire un particolare significato, fino all'intuire propositi, intenzioni, il che, è evidente, è ben più, direi ben altro, dall'asettico-obiettivo presentare e spiegare.

 

            Tutte queste complesse operazioni ci appartengono e si attivano in noi nel momento in cui siamo di fronte ad una situazione, ad un evento, nel momento in cui ascoltiamo il parere del nostro interlocutore. Un chiaro, inequivocabile segno di quanto sia oleata e allenata questa nostra propensione a confondere conoscere e interpretare fino a sovrapporre le due azioni come fossero un tutt'uno, è il nostro "dialogo interno" che in una frazione di secondo ci riporta le nostre opinioni, il nostro personalissimo punto di vista, le nostre allertate emotività, persino i nostri pre-giudizi come elementi con cui decodificare la realtà e così su di loro costruiamo la nostra rappresentazione, con la pretesa che sia ...obiettiva. Se ignoriamo quanto soggettivamente stiamo elaborando la nostra conoscenza, ricacciando quel dialogo interiore nel rumore di fondo che vogliamo tenere lontano da noi, otteniamo certamente di eliminare o quasi ogni dubbio, ma ad un alto prezzo, quello di aumentare a dismisura  il rischio di dare certezza a ciò che certo non è. Ogni relazione interpersonale e persino quella intrapersonale soffre per ogni occasione persa di vedere con altri occhi ciò che abbiamo di fronte e se è certo che acquisirne consapevolezza non significa superare e risolvere il problema, è altrettanto certo che ri-conoscerlo è un buon inizio per ri-valutare sia la decodifica sia l'interpretazione di cui ci assumeremo la responsabilità. Ridurre la complessità del reale interpretandone un aspetto o solo pochi dei tanti che la compongono è possibile ma resta impresa difficile che richiede tante abilità come quella di discernere nell'interlocutore la volontà di offrire di sé un'immagine filtrata, volutamente... deformata

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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